martedì 30 settembre 2014

IL MIO BARBIERE (un’epica moderna)

Come ogni scrittore moderno che si rispetti (e da buon ultimo), anch’io ho scritto la mia opera sperimentale in formato Tweet. Ho scelto come oggetto il mio barbiere e per mesi ho raccolto spunti ogni volta che andavo a tagliarmi i capelli. Ne è uscita una raccolta di 73 frasi, ognuna contenuta entro i 14o caratteri. Le ho pubblicate singolarmente ieri pomeriggio su Twitter e oggi le raccolgo qui in forma unitaria.
IL MIO BARBIERE (un’epica moderna)

Il mio barbiere ha 46 anni, una moglie, due figli adolescenti.

Il mio barbiere lavora a Milano ma vive con la famiglia nell’hinterland. 

Il mio barbiere abita accanto a una fermata della metro (linea rossa) e ha il negozio a 100 metri da una fermata della metro (linea rossa). 

Il mio barbiere viene in negozio ogni giorno in macchina e si lamenta del traffico.

Il mio barbiere quando parla della violenza sulle donne dice: “Una donna non va toccata neanche con un fiore”.

Il mio barbiere non è mai stato in un ristorante cinese perché: “Sei matto? Quelli ti fanno mangiare i cani”.

Il mio barbiere non è mai stato in ristoranti giapponesi, messicani, argentini o greci perché: “Come la cucina italiana non ce n’è nessuna”.

Il mio barbiere non ritiene una falla nel ragionamento il fatto che non abbia provato altre cucine al di fuori della nostra.

Il mio barbiere si lamenta per una multa ricevuta per aver parcheggiato l’auto in un posto riservato agli invalidi.

Il mio barbiere giustifica il gesto con la motivazione: “Eh, se uno non trova posteggio cosa deve fare?”.

Il mio barbiere quando parla di conoscenti defunti fa seguire sempre al loro nome l’aggettivo buonanima

Il mio barbiere è di origini abruzzesi. 

Il mio barbiere ogni anno va in vacanza “giù al paese”. 

Il mio barbiere non ha mai considerato un’altra (qualsiasi) meta come alternativa per le proprie ferie.

Il mio barbiere non è mai stato a Roma.

Il mio barbiere dice che Roma “deve essere bella, eh?”.

Il mio barbiere non è mai stato a Venezia, Firenze, Napoli, Palermo, Cagliari, Bologna, Torino, Pisa, Siena, Urbino.

Il mio barbiere non è mai stato a Lecce, Genova, Matera, Caserta, Rimini, Riccione, Pompei.

Il mio barbiere è stato a Como e a Lecco.

Il mio barbiere è stato anche a Trieste, per svolgere il servizio militare.

Il mio barbiere non è mai stato all’estero.

Il mio barbiere mi ha annunciato che per l’anniversario dei vent’anni di matrimonio andrà in crociera con la moglie. 

Io: “Ah, che bello. Quest’estate?” Il mio barbiere: “No, tra quattro anni”

Il mio barbiere dice che andare al mare “è come un lavoro: devi andare in spiaggia, spalmarti sempre la crema, stare lì a prendere il sole...”

 Il mio barbiere quando ha un contrasto di natura legale con qualcuno (fornitori, condomini) dichiara: “Ma io quello lo porto a Forum”.

Il mio barbiere, per avvalorare la veridicità di una notizia, specifica: “L’hanno detto a Striscia la notizia”.

Il mio barbiere, per avvalorare la veridicità di una notizia relativa a un fatto di cronaca, specifica: “L’ha detto Barbara D’Urso”.

Il mio barbiere non accetta il fatto che io non tifi per nessuna squadra di calcio, quindi insiste: “Ma almeno una che ti fa simpatia?”.

Il mio barbiere non ha votato nelle ultime tre elezioni.

Il mio barbiere dice che: “La musica dei nostri tempi era meglio di quella di adesso”.

Il mio barbiere dice che la sua cantante preferita è Sandra (quella di “Maria Magdalena”).

Prima di conoscere il mio barbiere non immaginavo che Sandra potesse essere la cantante preferita di qualcuno.

Il mio barbiere dice che è fedele a sua moglie.

Il mio barbiere mi ha fatto intendere che ha avuto diverse amanti e che a volte ha consumato in negozio, con la serranda abbassata.

Il mio barbiere ha un’evidente fissazione per la pulizia.

Il mio barbiere interrompe il mio taglio per pulire il lavandino dove mi ha lavato i capelli.

Il mio barbiere interrompe il mio taglio per pulire lo specchio sopra il lavandino dove mi ha lavato i capelli.

Il mio barbiere interrompe il mio taglio per spazzare via i miei capelli caduti a terra (anche se poi inevitabilmente ne cadranno altri).

