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mercoledì 15 novembre 2017

DOMENICA SUPERSONICA

Questa domenica, 19 novembre, come un supereroe parteciperò a tre incontri letterari in due città diverse. 
Si comincia domenica mattina alla Colazione con l'autore al festival Scrittorincittà di Cuneo, dove presenterò "Maria accanto". Nel pomeriggio, a Milano, per la rassegna Bookcity, alle 16.30 intervisterò l'amico Peter Cameron sulle sue passioni (letterarie e non) e alle 20, insieme a Jacopo Cirillo, Marco Rossari e Gianmario Pilo, anticiperò qualcosa sul libro di Yoko Ono che sto scrivendo in un appuntamento dedicato alla collana "Incendi" dell'editore ADD.
Ci vediamo (tre volte) lì. 


Ecco i dettagli:




CUNEO - Festival "Scrittorincittà"



Ore 9

Presentazione di "Maria accanto"
Con Raffaele Riba
"Book & Breakfast"
Open Baladin
piazza Foro Boario


MILANO - "BookCity"



Ore 16.30

"Un giorno queste passioni ti saranno utili"
Dialogo con Peter Cameron
Auditorium
Mudec - Museo delle culture
via Tortona, 56


Ore 20

"Incendi. La passione per la musica"
Con Jacopo Cirilli, Marco Rossari e Gianmario Pilo
Teatro Dal Verme
via Giovanni sul muro, 2










giovedì 5 ottobre 2017

MARIA ACCANTO (Autunno tour) - DATE OTTOBRE

Tre nuovi appuntamenti per ottobre!

Sabato 7 ottobre
PADOVA
Ore 17
Tralaltro Arcigay
Corso Garibaldi, 41

Martedì 10 0ttobre
IVREA
Ore 19
Chiesa San Gaudenzio (!)


Lunedì 16 ottobre
SCALO MILANO
Ore 18
Libreria RED Feltrinelli

Locate Triulzi (Mi)




domenica 10 settembre 2017

MARIA IN VIAGGIO - Tour autunnale




Dopo la pausa estiva ricominciano le presentazioni di "Maria accanto". Ecco le prime date confermate (altre in arrivo).


15 settembre - ore 21
TORINO
Liberia Trebisonda - via sant’Anselmo, 22
con Angelo Acerbi e Giorgio Ghibaudo

20 settembre - ore 20
MILANO 
Secret gig (Info in privato)

23 settembre - ore 17
PIACENZA
Festival “Il libro giusto”
Borgo Faxhall - piazzale Marconi, 37
con Marco Bosonetto

26 settembre - ore 21
TORTONA
Liberia Namasté - via Sarina, 33

30 settembre - ore 18
LONDRA
The Italian bookshop - 123, Gloucester road
con Marco Mancassola

10 ottobre - ore 19
IVREA
(incontro a cura della Galleria del libro) 

martedì 6 giugno 2017

I PROSSIMI INCONTRI

Alcuni nuovi appuntamenti questa settimana. 

In occasione del Pavia Pride mercoledì 7 giugno alle ore 18 in Aula Scarpa all'Università di Pavia presenterò "Generations of love - Extensions". In pratica torno nei luoghi dove il libro è ambientato. :-)

Giovedì e venerdì sarò a Palermo in occasione del festival "Una marina di libri". 
Giovedì 8 alle 19 presenterò il romanzo "Maria accanto" alla Serra Carolina, con Alessio Cuffaro e Filippa Dolce. 
Venerdì 9 alle 12 alla Sala Lanza terrò la lezione "Esordienti: errori da non fare" alla Sala Lanza. 

Sabato e domenica sarò invece a Urbino per il festival "Le città del libro".
Sabato 10 alle ore 20 sarò al caffè del Sole per la lezione "Esordienti". 
Domenica 11 alle ore 10 nel cortile del Colleggio Raffaele per presentare "Maria accanto" con Roberto Danese.

Vi ricordo che l'incontro sugli esordienti è è una vera lezione, ma dal taglio ironico e aperta a tutti, perché oltre a dare consigli pratici agli scrittori in erba leggerò anche le mail deliranti che mi hanno mandato nel corso degli anni. 

Vi aspetto!


venerdì 12 maggio 2017

MARIA ACCANTO A TE!


Ecco l’elenco completo delle prime apparizioni di “Maria accanto” previste per maggio (mese mariano per eccellenza).



18 maggio, ore 19 - Libreria VERSO (Milano) Corso di porta Ticinese 40 - con Federico Baccomo

21 maggio ore 13.30 - Salone del libro (Torino) Caffè Letterario - con Mara Maionchi

24 maggio ore 19 - IGOR (Bologna) via Santa Croce, 10 - con il collettivo Libertango

26 maggio  ore 21- KINO (Roma) via Perugia, 34 (Pigneto) - con Ivan Cotroneo

27 maggio - ore 17 Festival CUBO (Ronciglione - VT) - Chiesa della provvidenza - Borgo di sotto


28 maggio ore 11 - IBS-LIBRACCIO (Mantova) via Verdi, 50 - Rassegna “Colazione con l’autore”

lunedì 28 novembre 2016

GENERATIONS OF TOUR

Questa settimana sarò in giro a presentare la nuova edizione di “Generations of love - extensions”. 
Tre date, venite a trovarmi.

