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martedì 27 febbraio 2018

DIVENTARE LETTORI DEL MONDO



Fra Stati Uniti e Regno Unito circolano decine di splendide riviste letterarie (“McSweeney’s”, “GRANTA”, “The New Yorker”, “The Paris Review”,…), che la quasi totalità del pubblico italiano ignora perché già è poco avvezzo al mondo delle riviste di narrativa, figuriamoci poi se sono in lingua. Per sopperire in parte a questa lacuna ogni tanto vengono pubblicate da noi delle raccolte che ne offrono il “best of”, ma ovviamente un’antologia compilativa non offre la stessa esperienza dei numeri originali.
Per questo sono rimasto sbalordito quando ho saputo che una piccola casa editrice italiana ha scelto di tradurre per intero un numero della rivista letteraria “Freeman’s”. Il merito va alla toscana Black Coffee (il cui giovane catalogo già comprende romanzi davvero interessanti), che non solo l’ha pubblicato ma lo distribuisce in libreria al prezzo contenuto di soli 12 euro col titolo di “Freeman’s – Scrittori dal futuro”.
Come il nome dichiara esplicitamente, si tratta della creatura dell’editor John Freeman, che dopo essere stato per anni a capo di un’altra rivista inglese (la storica “GRANTA”), ha deciso di aprire la propria testata personale. In genere le riviste hanno un focus locale, presentando i nomi più interessanti del proprio paese. Lo sguardo di Freeman invece è aperto verso l’intero pianeta, grazie anche alla collaborazione e alla segnalazione di operatori dell’editoria incontrati in giro per fiere e manifestazioni a ogni latitudine. Il risultato è una raccolta davvero variegata, con racconti provenienti tanto dall’Inghilterra o dagli Usa, quanto dalla Turchia, dalla Norvegia, dalla Cina o dall’India.
L’intento del curatore è proprio quello di spingere il lettore a diventare cosmopolita. E per spiegare cosa intenda nell’introduzione al libro cita una conferenza della scrittrice Aminatta Forma tenutasi a Georgetown, durante la quale l’autrice ha detto: “Cosmopolita è chi possiede, o si è creato, più di un modo di vedere le cose, qualcuno la cui prospettiva non sia circoscritta ai confini dati dai valori di un’unica cultura nazionale. Cosmopoliti si può nascere, diventare o essere costretti a essere”. E Freeman aggiunge: “Pensateci: il migrante è cosmopolita, il rifugiato è cosmopolita, chiunque viva fra due o più luoghi, e quindi comprenda la complessa situazione in cui costoro si trovano, è cosmopolita. Che splendido concetto, specialmente in un’epoca in cui i governi basano la propria politica sulla crudeltà costituzionale e sull’assunto per cui alcuni individui in sostanza valgono più degli altri”. Poi, poche righe più sotto: “È possibile combattere attraverso le nostre scelte di lettura? A mio parere sì, e possiamo farlo senza perdere il gusto di leggere. È sufficiente tornare a considerarla come un’esperienza più ampia, quella da cui in così tanti siamo partiti: la lettura come viatico per la sorpresa, per la gioia, la complessità e la meraviglia, non come mappa immaginaria di ciò che sappiamo già”.
Riscoprire la lettura come atto politico, di presa di consapevolezza e di maturazione personale, mi pare già un motivo più che esaltante per avvicinarsi a questa rivista (l’entusiasmo e la chiarezza di visione che emergono da questa introduzione la rendono una delle più incisive che abbia trovato in un’antologia). 
Nelle raccolte è normale trovare pezzi più convincenti (o più vicini al nostro gusto) di altri, ma una cosa appare evidente leggendo la trentina di testi raccolti in “Freeman’s – Scrittori dal futuro”: che il livello letterario è mediamente notevole.
Da parte mia non posso fare a meno di segnalare almeno due fenomenali racconti.
“Un uomo sfortunato” dell’argentina Samanta Schweblin, una storia che si muove nel delicatissimo confine fra attenzione verso i bambini e pedofilia, dove è difficile stabilire se la morbosità risieda negli occhi del lettore o nell’ambiguo personaggio del titolo. Un equilibrio narrativo magistrale. (Il racconto è valso all’autrice un prestigioso premio letterario in patria ed è facile capirne perché).
“Il liberatore” dell’americana Tania James è forse il racconto migliore che abbia letto negli ultimi cinque anni: un testo nel quale il punto di vista muta di continuo, facendo dipanare la vicenda secondo prospettive sempre diverse, mostrando al lettore come ognuno dei personaggi coinvolti nella storia l’abbia vissuta in modo differente. Una vicenda che inizia banale, diventa tragica, poi compassionevole, attraversando lo spettro delle emozioni umane di chi viene toccato. 
Un racconto assolutamente perfetto.  