Il mio barbiere ci tiene all’aspetto del suo negozio.

Il mio barbiere almeno una volta all’anno ritinteggia il negozio.

Il mio barbiere ha scelto come tinta di quest’anno alle pareti il verde acido.

Il mio barbiere dice che ha fumato una sola canna quando aveva sedici anni e dopo è stato malissimo.

Il mio barbiere non ha mai più fumato canne da allora. 

Il mio barbiere dice che i drogati prendono l’LCD (elle-ci-di) e poi hanno le visioni. 

Il mio barbiere mentre mi taglia i capelli con lo sguardo tiene d’occhio la strada, per vedere se si libera un parcheggio per la sua macchina.

Il mio barbiere, se si libera un parcheggio più vicino al negozio, mi chiede di aspettare un attimo e corre fuori a spostarla.

Il mio barbiere è molto soddisfatto quando riesce a parcheggiare la sua auto a portata d’occhio.

Il mio barbiere quando una macchina sta per parcheggiare accanto alla sua va a controllare che non la sfiorino. 

Il mio barbiere considera rigare la macchina a qualcuno come il maggiore affronto esistente.

Il mio barbiere conosce tutti gli abitanti del quartiere.

Il mio barbiere quando cita qualcuno della zona aggiunge sempre, con una punta d’orgoglio: “E’ un mio cliente” .

Il mio barbiere conosce ogni movimento commerciale in atto nei dintorni: chi ha venduto il negozio, a chi, per che cifra e quando riapre. 

Il mio barbiere dice che il ristorante sotto casa mia “non ha mai funzionato”. 

Il mio barbiere dice il caffè nel bar accanto al suo negozio fa schifo e che “dovrebbero vergognarsi a servire un caffè così”.

Il mio barbiere se vado la mattina presto mi chiede subito se voglio un caffè, invitandomi al bar accanto. 

Il mio barbiere dice che anni fa è ingrassato, arrivando a pesare più di cento chili.

Il mio barbiere dice che è dimagrito da solo, secondo una sua dieta.

Il mio barbiere dice che la sua dieta era “mangiare solo insalata”.

Il mio barbiere sul biglietto da visita del negozio ha scritto: “Orario non-stop dalle 8.30 alle 13 e dalle 14.30 alle 19”.

Il mio barbiere ignora il concetto di orario non-stop.

Il mio barbiere riceve spesso chiamate sul cellulare.

Il mio barbiere lascia suonare l’apparecchio per un po’, poi chiede scusa e va a rispondere.

Il mio barbiere, secondo una mia personalissima statistica, riceve solo telefonate da sua moglie.

Il mio barbiere dice alla moglie “Scusa, sono un cliente, ti richiamo” e attacca.

Il mio barbiere ripete questa scena quasi ogni volta che vado da lui.

Il mio barbiere, al termine del lavoro, mi mostra sempre l’effetto del taglio sulla mia nuca attraverso uno specchio tondo.

Il mio barbiere si fa i complimenti da solo: “sono il migliore”, “anche stavolta un taglio perfetto, eh?”.

Il mio barbiere sa che faccio lo scrittore.

Il mio barbiere non ha un’idea precisa di cosa significhi fare lo scrittore.

Il mio barbiere una volta che mi ha visto leggere un romanzo in attesa del mio turno mi ha chiesto: “E’ un libro che hai scritto tu?”.

Il mio barbiere presume che gli scrittori vadano in giro leggendo i loro stessi libri.

Il mio barbiere non saprà mai che ho scritto questa epopea su di lui. 




mercoledì 17 settembre 2014

CATTIVE RECENSIONI

Leggo in una vecchia biografia su Divine un aneddoto splendido:

Harris Glenn Milstead, in arte Divine (“la drag-queen del secolo” secondo il settimanale americano People), aveva sempre recitato in film underground e provocatori, in primis quelli di John Waters, e in spettacoli teatrali d’avanguardia. “Hairspray” era stato il suo primo ingaggio hollywoodiano, oltretutto in un doppio ruolo, uno in panni femminili e uno maschili. Il film viene invitato al festival di Cannes ed esce nei normali circuiti americani (e non nei soliti cineclub o salette di periferia come i precedenti). Divine, abituato a essere ignorato o denigrato dalla critica “seria”, per la prima volta riceve una vera attenzione da parte della stampa, con elogi pressoché unanimi per la sua recitazione. È il momento del successo e della sua consacrazione verso il pubblico mainstream. Gli viene addirittura offerto un ruolo in una sit-com per famiglie, che fornirebbe alla sua carriera la svolta definitiva. Ma, destino beffardo, dopo appena una settimana dall’uscita di “Hairspray” nelle sale, Divine muore per un attacco cardiaco durante il sonno. 
Il giorno del suo funerale, fra le decine di mazzi di fiori giunti da tutti gli Stati Uniti, ce n’è uno inviato da Whoopi Goldberg. Il biglietto dice: “Ecco l’effetto delle buone recensioni”. 