TORINO

Martedì 29, ore 21
Libreria Trebisonda
via Sant’Anselmo, 22

ROMA

Venerdì 2, ore 19
con Antonella Lattanzi
Giufà
via degli Aurunci, 38 (San Lorenzo)

BOLOGNA

Sabato 3, ore 18.30
Libreria IGOR
via Santa Croce, 10




mercoledì 16 novembre 2016

3 APPUNTAMENTI A BOOKCITY

Faccio parte anch’io del fittissimo programma della manifestazione “Bookcity” che si svolgerà a Milano questo weekend, tra incontri ufficiali ed eventi off. I tre incontri che mi riguardano sono la presentazione di “Generations - Extensions”, con il fantastico Fabio Genovesi a condurre l’incontro, la presentazione della collana “Incendi” (con qualche anteprima del libro su Yoko Ono) e il reading di una delle Extensions durante la mega festa di sabato sera. L’offerta è ricca. Venghino, siori, venghino!   

Venerdì 18

Ore 19

Presentazione “Generations of love - Extensions”
con Fabio Genovesi

@ Libreria Verso 
Corso di porta Ticinese 40


Sabato 19

Ore 16.30

“Insegnare le passioni”
Presentazione collana INCENDI (Add editore)

@ MUDEC (Auditorium)
via Tortona 56 


Ore 22

Reading / BOOK PARTY
Insieme a: Paolo Cognetti, Giorgio Fontana, Gianni Miraglia, Vanni Santoni, Chiara Moscardelli, Marco Rossari, Gianluca Favetto, Lorenza Gentile

@ BASE Milano

via Bergognone 34



venerdì 11 novembre 2016

GENERATIONS - IL RITORNO

Era da tempo che speravo di pubblicare un post di questo tipo e finalmente posso farlo.
Ho due novità fondamentali da comunicare. 

La prima è che, dopo almeno quattro anni di assenza dalle librerie, il 17 novembre torna disponibile “Generations of love”. In molti mi hanno scritto in questi anni chiedendomi notizie di una ristampa, a volte con toni quasi supplichevoli. Un amico mi ha fatto notare che su internet vendevano copie usate a prezzi assurdi tipo mille euro, che ovviamente e grazie al cielo nessuno si è sognato di sborsare (per quella cifra vengo io direttamente a casa vostra e ve lo declamo a voce, nel caso). 
Viene pubblicato da Fandango e non sarà una semplice ristampa, ma un’edizione arricchita. Oltre al romanzo conterrà una serie di racconti a carattere autobiografico nei quali ricompaiono i personaggi del libro, quasi cento pagine in più di storie parallele che si svolgono durante o dopo il periodo raccontato nel romanzo. Non si tratta di un sequel ma di una sorta di ampliamento. Fate conto tipo i materiali extra dei dvd. Per questo motivo il volume si intitolerà “Generations of love - Extensions”. Non “Extended” ma “Extensions” come quelle dei capelli, perché l’effetto vuole essere quello, di ampliare ed estendere le storie per dare al tutto un effetto più voluminoso. Sono figlio di parrucchiera e certe influenze, come vedete, continuano a farsi sentire.   

La seconda novità è che questa uscita segna un po’ il mio ritorno sulla scena letteraria: infatti in tarda primavera, sempre per Fandango, uscirà il mio nuovo romanzo. Non voglio anticipare troppo, dico solo sarà un libro parecchio pop. E come se non bastasse entro la fine del 2017 pubblicherò un terzo libro, questa volta sarà un saggio, dedicato alla mia passione per una delle icone più detestate della terra, la sublime Yoko Ono. 
Insomma, sono stato zitto per parecchio tempo, ma sono pronto a recuperare.

Intanto per “Generations of love - Extensions” sono previste alcune presentazioni. Le prime in programma sono:
Venerdì 18 novembre alle ore 19 alla libreria Verso di Milano, con lo scrittore Fabio Genovesi.
Martedì 29 novembre alle 21 alla libreria Trebisonda di Torino.
Sabato 3 dicembre alle 18.30 alla libreria Igor di Bologna.
Ovviamente vi aspetto tutti.


Ecco la copertina della nuova edizione. Che ne dite? Vi piace?


lunedì 2 novembre 2015

LA PAROLA AI LIBRAI: 13 - DANILO DAJELLI (MILANO)



Cosa ti ha spinto ad aprire una libreria?
Forse ci sono delle cose che ti appartengono e basta. Non è (solo) questione di sogni, ma di mestieri, vocazioni che abbiamo da sempre e che ognuno di noi ha il dovere di trovare per vivere bene. Io, ad un certo punto, non ho avuto dubbi su quello che volevo fare: volevo aprire una libreria. Non solo fare il libraio, ma costruirne, progettarne una mia, pensata e studiata come io immaginavo dovesse essere. Meglio: sapevo che prima dovevo imparare a fare il libraio, poi avrei potuto farlo a modo mio. E quello di Gogol and Company è stato un progetto che è andato avanti per anni prima che potessi vederlo concretizzarsi: un continuo scambio di idee con mia moglie, con amici, con persone di cui mi fido e che hanno visioni del mondo intelligenti, aperte, spesso diverse dalle mie, senza il cui contributo comunque oggi questo posto non sarebbe quello che è.