N.B. Il magazine on line “Il tascabile” proprio questa settimana ha pubblicato l’introduzione integrale di John Freeman. Se volete leggerla la trovate qui. 








giovedì 21 dicembre 2017

COSA LEGGO IN QUESTE VACANZE?

Durante tutto l’anno ho consigliato i libri che ho trovato più interessanti fra quelli che ho letto. Lo faccio anche in occasione delle imminenti vacanze natalizie, anche se i testi che consiglio di natalizio hanno ben poco. In coda a questi suggerimenti trovate anche il link a quelli che ho già consigliato in precedenza. Auguri e buone letture!



James St. James - Party monster
(Trad. di Sara Sedehi)
Baldini & Castoldi, euro 19

Ormai avevo perso le speranze, invece dopo quasi vent’anni dalla sua pubblicazione originale (negli USA è uscito nel 1999), arriva finalmente anche da noi questo libro incredibile, che si legge come un romanzo di humor nero ma che è una storia del tutto reale.
James St. James insieme a Michael Alig formava il nucleo dei “Club Kidz”, gruppo di ragazzi che tra la fine degli anni ’80 e l’inizio dei ’90 erano i protagonisti (e in seguito anche gli organizzatori) dei party più folli e leggendari delle discoteche di Manhattan. Vere e proprie star della scena dance newyorchese, i due vivevano una vita di eccessi e sregolatezze culminate in un tragico evento quando Alig, completamente strafatto, ha ucciso l’amico e pusher “Angel” Melendez, gettandone poi il cadavere nel fiume Hudson. 
Uscito originariamente col titolo “Disco bloodbath” (mattanza in discoteca), il libro (che ha avuto un grande successo e svariate ristampe in America) è stato poi intitolato “Party moster” come il film che ne è stato tratto con Marilyn Manson, Cloë Savigny e un emaciatissimo e spiritato Macauley Culkin nel ruolo di Alig. 
Un libro furibondo, di una cattiveria spesso esilarante, un sulfureo mix di camp e noir, scatenato e fuori dai binari esattamente come le feste che racconta. 
Strepitoso. 



Colson Whitehead - “La ferrovia sotterranea”
(Trad. di Martina Testa)
Edizioni SUR, 20 euro

È il romanzo che quest’anno si è aggiudicato sia il premio Pulitzer che il National Book Award, ossia i due principali premi letterari statunitensi, e la traduzione di Martina Testa è stata recentemente citata dal Corriere della sera come la migliore dell’anno in Italia. Direi che sono già elementi sufficienti per consigliarne la lettura. 
Il libro ripercorre il periodo più cupo e violento della schiavitù in America. Ambientato nella Georgia dei primi ‘800, racconta le vicende di Cora, una giovane schiava che nel corso della sua vita subisce ogni forma di angheria e assiste a scene di una ferocia inaudita nei confronti di familiari e conoscenti. Sebbene le condizioni nelle quali erano costretti a vivere gli schiavi sono raccontate con dovizia di particolari spesso agghiaccianti, il libro si fonda su un’invenzione letteraria fantastica: l’esistenza di una rete ferroviaria segreta e sotterranea attraverso la quale i neri venivano trasportati in stati dove la schiavitù era stata abolita e resi di nuovo liberi. Nella realtà, la “ferrovia sotterranea” era la rete segreta di abolizionisti che aiutavano gli schiavi a fuggire e che solo in alcuni tratti utilizzava i binari ferroviari. Mischiando la verità storica più cruda e la finzione letteraria più poetica Whitethead ha scritto un libro appassionante e carico di umanità.  



Nadja Spiegelman - “Dovrei proteggerti da tutto questo”
(Trad. di Tiziana Lo Porto)
Edizioni Clichy, 17 euro

Anche chi frequenta poco il mondo dei fumetti avrà comunque sfogliato o sentito parlare di “Maus” di Art Spiegelman, ormai un classico della letteratura contemporanea, una storia ambientata in un lager nazista nella quale i protagonisti hanno sembianze animali (gli ebrei sono rappresentati in forma di topi, da qui il titolo del graphic novel).  
Nadja è la figlia di Art, ma in questo suo romanzo autobiografico il padre è quasi assente: il libro è totalmente incentrato sul rapporto della ragazza con la madre e la nonna. E si tratta di una relazione assai complessa e stratificata. 
La madre, Francoise Mouly, è una donna elegante, anticonformista, volitiva e capace tanto di clamorosi gesti d’affetto quanto di dimostrazioni di freddezza assoluta. Direttrice di una casa editrice di libri per bambini e storica curatrice delle copertine del New Yorker, è per Nadja sia un modello da ammirare che una sfinge con la quale scontrarsi di continuo. 
Il progetto di Nadja di scrivere un libro su di lei e su Josée, sua madre, è un modo per avvicinarla e arrivare a scoprirla nei suoi lati più intimi. 
L’autrice ripercorre sia la propria adolescenza che quella di Francoise e Josée, alternandole nella narrazione e costruendo un affresco intergenerazionale di grande efficacia. 
Uno dei memoir più interessanti apparso negli ultimi anni. 



