lunedì 27 aprile 2015

L’INCREDIBILE LIBRO CHE RICOMINCIA 39 VOLTE

Nelle recensioni talvolta si fanno promesse irrealizzabili: “Questo libro vi commuoverà”, “Un romanzo in grado di sorprenderci e farci riflettere”, “Un thriller che vi terrà incollati alla pagina”... Sono supposizioni in forma di assicurazioni, ipotesi nella maggior parte delle volte destinate a non corrispondere alle aspettative del lettore.
Nel caso del libro di cui sto per parlarvi posso invece scrivere senza tema di smentita che si tratterà di uno dei romanzi più originali che vi capiterà di leggere. E non intendo quest’anno: intendo nella vita.
Si intitola “Io, la Divina”, l’autore è Rabih Alameddine (editore Bompiani, nella traduzione di Licia Vighi). 
Da anni ne attendevo la pubblicazione in Italia. L’avevo letto ai tempi della sua uscita americana e mi era parso innovativo in maniera spettacolare, al punto da citarlo quasi in ogni lezione di scrittura creativa che abbia tenuto, sebbene si trattasse di un riferimento inutile perché ancora non disponibile nel nostro paese. Era tuttavia un riferimento imprescindibile, dovevo accennarvi.
“Io, la Divina” racconta la vita di Sarah Nour el-din, nata a Beirut, in Libano, e trasferitasi negli Stati Uniti mentre nel suo paese infuriava la guerra. Sarah ha una vita piena di eventi e di relazioni (due ex-mariti, svariati amanti, un figlio, diverse sorelle - una delle quali sarà vittima di una insensata tragedia, un’altra che svelerà gravi turbe psichiche), è divisa fra due culture, scoprirà in età matura di avere talento artistico, affronta il carico di felicità e dolori che una vita intensa può regalare. Ma non è nella trama che sta la grandezza di questo testo. La sua originalità estrema, la sua unicità, è svelata dal sottotitolo (presente nell’edizione USA e un po’ inspiegabilmente assente in traduzione): “Un romanzo in capitoli primi”.
Che cosa significa?
Significa che il libro a ogni capitolo ricomincia da capo. Non nel senso che racconta di nuovo la stesse cose, ma che ogni volta si apre in maniera differente. 
Vi siete mai chiesti in quanti modi possa cominciare una storia? Questo libro ne è un campionario perfetto: un romanzo può iniziare dall’infanzia del protagonista, dal momento più cruciale della sua vicenda, dalla fine per procedere a ritroso; può aprirsi con un flashback; può avere il tono della commedia, del racconto morale, dell’autobiografia; può essere narrato in prima persona, in terza; al tempo presente, al passato remoto; può essere in forma epistolare; può essere raccontato dal punto di vista del protagonista o da quello dei personaggi che gli stanno vicino; può avere un prologo; può aprirsi con un lungo, capitolo descrittivo; può aprirsi con un capitolo breve e fulminante... 
L’idea che sta alla base del libro è che sia Sarah stessa a cercare di raccontare la propria storia e questa sia la raccolta di tutti i suoi tentativi (alcuni capitoli si limitano a poche righe lasciate in sospeso, come strade abbandonate in partenza; due sono scritti in francese, forse perché raccontarsi in un’altra lingua permette di ottenere un maggiore distacco emotivo).
 Alameddine riesce dunque a restituirci la vita della sua protagonista attraverso decine di frammenti (tanti capitoli primi come incipit di altrettanti possibili romanzi), che accostati fra loro ci danno un quadro più che esaustivo della vicenda, senza che questa venga mai raccontata in maniera lineare. Tocca al lettore tracciare l’arco narrativo: ogni volta  ricomincia il romanzo e ogni volta è in possesso di elementi maggiori per comprenderne l’intera trama. 
Non vi spaventi l’aspetto sperimentale del testo: Alameddine è un grande narratore e, superata la sorpresa iniziale, “Io, la Divina” si rivela un romanzo appassionante, sorretto da una scrittura elegante e di grande intensità, in grado di ripagare ampiamente da ogni possibile disorientamento provocato dalla vertiginosa struttura del libro.
Cito un paio di passi, per dare un assaggio della sua prosa:

“Il conte Leo Nikolajevich Tolstoi mentì. Non so se le famiglie felici si assomigliano tutte quante, così come non conosco nessuna famiglia contenta. Tuttavia, durante la guerra in Libano, tutte le famiglie infelici non erano infelici in modo diverso. Soffrivano perché almeno un componente della famiglia era stato ucciso. Non importava il motivo per cui prima una famiglia era infelice; la morte diventò il motivo principale.
Per la nostra famiglia, fu la morte di Rana”.

“Ci può essere un qui? No. Ogni volta che è a Beirut, la sua casa è New York. Ogni volta che è a New York, la sua casa è Beirut. La sua casa non è mai dove lei è, ma dove non è”.

Un romanzo che è un piacere per la lettura e che al contempo è una magistrale lezione di scrittura creativa. 




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