Come pensi sia cambiato il lavoro del libraio negli ultimi 10 anni?
Penso sia radicalmente cambiato. Oggi il libraio dev'essere soprattutto imprenditore. E questo non significa rinunciare alla figura sociale e culturale che fare questo lavoro implica, ma arricchirla.
Gli spazi in cui è possibile acquistare un libro si sono moltiplicati, diversificati ed espansi, così come sono cambiate le modalità e i supporti di lettura. Se pensi che ci sono distributori di libri nelle stazioni dei treni e che online gli utenti scaricano i libri (più o meno legalmente), per fare un paio di esempi, è evidente quanto il libro abbia radicalmente modificato le proprie forme di diffusione. La libreria, come è stata intesa negli ultimi vent'anni almeno, non esiste più. Come tantissimi altri spazi che hanno caratterizzato la vita sociale italiana negli ultimi decenni.
Ricordo con piacere il commento di un importante antropologo italiano che venne a visitare il nostro spazio a circa un anno dall'apertura. Disse che gli ricordava un'osteria per come la gente si muoveva e si parlava. Qui ci si incontra senza appuntamento, è un luogo in cui vale il termine “passare del tempo” nella sua accezione più ampia, dove puoi rimanere a sfogliare libri seduto su una poltrona, ma anche lavorare con il computer bevendo caffè americano, o trovare qualcuno con cui passare del tempo, conoscersi, scambiare idee e certe volte ritrovarsi. La libreria deve tornare a essere luogo d'incontro, di dibattito, spazio per fermarsi e per vivere esperienze che, nel nostro caso, sono sia letterarie che enogastronomiche. 


So che è impossibile, ma se dovessi identificare un tuo cliente standard più o meno come lo descriveresti?
Non mi è difficile rispondere perché abbiamo lavorato a lungo per fare in modo che il nostro cliente tipo fosse piuttosto giovane, tecnologico, attento non solo e non tanto ai fenomeni mainstream quanto più alle dinamiche underground. Una persona che frequenta questo spazio e che riesce a riconoscere con immediatezza quelli che sono i percorsi che esso offre: legati al mondo dei libri, della letteratura, all'arte, ma anche alle degustazioni di prodotti, o alle attività creative, alle serate musicali o di intrattenimento di vario genere. Una persona però che ci segua anche sul web, che comunichi con noi su tutti i canali possibili, che ci aiuti ad arrivare ad ancora più persone.
A fianco di quello che per noi rappresenta il cliente ideale, c'è un'altra tipologia di cliente importantissimo ed è l'abitante di questo quartiere. Il nostro è uno spazio che si è sempre proposto come presidio e riferimento, del quartiere in primis, poi del resto della città. 
Quello che però, secondo me, fa davvero tornare in questo posto, quello che – con lo stesso meccanismo - fa in modo che io torni in un posto che mi piace, è l'attenzione che ognuna delle persone che lavora qui dentro dedica a ogni cliente. Riconoscere, chiamare per nome, ricordare i gusti letterari di un lettore. Tutti piccoli accorgimenti che permettono di sentirsi accolti, guardati, ricordati,  in un'atmosfera che ha quantomeno le potenzialità per diventare familiare.

Qual è la soddisfazione maggiore che ti da il tuo lavoro?
Mi piace riconoscere ma anche essere riconosciuto. Quando passeggio per il quartiere e mi confronto con il panettiere, il fruttivendolo o il parcheggiatore mi piace essere riconosciuto come il libraio. Significa aver lavorato nel modo giusto con le persone del quartiere, aver oltrepassato il mero concetto di “commercio” per diventare “riferimento”. Mi fa sempre sorridere il ricordo del giorno in cui una ragazzina del quartiere è arrivata in lacrime in libreria per chiedere aiuto: il suo cane cucciolo era scappato ed era disperata. Ecco, Giulia che chiede aiuto nello spazio che ogni tanto frequenta, dove era certa avrebbe trovato ascolto e aiuto immediato rende esattamente quello che volevo dire nelle righe sopra.

Cos’è che ti fa davvero cascare le braccia?
La vittimizzazione della figura del libraio, martoriato difensore della cultura; le librerie da salvare per forza perché sono librerie; li libraio che non arriva a fine mese, nonostante metta l'anima nel proprio mestiere. Sono immagini iper-abusate di questi tempi, come il panda in via d'estinzione, no?
La società è cambiata, il commercio anche. È doveroso aggiornarsi e calarsi nel tempo in cui ci troviamo a vivere. Il nostro è un lavoro di costante ricerca, movimento, studio e aggiornamenti, è un lavoro che nasce dal confronto, dall'attenzione al mondo che ci circonda e alle sue evoluzioni. Con l'umiltà di imparare sempre, la volontà di  cambiare, quando necessario.