Chris Offutt - “Nelle terre di nessuno”
(Trad. di Roberto Serrai)
minimm fax, 17 euro

Questa è una interpretazione del tutto personale e non ho trovato riferimenti simili in nessuna recensione, però leggendo questo bel libro di racconti di Chris Offutt ho avuto la netta sensazione che fosse un perfetto contraltare alle storie di Kent Haruff. Mi spiego: se Haruff racconta la vita della provincia rurale americana in una chiave pacata e lirica, nella quale i rapporti e i sentimenti si rivelano nelle sfumature, Offutt parla di una provincia ancora più remota e selvaggia (il Kentuky del nord), dove l’isolamento geografico e il predominio della natura rendono le figure e le azioni assai più aspre e violente. In questi nove racconti, che rappresentano il debutto dell’autore (di cui minimum fax si appresta a pubblicare anche il resto della produzione letteraria), i protagonisti devono affrontare varie forme di brutalità: da quella psicologica (la pressione sociale che deve subire un giovane solo perché ha il desiderio di studiare) a quella fisica (la caccia e lo scontro con un orso selvaggio che ha assalito una madre, uccidendone l’infante che portava in spalla). Offutt mette in scena istantanee di vita che (come nel caso di Haruff appunto) finiscono per disegnare l’affresco di un’intera comunità, ruvida e remota, raccontata con una partecipazione e una comprensione ammirevoli. 



Amy Fusselman - “Il medico della nave / 8”
(Trad. di Leonardo Taiuti)
Black Coffee edizioni, euro 13

Da alcuni anni chi segue le mie recensioni lo sa, ho sviluppato una vera e propria passione per i libri composti da frammenti. Non poteva quindi sfuggirmi l’uscita in Italia di questa curiosa e personalissima opera di Amy Fusselman, autrice americana nota per i suoi testi apparsi su McSweeney’s e altre celebri riviste.
Si tratta di due testi brevi riuniti in un unico volume. Difficile però definirne il genere: memoir? saggio? racconto autobiografico? Per rendervi l’idea dirò che sono libere riflessioni dell’autrice su due temi forti e di natura intima.
Il primo si intitola “Il medico della nave” e riguarda un momento particolare della vita della Fusselman, ossia la scomparsa del padre avvenuta in concomitanza alla sua scoperta di essere incinta. Morte e nascita arrivano dunque a coincidere e sovrapporsi, spingendo la scrittrice ad analizzare i propri sentimenti verso il genitore perduto e verso il bambino che tiene in grembo. Alternate alle sue riflessioni ci sono stralci del diario del padre, un medico che durante la seconda guerra mondiale prestava servizio su una nave militare. Passato, presente e futuro arrivano a sfiorarsi e confondersi in un unico, rigoglioso flusso.
Il secondo testo, “8”, riguarda una tematica ancora più intima e delicata, gli abusi che l’autrice ha subito da bambina da parte di un vicino di casa, amico dei genitori, del tutto inconsapevoli dei suoi comportamenti in loro assenza. Fusselman cerco di capire quanto questo trauma abbia segnato la sua vita adulta, mettendolo in relazione con gli aspetti quotidiani della sua esistenza: incontrare una celebre popstar per strada, educare il suo bambino a dormire da solo, prendere lezioni per imparare a guidare una moto, collaborare alla messa in scena di un testo teatrale e cosi via.
Fusselman ha una scrittura limpida e lieve, molto affettuosa (nei confronti del padre, del marito, del figlio e, quando serve, anche verso se stessa), non di rado umoristica. Uno stile misurato e assai contemporaneo, verrebbe da dire, malgrado la gravita dei temi trattati.

Il libro è pubblicato dalla giovane casa editrice Black Coffee, interamente gestita da una coppia di giovani appassionati fiorentini, un altro validissimo motivo per consigliare questo testo.

Di altri libri usciti nel 2017 ho parlato qui:

http://matteobblog.blogspot.it/2017/10/3-libri-italiani.html

http://matteobblog.blogspot.it/2017/07/cosa-leggo-questestate.html

http://matteobblog.blogspot.it/2017/04/la-rockstar-paziente.html

http://matteobblog.blogspot.it/2017/03/libri-da-leggere-2-khemiri.html

http://matteobblog.blogspot.it/2017/03/libri-da-leggere-1-ciabatti.html

http://matteobblog.blogspot.it/2017/01/una-lettura-non-come-tante.html


lunedì 23 ottobre 2017

DOVE TROVO 'tina?

Da oggi il nuovo numero di 'tina è acquistabile anche presso tre librerie a Milano, Bologna e Roma.
Chi non vive in queste città e vuole procurarsi una copia scriva a tina@matteobb.com

Trovi 'tina numero 31 presso:


Gogol & company

via Savona 101
MILANO

Igor libreria

c/o Senape
via Santa Croce 10
BOLOGNA

Giufà

via degli Aurunci 38
ROMA


giovedì 5 ottobre 2017

MARIA ACCANTO (Autunno tour) - DATE OTTOBRE

Tre nuovi appuntamenti per ottobre!

Sabato 7 ottobre
PADOVA
Ore 17
Tralaltro Arcigay
Corso Garibaldi, 41

Martedì 10 0ttobre
IVREA
Ore 19
Chiesa San Gaudenzio (!)


Lunedì 16 ottobre
SCALO MILANO
Ore 18
Libreria RED Feltrinelli

Locate Triulzi (Mi)




domenica 10 settembre 2017

MARIA IN VIAGGIO - Tour autunnale




Dopo la pausa estiva ricominciano le presentazioni di "Maria accanto". Ecco le prime date confermate (altre in arrivo).


15 settembre - ore 21
TORINO
Liberia Trebisonda - via sant’Anselmo, 22
con Angelo Acerbi e Giorgio Ghibaudo

20 settembre - ore 20
MILANO 
Secret gig (Info in privato)

23 settembre - ore 17
PIACENZA
Festival “Il libro giusto”
Borgo Faxhall - piazzale Marconi, 37
con Marco Bosonetto

26 settembre - ore 21
TORTONA
Liberia Namasté - via Sarina, 33

30 settembre - ore 18
LONDRA
The Italian bookshop - 123, Gloucester road
con Marco Mancassola

10 ottobre - ore 19
IVREA
(incontro a cura della Galleria del libro) 

martedì 6 giugno 2017

I PROSSIMI INCONTRI

Alcuni nuovi appuntamenti questa settimana. 

In occasione del Pavia Pride mercoledì 7 giugno alle ore 18 in Aula Scarpa all'Università di Pavia presenterò "Generations of love - Extensions". In pratica torno nei luoghi dove il libro è ambientato. :-)

Giovedì e venerdì sarò a Palermo in occasione del festival "Una marina di libri". 
Giovedì 8 alle 19 presenterò il romanzo "Maria accanto" alla Serra Carolina, con Alessio Cuffaro e Filippa Dolce. 
Venerdì 9 alle 12 alla Sala Lanza terrò la lezione "Esordienti: errori da non fare" alla Sala Lanza. 

Sabato e domenica sarò invece a Urbino per il festival "Le città del libro".
Sabato 10 alle ore 20 sarò al caffè del Sole per la lezione "Esordienti". 
Domenica 11 alle ore 10 nel cortile del Colleggio Raffaele per presentare "Maria accanto" con Roberto Danese.

Vi ricordo che l'incontro sugli esordienti è è una vera lezione, ma dal taglio ironico e aperta a tutti, perché oltre a dare consigli pratici agli scrittori in erba leggerò anche le mail deliranti che mi hanno mandato nel corso degli anni. 

Vi aspetto!


mercoledì 10 maggio 2017

L'AVVENTO DI MARIA

Il mio nuovo romanzo si intitola "Maria accanto" e uscirà in libreria fra una settimana, il 18 maggio, pubblicato da Fandango. Racconta la storia di una ragazza come tante alla quale però comincia ad apparire la Madonna, apparentemente senza alcun motivo. 
La frase di lancio che ho scelto per il retro della copertina è questa:

"Siamo tutte ragazze qualsiasi. Sono le esperienze a renderci speciali".




lunedì 28 novembre 2016

GENERATIONS OF TOUR

Questa settimana sarò in giro a presentare la nuova edizione di “Generations of love - extensions”. 
Tre date, venite a trovarmi.

TORINO

Martedì 29, ore 21
Libreria Trebisonda
via Sant’Anselmo, 22

ROMA

Venerdì 2, ore 19
con Antonella Lattanzi
Giufà
via degli Aurunci, 38 (San Lorenzo)

BOLOGNA

Sabato 3, ore 18.30
Libreria IGOR
via Santa Croce, 10




mercoledì 16 novembre 2016

3 APPUNTAMENTI A BOOKCITY

Faccio parte anch’io del fittissimo programma della manifestazione “Bookcity” che si svolgerà a Milano questo weekend, tra incontri ufficiali ed eventi off. I tre incontri che mi riguardano sono la presentazione di “Generations - Extensions”, con il fantastico Fabio Genovesi a condurre l’incontro, la presentazione della collana “Incendi” (con qualche anteprima del libro su Yoko Ono) e il reading di una delle Extensions durante la mega festa di sabato sera. L’offerta è ricca. Venghino, siori, venghino!   