La cosa più assurda che ti ha chiesto un cliente?
Qual è il mio lavoro, per esempio. O se è possibile sedersi su una delle poltrone sparse nello spazio. O se si possono leggere o sfogliare i libri. Se il cibo proposto è gratis o va pagato. La costellazione di manifestazioni umane in uno spazio come il nostro è infinita e allo stesso tempo curiosa, alle volte insopportabile. Fa parte dei giochi, ammetto che spesso è anche divertente.

Il ricordo più bello della tua esperienza da libraio?
Ricordo con orgoglio quando fui invitato a raccontare l'esperienza di Gogol & Company all'interno della Scuola librai UEM. Dal banco alla cattedra nel giro di qualche anno.  Ci eravamo riusciti, Gogol & Company era diventata una realtà consolidata, adatta ad essere raccontata a chi condivideva la stessa vocazione, un progetto simile, magari presto ancora più evoluto.

Pensi che la presenza della tua libreria apporti un miglioramento al tuo quartiere/ alla tua città? Perché?
Se così non fosse chiuderei immediatamente il nostro spazio. Sono uno di quei milanesi insopportabili che si lamentano di tutto e tutti. D'inverno voglio il caldo e in estate il freddo.
Quando giro per il quartiere dove vivo e lavoro sono pretenzioso, spesso inorridito ma altrettanto spesso entusiasta. Voglio capire, partecipare, consigliare. 
Il nostro spazio ha contribuito molto alla crescita del Giambellino, che peraltro è una zona della città in totale e aperta trasformazione: la novità di Gogol & Company è stata immediatamente percepita dalla comunità come quasi necessaria. 
Prima di noi non c'erano librerie, nella piazza pedonale dove siamo collocati ci sono ancora almeno metà degli spazi commerciali vuoti, invenduti. La sicurezza sulla piazza e sulla strada è data dalle luci degli spazi come il nostro o come la pizzeria che abbiamo di fronte. Luce=presidio.
Vorrei, nella mia città ideale, uno spazio come il nostro in tutti i quartieri, magari aperto 24 ore al giorno, ognuno con una declinazione particolare, figlia del quartiere che lo ospita.
Utopia per ora, nel futuro chi può dirlo... 

Cosa può dare in più una libreria indipendente che i negozi delle grandi catene non possono dare?
Il riconoscimento di cui parlavo prima mi sembra un concetto da non sottovalutare. Nell'epoca dell'iper-edonismo, della virtualità (anche e soprattutto sociale) in cui mostriamo tutti gli aspetti del nostro vivere come istantaee, come post, come banner flashanti, l'essere salutati e ospitati può essere un valore prezioso. Sembra che leggere sia una caratteristica sempre meno pretesa ai colleghi della grande distribuzione. Per consigliare letteratura temo sia imprescindibile leggerne almeno un po'.

Ti capita di contribuire, nel tuo piccolo, al successo di qualche libro?
Quando ci appassioniamo a una lettura cerchiamo di condividerla con l'intera comunità di Gogol & Company. E adesso iniziamo a essere in tanti, nella comunità. Se piace un libro e tutti lo leggono significa venderne centinaia di copie, e mi pare di capire che possano essere numeri interessanti. 
I due esempi più recenti ci parlano di “Benedizione” di Haruf e di “Atti Osceni in luogo privato” di Missiroli come piccoli casi editoriali a casa nostra. Grandi vendite per due titoli non esattamente commerciali.

Cosa ti spinge ad andare avanti in questa attività?
Gogol & Company è una sorta di comunità. Mia figlia legge seduta in un angolo dello spazio, io e mia moglie e tantissimi amici lavoriamo sodo per far vivere il luogo che amiamo, leggiamo libri e beviamo birra. Siamo privilegiati e la mattina quando mi alzo ho voglia di lavorare e cominciare la mia giornata tra i libri.

Gogol and Company
via Savona 101


Milano

mercoledì 7 ottobre 2015

LA PAROLA AI LIBRAI: 12 - BEATRICE DORIGO (TORINO)



Cosa ti ha spinto ad aprire una libreria?
Una buona dose di incoscienza senza dubbio! Credo fosse il mio sogno di bambina, alimentato nel corso degli anni da una famigerata formazione umanistica e il desiderio di passare la mia vita fra i libri, che sono forse l’unica costante che ho sempre avuto.

Come pensi sia cambiato il lavoro del libraio negli ultimi 10 anni?
Da un lato è più facile in tanti risvolti pratici: grazie a Google puoi identificare i libri che ti vengono richiesti da clienti che hanno pochissime informazioni (tipo: ne hanno parlato a Radio Tre la settimana scorsa, parla di un bambino, l’autore è uno psichiatra, forse ha la copertina blu), i programmi gestionali dei magazzini ti consentono di vedere in tempo reale e con un margine d’errore quasi nullo la giacenza del libro, grazie ai social hai più opportunità di dialogo con i clienti. Dall’altra, devi essere sempre più brava ad entrare realmente in contatto con le persone, a spingerle a fidarsi di te e della tua competenza. Devi dare ai lettori un motivo per scegliere te e la tua libreria anziché la grande distribuzione. Devi aggiornarti molto, studiare, organizzare eventi interessanti: comunicare bene chi sei, che cosa fai, e per quali motivi io, lettore, devo uscire di casa e venire a trovare proprio te.

So che è impossibile, ma se dovessi identificare un tuo cliente standard più o meno come lo descriveresti?
Buoni lettori, sia maschi che femmine, mediamente tra i 30 e i 60 anni, che sanno cosa vogliono ma sono disposti ad ascoltare i tuoi consigli, e che curiosano volentieri fra le novità.

Qual è la soddisfazione maggiore che ti da il tuo lavoro?
Potermi avviluppare nella coperta e leggere anziché fare le pulizie di casa perché “È per lavoro”! Ma anche il momento magico in cui qualcuno torna in negozio e ti dice che il libro che hai consigliato era bellissimo: mettersi a parlare dei personaggi e delle situazioni come se fossero vecchi amici in comune. 

Cos’è che ti fa davvero cascare le braccia?
Chi si lamenta della chiusura delle librerie indipendenti con toni da “O tempora, o mores!”, ma poi non ci ha mai comprato un libro. E anche chi fa acquisti solo online e poi si indigna se le librerie non sono disponibili per fare presentazioni dei libri che ha scritto. 

La cosa più assurda che ti ha chiesto un cliente?
Un bastone per le tende. L’ho guardato e gli ho detto “Forse ha sbagliato negozio, questa è una libreria”, e lui, impassibile, mi ha risposto “Ah, e quindi non ce l’avete?”.

Il ricordo più bello della tua esperienza da libraio?
Aver consigliato un libro per una ragazzina che non leggeva niente la cui mamma, lettrice famelica, era disperata. Dopo quel consiglio, la ragazzina ha cominciato a venire in libreria quasi una volta alla settimana, si è appassionata ai libri, ha cambiato approccio verso la lettura. Mi piace pensare di averla aiutata, anche se in maniera indiretta, a “sbloccare” una grande passione.

Pensi che la presenza della tua libreria apporti un miglioramento al tuo quartiere/ alla tua città? Perché?
Le librerie indipendenti di solito hanno un legame molto forte col territorio, e la Gang del Pensiero non fa eccezione. Credo che le librerie siano importanti perché danno al quartiere e alla città un legame molto pratico, molto stretto con la cultura, che, se rimane idea astratta, non serve a nessuno. È uno spazio in cui i genitori e i figli scelgono insieme le storie da leggere, in cui puoi incontrare di persona un autore che ti ha tenuto compagnia con i suoi personaggi, in cui puoi semplicemente rilassarti e perderti per dieci minuti in altri mondi. Questa primavera abbiamo proposto ai nostri clienti di venire a leggere in vetrina per mezz’ora: e tanti di loro ci hanno ringraziati, perché hanno colto l’occasione per rubare del tempo alle incombenze quotidiane e ritagliarsi uno spazio solo per sé. Questo per me è un fatto emblematico di quello che la libreria dovrebbe rappresentare nel territorio. E poi le librerie sono belle: anche questo è qualcosa che si riflette in positivo sulla città!

Cosa può dare in più una libreria indipendente che i negozi delle grandi catene non possono dare?
La libreria indipendente è più personale, assomiglia a chi la crea. Penso che ci siano ottimi librai anche all’interno delle librerie di catena, ma spesso non godono di un ampio margine d’azione. Nella vetrina della libreria indipendente puoi mettere chi vuoi, puoi dare spazio ai piccoli, scegliere titolo per titolo, costruirti un’identità precisa. Puoi scegliere di premiare un libro un po’ sfigato ma che secondo te merita. Fai già una scrematura, anche fra i titoloni di punta che “devi” avere. E di solito, anche per questioni numeriche, riconosci i tuoi clienti, ti ricordi i loro gusti, chiedi notizie dei nipoti, ti prendi il tempo per farci quattro chiacchiere, perché ognuno di loro è – davvero – importante. Credo che le librerie indipendenti siano adatte alle persone curiose, a quelle che amano il contatto umano, e che vogliono scegliere un libraio un po’ come scelgono un amico. Poi secondo me chi ama leggere compra libri dappertutto, perché non sa resistere.

Ti capita di contribuire, nel tuo piccolo, al successo di qualche libro?
Dal 2008 a oggi ho venduto un sacco di copie de “Il Vangelo Secondo Biff”, ma non so se Christopher Moore l’ha mai saputo!

Cosa ti spinge ad andare avanti in questa attività?
Per me è il lavoro più bello del mondo, e forse anche l’unico che so fare davvero bene (spero, in realtà me lo sto dicendo da sola, quindi non so se vale). Non so se è destino che le librerie prima o poi scompaiano, ma spero di no, e più da lettrice che da libraia. È che mi piacciono le persone. E forse i libri sono una scusa per arrivare al cuore delle persone.


LaGang Del Pensiero 
Corso B. Telesio 99

Torino

martedì 6 ottobre 2015

LA PAROLA AI LIBRAI: 11 - EMILIANO LONGOBARDI (SASSARI)


Cosa ti ha spinto ad aprire una libreria?
Ci lavoro ininterrottamente dal 1991, ma in realtà la mia libreria è stata aperta da altri e io ho iniziato a lavorarci come commesso stagionale durante lo scolastico, l'anno stesso in cui mi sono diplomato. Ci lavorava come dipendente anche mia mamma e due anni dopo la prese in gestione mio padre. Prima che mio padre morisse la gestione è passata a me e ho acquistato definitivamente l'attività nel 2005. 