Venerdì 18

Ore 19

Presentazione “Generations of love - Extensions”
con Fabio Genovesi

@ Libreria Verso 
Corso di porta Ticinese 40


Sabato 19

Ore 16.30

“Insegnare le passioni”
Presentazione collana INCENDI (Add editore)

@ MUDEC (Auditorium)
via Tortona 56 


Ore 22

Reading / BOOK PARTY
Insieme a: Paolo Cognetti, Giorgio Fontana, Gianni Miraglia, Vanni Santoni, Chiara Moscardelli, Marco Rossari, Gianluca Favetto, Lorenza Gentile

@ BASE Milano

via Bergognone 34



venerdì 11 novembre 2016

GENERATIONS - IL RITORNO

Era da tempo che speravo di pubblicare un post di questo tipo e finalmente posso farlo.
Ho due novità fondamentali da comunicare. 

La prima è che, dopo almeno quattro anni di assenza dalle librerie, il 17 novembre torna disponibile “Generations of love”. In molti mi hanno scritto in questi anni chiedendomi notizie di una ristampa, a volte con toni quasi supplichevoli. Un amico mi ha fatto notare che su internet vendevano copie usate a prezzi assurdi tipo mille euro, che ovviamente e grazie al cielo nessuno si è sognato di sborsare (per quella cifra vengo io direttamente a casa vostra e ve lo declamo a voce, nel caso). 
Viene pubblicato da Fandango e non sarà una semplice ristampa, ma un’edizione arricchita. Oltre al romanzo conterrà una serie di racconti a carattere autobiografico nei quali ricompaiono i personaggi del libro, quasi cento pagine in più di storie parallele che si svolgono durante o dopo il periodo raccontato nel romanzo. Non si tratta di un sequel ma di una sorta di ampliamento. Fate conto tipo i materiali extra dei dvd. Per questo motivo il volume si intitolerà “Generations of love - Extensions”. Non “Extended” ma “Extensions” come quelle dei capelli, perché l’effetto vuole essere quello, di ampliare ed estendere le storie per dare al tutto un effetto più voluminoso. Sono figlio di parrucchiera e certe influenze, come vedete, continuano a farsi sentire.   

La seconda novità è che questa uscita segna un po’ il mio ritorno sulla scena letteraria: infatti in tarda primavera, sempre per Fandango, uscirà il mio nuovo romanzo. Non voglio anticipare troppo, dico solo sarà un libro parecchio pop. E come se non bastasse entro la fine del 2017 pubblicherò un terzo libro, questa volta sarà un saggio, dedicato alla mia passione per una delle icone più detestate della terra, la sublime Yoko Ono. 
Insomma, sono stato zitto per parecchio tempo, ma sono pronto a recuperare.

Intanto per “Generations of love - Extensions” sono previste alcune presentazioni. Le prime in programma sono:
Venerdì 18 novembre alle ore 19 alla libreria Verso di Milano, con lo scrittore Fabio Genovesi.
Martedì 29 novembre alle 21 alla libreria Trebisonda di Torino.
Sabato 3 dicembre alle 18.30 alla libreria Igor di Bologna.
Ovviamente vi aspetto tutti.


Ecco la copertina della nuova edizione. Che ne dite? Vi piace?


giovedì 4 agosto 2016

COSA LEGGO QUEST'ESTATE?

A grande richiesta, anche quest’anno propongo una serie di libri da leggere in vacanza. Ormai lo sapete, non si tratta necessariamente di novità, ma a volte anche testi pubblicati due o tre anni fa che penso valga la pena recuperare. Accanto a quelli che segnalo di seguito, vi ricordo alcuni titoli che ho già recensito qui sul blog nei mesi precedenti. Cliccateci sopra per risalire all’articolo originale: “Dalle rovine” di Luciano Funetta, “La donna che scriveva racconti” di Lucia Berlin, “Corpi di gloria” di Giuliana Altamura e “La questione più che altro” di Ginevra Lamberti. 




Andreji Longo 
L’ALTRA MADRE 
(Adelphi) Euro 17

Nella Napoli contemporanea si incrociano i destini di una ragazzina, una donna poliziotto, un criminale casuale e una madre gravemente malata. Romanzo a  orologeria, con vite e storie che si intrecciano seguendo un ritmo incalzante e una lingua in grado di riflettere tutta l’ironia e la genialità della parlata napoletana. Un po’ Gomorra, un po’ commedia all’italiana, ma molto più sottile sia di uno che dell’altra. Un romanzo che si divora e un finale da cuore in gola. Ha fatto poco parlare di sé finora, ma a mio avviso è il libro dell’estate 2016. 