Come pensi sia cambiato il lavoro del libraio negli ultimi 10 anni?
In maniera radicale. Dieci anni fa lo spauracchio erano le grandi superfici e l'incapacità/miopia dei librai riguardo le strategie da adottare per far fronte alle criticità del settore, oltre alla colpevole refrattarietà a ragionare in termini di categoria. Oggi sono le grandi superfici e i grandi store online, oltre al forse tardivo tentativo di ragionare in termini di categoria per affrontare le criticità del settore. Per fortuna, in Sardegna e a Sassari in particolare, abbiamo cominciato a muoverci un po' prima e gli sforzi - per quanto ancora un po' sproporzionati - stanno cominciando a dare qualche buono e ottimo risultato. Mi riferisco in particolare alla collaborazione fattiva che si è instaurata fra quasi tutti i colleghi della mia città, alla volontà concreta di operare su scala regionale con LiSa - Librai Sardi in rete, la prima rete culturale a livello nazionale, ma anche alla positiva esperienza di collaborazione con Lìberos, che riunisce tutti gli attori della filiera del libro (e non solo) e a tutte le forme più o meno strutturate di condivisione di un percorso.

So che è impossibile, ma se dovessi identificare un tuo cliente standard più o meno come lo descriveresti?
L'unica caratteristica standard è l'età mediamente molto giovane. E questo non per smarcarmi dall'incombenza di rispondere, ma perché un esercizio aperto al pubblico - di fatto - non seleziona (né dovrebbe) la propria clientela. Mi piacerebbe che entrasse in libreria solo un certo tipo di cliente? A volte sì, ma poi mi rendo conto che è una cazzata che nasconde goffamente il desiderio inconscio e scemo di lavorare il meno possibile: clienti che sanno quello che vogliono o che accettano qualsiasi consiglio, senza problemi economici, disposti ad aspettare senza problemi se il libro è da ordinare e che non acquistano su Amazon. 

Qual è la soddisfazione maggiore che ti da il tuo lavoro?
Anni fa veniva in libreria un ragazzino ai primi anni delle superiori. Com'era giusto per la sua età, leggeva fumetti parecchio disimpegnati, molti dei quali obiettivamente di cacca. Col tempo, ho provato a suggerirgli dei fumetti in alternativa senza voler stravolgere i suoi gusti, ma solo accompagnarli. Piano piano ho poi provato a proporgli qualche eccezione anche drastica. A volte i miei suggerimenti andavano a buon fine, altre volte - per fortuna pochissime - no. Nel volgere di un paio d'anni le sue letture si sono - con suo piacere - modificate enormemente e per me già quella è stata una bella soddisfazione, ma quando qualche anno dopo che ci eravamo persi di vista - nel frattempo si era trasferito a studiare a Milano - è tornato a farmi visita e mi ha confessato "tu mi hai cambiato la vita"... beh, ti lascio immaginare lo smarrimento e scombussolamento emotivo che può avermi regalato una consapevolezza del genere. Immagino che questo possa contribuire a rispondere alla tua domanda :)

Cos’è che ti fa davvero cascare le braccia?
L'ottusità, la non disponibilità ad ascoltare in combo con la propensione a sovrastare l'altro. E no, non mi sto riferendo ad atteggiamenti genericamente umani, ma alla loro declinazione nel mio ambiente lavorativo e che possono animare tanto chi ho davanti dall'altra parte del bancone quanto chi - come me - fa parte della filiera del libro, siano essi rappresentanti, distributori, editori o - in alcuni casi - anche autori.

La cosa più assurda che ti ha chiesto un cliente?
In quasi venticinque anni dietro al bancone le richieste assurde riempirebbero tomi su tomi. Evito per principio di sottolineare strafalcioni perché non amo l'ironia sull'ignoranza, ma - riallacciandomi in parte alla domanda precedente - trovo letteralmente assurdo dover risolvere problemi che non ho causato io, mi impermalosisce e incarognisce non poco, soprattutto quando dall'altra parte riscontro il totale disinteresse a comprendere la questione. Mi riferisco in particolare a quando un insegnante, pur non potendolo fare, a settembre cambia l'adozione del testo scolastico e - di fatto - mette cliente e libraio uno contro l'altro, quando invece il danno - oltre che un illecito - l'ha commesso lui. 

Il ricordo più bello della tua esperienza da libraio?
Il primo giorno in libreria, il primo giorno in cui mi sono sentito un libraio (dopo essermi sentito per lungo tempo solo uno che lavorava in libreria), il giorno della prima presentazione, ogni giorno in cui qualcuno torna perché si fida di ciò che consiglio - siano romanzi o fumetti - a prescindere dal fatto che quel romanzo o fumetto gli sia piaciuto. E tanti altri che tengo fuori soprattutto per pudore.