Benjamin  Alire Saenz
TUTTO INIZIA E FINISCE AL KENTUCKY CLUB
(Sellerio) Euro 16

Libro di racconti pubblicato due anni fa e finora da me criminalmente ignorato. L’autore, Saenz, è un uomo di confine, in molti sensi. Vive fra il Messico e gli Stati Uniti, è stato sposato e con figli, per poi scoprirsi gay in età matura, per anni ha scritto libri per bambini prima di dedicarsi alla scrittura per adulti. Le sue storie riflettono queste esperienze, a volte contrapposte, questa ricchezza. Amore, violenza, sopruso, speranza, bisogno di andarsene, impossibilità di abbandonare la propria casa. Alcuni di questi racconti sono di un livello altissimo, tanto che la raccolta è stata premiata con il Pen/Faulkner Award. A un amico che me ne chiedeva una definizione l’ho descritto come l’incrocio (impossibile) fra Kent Haruf e Peter Cameron. 



Melanie Benjiamin
I CIGNI DELLA QUINTA AVENUE
(Neri Pozza) Euro 18

Prima o poi doveva succedere. Da grande estimatore di Truman Capote, da sempre sostengo che la parte più interessante della sua biografia non è il momento in cui scrisse il suo capolavoro “A sangue freddo” (impegno massacrante e successo clamoroso dai quali uscì devastato e sul cui tema sono stati dedicati svariati studi e ben due film), ma quello successivo, ossia il finale della sua vita, quando seguendo un’intuizione artistica suicida scrisse i racconti nei quali svelava i segreti delle sue più care amiche, nobildonne ed ereditiere del jet-set internazionale (inclusa Marella Agnelli), rovinandosi per sempre i rapporti con ciascuna di loro e auto-condannandosi a un esilio sociale disastroso per la sua morale e la sua salute. Oggi Melanie Benjamin, redattrice della Random House, trasforma la vicenda in un romanzone sentimentale e super-glamour di oltre 500 pagine. La lettura più chic da sfoggiare in spiagge di un certo livello.  



Helen McDonald
IO E MABEL
(Einaudi) Euro 19,50

Uno dei libri più anomali che vi capiterà di leggere. Il romanzo autobiografico di un’insegnante universitaria che, alla morte del padre, per affrontare il lutto profondo che la affligge decide di dedicarsi all’addomesticamento di un falco. Ci sono ragioni simboliche e affettive per cui compie questa scelta, ma certo resta una specie di follia. Il rapace che accoglie in casa e alleva è un astore, crudele predatore e molto poco portato al rapporto con gli umani. Quella dell’autrice è una sfida personale altissima, che spesso la lascerà abbattuta e fisicamente ferita. Eppure seguire la sua determinazione e la sua assurda avventura per il lettore è affascinante e molto sorprendente. Libro profondo, non facile, ma che induce alla riflessione in modo del tutto originale.  




Manuela Mellini
IL COLORE DEI PAPAVERI
(Piemme) Euro 16,50

Una bibliotecaria di un paesino della Romagna per fare colpo su un giovane inglese si inventa che il castello locale sia popolato da un fantasma. Lo straniero è in realtà un autore di celebri guide turistiche e l’innocente menzogna finisce per avere un impatto imprevedibile sulla vita del paese e, soprattutto, della ragazza. Un romanzo d’esordio lieve e spiritoso, in grado di tratteggiare con ironia e accuratezza i personaggi che popolano la nostra provincia, con una protagonista lontana dagli stereotipi giovanili contemporanei. Perfetto per sorridere sotto l’ombrellone.  



Alejandro Zambra
I MIEI DOCUMENTI
(Sellerio) Euro

Quest’anno ho letto molti libri di racconti e uno dei miei preferiti è questo di Alejandro Zambra. Si tratta dell’autore cileno più tradotto all’estero della sua generazione (ha 40 anni). Di recente ha suscitato molto entusiasmo negli USA proprio grazie a questa raccolta, pubblicata dal marchio super-cool McSweeney’s. L’edizione italiana, targata Sellerio, definisce queste storie “Undici brevi romanzi” e si tratta di un’indicazione adeguata. Alcuni dei racconti, come “Vita di famiglia”, sembrano davvero condensare in poche pagine materiali e suggestioni sufficienti per un romanzo. Ma è il racconto che dà il titolo alla raccolta, un ritratto dei genitori tracciato attraverso gli apparecchi utilizzati in casa, a rivelarsi  il più affascinante, sia per il tono affettuoso e sentimentale espresso attraverso piccole vignette, sia per l’uso immaginifico delle analogie, come nella memorabile frase: “Mio padre era un computer e mia madre una macchina da scrivere”. 


GRANDE NOVITA’ : GLI ASSAGGI
Non tutte, ma molte case editrici da tempo mettono sui loro siti estratti dai libri pubblicati. Volete avere un assaggio dei testi che vi ho suggerito, prima di comprarli? Qui di seguito vi metto i link dei brani disponibili, così potete farvene un’idea.





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lunedì 2 novembre 2015

LA PAROLA AI LIBRAI: 13 - DANILO DAJELLI (MILANO)



Cosa ti ha spinto ad aprire una libreria?
Forse ci sono delle cose che ti appartengono e basta. Non è (solo) questione di sogni, ma di mestieri, vocazioni che abbiamo da sempre e che ognuno di noi ha il dovere di trovare per vivere bene. Io, ad un certo punto, non ho avuto dubbi su quello che volevo fare: volevo aprire una libreria. Non solo fare il libraio, ma costruirne, progettarne una mia, pensata e studiata come io immaginavo dovesse essere. Meglio: sapevo che prima dovevo imparare a fare il libraio, poi avrei potuto farlo a modo mio. E quello di Gogol and Company è stato un progetto che è andato avanti per anni prima che potessi vederlo concretizzarsi: un continuo scambio di idee con mia moglie, con amici, con persone di cui mi fido e che hanno visioni del mondo intelligenti, aperte, spesso diverse dalle mie, senza il cui contributo comunque oggi questo posto non sarebbe quello che è.

Come pensi sia cambiato il lavoro del libraio negli ultimi 10 anni?
Penso sia radicalmente cambiato. Oggi il libraio dev'essere soprattutto imprenditore. E questo non significa rinunciare alla figura sociale e culturale che fare questo lavoro implica, ma arricchirla.
Gli spazi in cui è possibile acquistare un libro si sono moltiplicati, diversificati ed espansi, così come sono cambiate le modalità e i supporti di lettura. Se pensi che ci sono distributori di libri nelle stazioni dei treni e che online gli utenti scaricano i libri (più o meno legalmente), per fare un paio di esempi, è evidente quanto il libro abbia radicalmente modificato le proprie forme di diffusione. La libreria, come è stata intesa negli ultimi vent'anni almeno, non esiste più. Come tantissimi altri spazi che hanno caratterizzato la vita sociale italiana negli ultimi decenni.
Ricordo con piacere il commento di un importante antropologo italiano che venne a visitare il nostro spazio a circa un anno dall'apertura. Disse che gli ricordava un'osteria per come la gente si muoveva e si parlava. Qui ci si incontra senza appuntamento, è un luogo in cui vale il termine “passare del tempo” nella sua accezione più ampia, dove puoi rimanere a sfogliare libri seduto su una poltrona, ma anche lavorare con il computer bevendo caffè americano, o trovare qualcuno con cui passare del tempo, conoscersi, scambiare idee e certe volte ritrovarsi. La libreria deve tornare a essere luogo d'incontro, di dibattito, spazio per fermarsi e per vivere esperienze che, nel nostro caso, sono sia letterarie che enogastronomiche. 


So che è impossibile, ma se dovessi identificare un tuo cliente standard più o meno come lo descriveresti?
Non mi è difficile rispondere perché abbiamo lavorato a lungo per fare in modo che il nostro cliente tipo fosse piuttosto giovane, tecnologico, attento non solo e non tanto ai fenomeni mainstream quanto più alle dinamiche underground. Una persona che frequenta questo spazio e che riesce a riconoscere con immediatezza quelli che sono i percorsi che esso offre: legati al mondo dei libri, della letteratura, all'arte, ma anche alle degustazioni di prodotti, o alle attività creative, alle serate musicali o di intrattenimento di vario genere. Una persona però che ci segua anche sul web, che comunichi con noi su tutti i canali possibili, che ci aiuti ad arrivare ad ancora più persone.
A fianco di quello che per noi rappresenta il cliente ideale, c'è un'altra tipologia di cliente importantissimo ed è l'abitante di questo quartiere. Il nostro è uno spazio che si è sempre proposto come presidio e riferimento, del quartiere in primis, poi del resto della città. 
Quello che però, secondo me, fa davvero tornare in questo posto, quello che – con lo stesso meccanismo - fa in modo che io torni in un posto che mi piace, è l'attenzione che ognuna delle persone che lavora qui dentro dedica a ogni cliente. Riconoscere, chiamare per nome, ricordare i gusti letterari di un lettore. Tutti piccoli accorgimenti che permettono di sentirsi accolti, guardati, ricordati,  in un'atmosfera che ha quantomeno le potenzialità per diventare familiare.

Qual è la soddisfazione maggiore che ti da il tuo lavoro?
Mi piace riconoscere ma anche essere riconosciuto. Quando passeggio per il quartiere e mi confronto con il panettiere, il fruttivendolo o il parcheggiatore mi piace essere riconosciuto come il libraio. Significa aver lavorato nel modo giusto con le persone del quartiere, aver oltrepassato il mero concetto di “commercio” per diventare “riferimento”. Mi fa sempre sorridere il ricordo del giorno in cui una ragazzina del quartiere è arrivata in lacrime in libreria per chiedere aiuto: il suo cane cucciolo era scappato ed era disperata. Ecco, Giulia che chiede aiuto nello spazio che ogni tanto frequenta, dove era certa avrebbe trovato ascolto e aiuto immediato rende esattamente quello che volevo dire nelle righe sopra.