Pensi che la presenza della tua libreria apporti un miglioramento al tuo quartiere/ alla tua città? Perché?
Sì. Perché sono convinto che - pur commettendo ogni giorno errori in discreta quantità - so fare il mio lavoro e il mio lavoro - per come lo intendo io - serve non solo a sostentarmi, ma anche a migliorare il mio quartiere e la mia città.

Cosa può dare in più una libreria indipendente che i negozi delle grandi catene non possono dare?
Libreria indipendente e libreria di catena sono categorie commerciali, ma ciò che determina l'anima di quelle categoria è chi ci lavora, il libraio. Il libraio che sa fare il proprio mestiere dà in più a prescindere, non solo a se stesso, non solo alla propria attività, ma anche al contesto sociale e culturale in cui vive e si muove.

Ti capita di contribuire, nel tuo piccolo, al successo di qualche libro?
Successo non lo so, ma esistenza di buoni libri e buona diffusione degli stessi sì. Più di uno scrittore mi manda in manoscritto i propri lavori ed è sempre una straordinaria soddisfazione riscontrare l'utilità che possono avere le mie osservazioni e i miei suggerimenti, a prescindere dal fatto che siano recepiti. Così come è una grande soddisfazione individuare le tante vie che un libro può imboccare una volta che viene suggerito e consigliato a un cliente, avere la riprova che il passaparola continua a essere il modo più bello di far vivere un libro: una delle esperienze più solitarie e individuali che una persona possa vivere, la lettura, si fa socialità, rete, esperienza condivisa.

Cosa ti spinge ad andare avanti in questa attività?
Fare il libraio è ciò che ho scoperto essere ciò che voglio fare davvero insieme a scrivere fumetti, è ciò che ho imparato a fare e che vorrei continuare a imparare a fare soprattutto in un momento in cui pare che possa essere inutile farlo.


Libreria Azuni
Viale Mancini, 15 

Sassari

lunedì 21 settembre 2015

LA PAROLA AI LIBRAI: 3 - AMEDEO BRUCCOLERI (AGRIGENTO)



Cosa ti ha spinto ad aprire una libreria?
La mia grande passione per i libri e per sfidare la mia città. Quando ho aperto la libreria, 11 anni fa, c'erano solo due cartolibrerie.

Come pensi sia cambiato il lavoro del libraio negli ultimi 10 anni?
Tantissimo, le nuove tecnologie (e-book, e-commerce, etc) hanno trasformato quasi radicalmente il rapporto quotidiano con i libri. Se oggi, un libraio non si informa di continuo, rimane tagliato fuori. Devi operare una necessaria selezione di titoli, per evitare che la tua libreria diventi un magazzino di carta.

So che è impossibile, ma se dovessi identificare un tuo cliente standard più o meno come lo descriveresti?
Selettivo, molto colto, ben informato

Qual è la soddisfazione maggiore che ti da il tuo lavoro?Veder ritornare i clienti soddisfatti e felici per aver seguito un tuo consiglio

Cos’è che ti fa davvero cascare le braccia?
L'ignoranza del lettore medio italiano. Ti chiede solo i libri che vede presentare da Fabio Fazio. E l'attuale gestione delle case editrici maggiori, che si concentrano solo sui numeri. 

La cosa più assurda che ti ha chiesto un cliente?
Se poteva portare un libro a casa (chiaramente senza pagarlo) per riportarlo un paio di giorni dopo. Un'altra mi ha chiesto di cambiarle un libro regalatole un anno prima  acquistato in una libreria di Como

Il ricordo più bello della tua esperienza da libraio?
Un bambino di 4 anni, che dopo essere andato via dopo un laboratorio di lettura, è risalito per le scale e ritornato per darmi un bacio e ringraziarmi per il suo pomeriggio. Era felice, per l'iniziativa, almeno quanto lo ero io per la sua sensibilità.

Pensi che la presenza della tua libreria apporti un miglioramento al tuo quartiere/ alla tua città? Perché?
Perché sono da sempre a favore  della diffusione e la libera circolazione della cultura. Non per la sua conservazione. Una libreria diventa il motore portante di questo meccanismo. 


Cosa può dare in più una libreria indipendente che i negozi delle grandi catene non possono dare?
Sull'argomento, potrei scrivere un libro. Evito qualsiasi risposta per evitare di far scoppiare il solito casino inutile sulle differenze fra libraio indipendente e libreria di catena.
   
Ti capita di contribuire, nel tuo piccolo, al successo di qualche libro?
Spesso. Io consiglio quasi sempre libri di piccole case editrici, indipendenti, che leggo con grande attenzione. Non acquisto più best seller da anni

Cosa ti spinge ad andare avanti in questa attività?
Una specie di autolesionismo masochista che mi fa pensare, ancora oggi, che la lettura
di un buon libro possa contribuire a far pensare e riflettere l'uomo. A cambiare la sua vita in meglio

Libreria Capalunga
Parco Letterario “Cerchio Nel Caos”
Contrada Caos

Agrigento

mercoledì 16 settembre 2015

LA PAROLA AI LIBRAI: 2 - ALDO ADDIS (SASSARI)


  • Cosa ti ha spinto ad aprire una libreria?
L'ho ereditata da mio padre. Sono tra gli ormai pochi fortunati che svolgono il mestiere dei genitori. La libreria è nata nel 1974, io avevo 7 anni. Dalla morte di mio padre, nel 1991, ho rilevato io l'attività. Avendo sempre sognato di poterlo fare….