Cos’è che ti fa davvero cascare le braccia?
La vittimizzazione della figura del libraio, martoriato difensore della cultura; le librerie da salvare per forza perché sono librerie; li libraio che non arriva a fine mese, nonostante metta l'anima nel proprio mestiere. Sono immagini iper-abusate di questi tempi, come il panda in via d'estinzione, no?
La società è cambiata, il commercio anche. È doveroso aggiornarsi e calarsi nel tempo in cui ci troviamo a vivere. Il nostro è un lavoro di costante ricerca, movimento, studio e aggiornamenti, è un lavoro che nasce dal confronto, dall'attenzione al mondo che ci circonda e alle sue evoluzioni. Con l'umiltà di imparare sempre, la volontà di  cambiare, quando necessario.

La cosa più assurda che ti ha chiesto un cliente?
Qual è il mio lavoro, per esempio. O se è possibile sedersi su una delle poltrone sparse nello spazio. O se si possono leggere o sfogliare i libri. Se il cibo proposto è gratis o va pagato. La costellazione di manifestazioni umane in uno spazio come il nostro è infinita e allo stesso tempo curiosa, alle volte insopportabile. Fa parte dei giochi, ammetto che spesso è anche divertente.

Il ricordo più bello della tua esperienza da libraio?
Ricordo con orgoglio quando fui invitato a raccontare l'esperienza di Gogol & Company all'interno della Scuola librai UEM. Dal banco alla cattedra nel giro di qualche anno.  Ci eravamo riusciti, Gogol & Company era diventata una realtà consolidata, adatta ad essere raccontata a chi condivideva la stessa vocazione, un progetto simile, magari presto ancora più evoluto.

Pensi che la presenza della tua libreria apporti un miglioramento al tuo quartiere/ alla tua città? Perché?
Se così non fosse chiuderei immediatamente il nostro spazio. Sono uno di quei milanesi insopportabili che si lamentano di tutto e tutti. D'inverno voglio il caldo e in estate il freddo.
Quando giro per il quartiere dove vivo e lavoro sono pretenzioso, spesso inorridito ma altrettanto spesso entusiasta. Voglio capire, partecipare, consigliare. 
Il nostro spazio ha contribuito molto alla crescita del Giambellino, che peraltro è una zona della città in totale e aperta trasformazione: la novità di Gogol & Company è stata immediatamente percepita dalla comunità come quasi necessaria. 
Prima di noi non c'erano librerie, nella piazza pedonale dove siamo collocati ci sono ancora almeno metà degli spazi commerciali vuoti, invenduti. La sicurezza sulla piazza e sulla strada è data dalle luci degli spazi come il nostro o come la pizzeria che abbiamo di fronte. Luce=presidio.
Vorrei, nella mia città ideale, uno spazio come il nostro in tutti i quartieri, magari aperto 24 ore al giorno, ognuno con una declinazione particolare, figlia del quartiere che lo ospita.
Utopia per ora, nel futuro chi può dirlo... 

Cosa può dare in più una libreria indipendente che i negozi delle grandi catene non possono dare?
Il riconoscimento di cui parlavo prima mi sembra un concetto da non sottovalutare. Nell'epoca dell'iper-edonismo, della virtualità (anche e soprattutto sociale) in cui mostriamo tutti gli aspetti del nostro vivere come istantaee, come post, come banner flashanti, l'essere salutati e ospitati può essere un valore prezioso. Sembra che leggere sia una caratteristica sempre meno pretesa ai colleghi della grande distribuzione. Per consigliare letteratura temo sia imprescindibile leggerne almeno un po'.

Ti capita di contribuire, nel tuo piccolo, al successo di qualche libro?
Quando ci appassioniamo a una lettura cerchiamo di condividerla con l'intera comunità di Gogol & Company. E adesso iniziamo a essere in tanti, nella comunità. Se piace un libro e tutti lo leggono significa venderne centinaia di copie, e mi pare di capire che possano essere numeri interessanti. 
I due esempi più recenti ci parlano di “Benedizione” di Haruf e di “Atti Osceni in luogo privato” di Missiroli come piccoli casi editoriali a casa nostra. Grandi vendite per due titoli non esattamente commerciali.

Cosa ti spinge ad andare avanti in questa attività?
Gogol & Company è una sorta di comunità. Mia figlia legge seduta in un angolo dello spazio, io e mia moglie e tantissimi amici lavoriamo sodo per far vivere il luogo che amiamo, leggiamo libri e beviamo birra. Siamo privilegiati e la mattina quando mi alzo ho voglia di lavorare e cominciare la mia giornata tra i libri.

Gogol and Company
via Savona 101


Milano