  • Come pensi sia cambiato il lavoro del libraio negli ultimi 10 anni?
Secondo me, pur tra mille diversità(l'enorme aumento del numero di pubblicazioni, l'informatizzazione, l'avvento del digitale, la crisi economica che per la prima volta ha investito anche il mondo editoriale, il modificarsi delle abitudini di lettura) il mestiere di libraio era e resterà sempre quello di mettere in relazione chi scrive e pubblica libri con chi li legge. Proprio oggi che si parla di disintermediazione, che qualcuno paventa un mondo del libro in cui ci sarà solo chi scrive e chi legge, penso che siano ancora più necessari i mestieri del libro. Ed in particolare la figura del libraio, come quella del bibliotecario, avranno sempre più un ruolo nel promuovere bene i libri e gli autori che valgono, distinguendoli da tutto ciò che sta emergendo soprattutto col fenomeno del self publishing e dell'editoria a pagamento, dove non c'è alcun filtro da parte di un editore, nessuna professionalità che garantisca la qualità del libro.

  • So che è impossibile, ma se dovessi identificare un tuo cliente standard più o meno come lo descriveresti?
Ogni libreria ha un target diverso. Da noi il cliente tipo è il lettore forte, molto preparato anche sui cataloghi e aggiornato sulle ultime uscite. Questo determina la necessità per noi di essere all'altezza sempre, e dunque di aggiornarci e leggere continuamente libri e recensioni. ma è un grande vantaggio: ascoltare i consigli di lettori così bravi è un arricchimento per tutti noi, tanto che spesso li "sfruttiamo" con gli altri clienti.

  • Qual è la soddisfazione maggiore che ti da il tuo lavoro?
Per quel che riguarda la professione del libraio, resta il riconoscimento da parte della comunità in cui vivo, del ruolo imprescindibile che svolgiamo, quello di promotori culturali, oltre che di commercianti. E come presidente di Lìberos la soddisfazione migliore la provo quando mi rendo conto che portare autori e occasioni di incontro in tanti paesi e città che normalmente non hanno queste opportunità, produce risultati in termini di crescita culturale e sociale, e ne sono prova i dati sulla lettura in Sardegna che, al contrario del resto d'Italia, sono in aumento. Come direttore della Scuola Librai Italiani, invece, la soddisfazione migliore è quella di dare l'opportunità a tanti giovani di svolgere il nostro mestiere, in un momento difficile e complicato: grazie ad un'adeguata formazione il mestiere di libraio continuerà ad essere fondamentale nel mondo editoriale.

  • Cos’è che ti fa davvero cascare le braccia?
Due cose soprattutto: la prima è l'incapacità della nostra classe dirigente di portare avanti politiche serie di promozione culturale. Spesso per assoluta ignoranza del fatto che in realtà investire in cultura fa crescere un territorio sia dal punto di vista sociale che economico. E recenti studi affermano che c'è una stretta dipendenza tra benessere, salute, e partecipazione culturale. Con tutto ciò che ne consegue.
La seconda cosa che non sopporto è relativa al nostro mondo: c'è ancora qualcuno che pensa di potersi salvare da solo, che l'insuccesso o il fallimento dell'altro possa portare benefici a se stesso. E' impossibile che si possa uscire da questa crisi se non si mettono insieme energie e risorse. Il mondo del libro ha le capacità, le intelligenze, le risorse e le persone per farlo. Insieme.
   
  • Il ricordo più bello della tua esperienza da libraio?
L'ultimo: il 3 luglio abbiamo consegnato gli attestati agli allievi della Scuola Librai: tra di loro c'era mio figlio. 

  • Pensi che la presenza della tua libreria apporti un miglioramento al tuo quartiere/ alla tua città? Perché?
Se non lo pensassi cambierei mestiere. Sono convinto che il vero valore di un libraio sta proprio nella sua capacità di incidere sulla crescita culturale, sociale ed economica della comunità in cui opera

  • Cosa può dare in più una libreria indipendente che i negozi delle grandi catene non possono dare?
Non farei distinzioni di formule, né tantomeno di insegne: la differenza tra le librerie la fanno i librai che ci stanno dentro.

  • Ti capita di contribuire, nel tuo piccolo, al successo di qualche libro?
Assolutamente sì. Ci sono autori e libri che oggi sono famosissimi, ma che all'inizio hanno avuto bisogno del nostro consiglio per generare quel passaparola tra i lettori che a tutt'oggi resta la vera chiave del successo di autori e libri. Molti scrittori sardi che oggi sono letti e apprezzati anche all’estero, devono una parte del loro successo al rapporto privilegiato che si è instaurato con noi librai. 

  • Cosa ti spinge ad andare avanti in questa attività?
Chiamala vocazione, passione, ma anche malattia: non saprei pensare ad un'attività più gratificante per me. E' quello che ho sempre voluto fare, e non ho cambiato idea...


Aldo Addis
Libreria Koinè
via Roma 137
Sassari