L’ho trovato commovente e strepitoso. 



martedì 9 settembre 2014

SCINTILLE IN ITALIANO

Quando nutri una passione sconfinata per un gruppo musicale di nicchia e ti capita di conoscere altri estimatori scatta una forma immediata di riconoscimento e identificazione: sulla sola base di un gusto condiviso hai l’impressione di ritrovare affinità molto più profonde e significative. Il bello è che tale impressione spesso si rivela fondata. 
Per diverso tempo io e lo scrittore Federico Baccomo (noto anche con lo pseudonimo di Duchesne e autore del best-seller “Studio illegale”) ci siamo incrociati in presentazioni letterarie e festival di letteratura, ma solo quando abbiamo scoperto, tramite alcuni video postati sulle nostre bacheche Facebook, di condividere un’assoluta adorazione per il duo americano degli Sparks è scoppiata fra di noi la scintilla (eh eh) di una reale e appassionata amicizia. Per questo abbiamo deciso di concretizzare questa forma di idolatria in qualcosa di pubblico: ci siamo messi a tradurre le nostre canzoni preferite del duo e le abbiamo raccolte in un tumblr.
Il progetto “Sparks in italiano” raccoglie i primi frutti di questo lavoro a quattro mani ed è destinato ad ampliarsi con nuovi contributi nei mesi a venire. 
Se non conoscete gli Sparks, o li conoscete solo in maniera approssimativa, provate a dare un’occhiata al contenuto dei loro testi. Forse capirete perché io e Federico li adoriamo a questi livelli.




mercoledì 6 agosto 2014

COSA LEGGO QUEST’ESTATE? STRANIERI!

Per non fare torto alla letteratura mondiale, che come tutti sapete è molto suscettibile sui miei giudizi, ecco anche alcuni consigli di lettura di narrativa internazionale.


AIMEE BENDER - La maestra dei colori (minimum fa)
Traduzione di Damiano Abeni e Moira Egan

Aimee Bender è un talento unico nel panorama della narrativa americana contemporanea. Autrice di storie surreali e immaginifiche, destinate a lasciare spesso sbalordito il lettore per la loro inventiva, ha firmato due romanzi di successo, ma è decisamente nella misura breve del racconto che rivela tutta la sua maestria. Quest’ultima raccolta ne è un eloquente esempio. Per quanto mi riguarda, ritengo che “Ricucire le tigri”, contenuto in questa antologia sia, a partire dal titolo, il più bel racconto che abbia letto negli ultimi dieci anni. 



Édouard Louis - Il caso Eddy Belleguele (Bompiani)
Traduzione di Alberto Cristofori

Un romanzo non sull’omosessualità ma sull’effeminatezza. Esordio letterario del giovane Louis, caso editoriale in Francia con oltre 200.000 copie vendute, il libro è la storia (fortemente autobiografica) di un ragazzino nato e cresciuto in un contesto rurale dominato dall’ignoranza e la violenza, nel quale gli stereotipi assurgono al livello di dogmi e un bambino incapace di mostrare nella voce e nei gesti la stessa virilità dei suoi compagni è destinato a ogni tipo di violenza e sopruso, a cominciare dalla propria famiglia. Romanzo feroce e toccante, la cui pagina finale è lo schiaffo definitivo per il lettore. 


DONNA TARTT - Il cardellino (Rizzoli)
Traduzione di Mirko Zilahi de’ Gyurgyokai

Grazie al cazzo, diranno i miei amorevoli lettori: consigliare un premio Pulitzer che è nella classifica dei best-seller da settimane. Bravo B. Bianchi, così siamo capaci tutti. 
Vero, però lasciatemi fare alcune osservazioni. 
Primo, che un romanzo di 900 e rotti pagine se non lo leggi in estate è ben difficile trovare un altro momento per farlo.
Secondo, che “Il cardellino” rappresenta quella rara e miracolosa combinazione di qualità letteraria in grado di soddisfare il lettore forte e trama appassionante in grado di esaltare anche la signora Pina della portineria. Il classico libro che puoi consigliare quasi a chiunque andando sul sicuro.
Terzo, che la Tartt pubblica un romanzo a decennio e questa sua stitichezza editoriale comunque è già un elemento che la rende interessante e atipica.
Quarto, che questo è al momento il migliore esempio sul mercato per sostenere la supremazia pratica dell’ebook rispetto al corrispettivo cartaceo. Non c’è paragone fra portarsi in vacanza un leggero ereader e l’equivalente di un mattone, in termini di peso e dimensioni. E lasciatevelo dire da chi ha scelto di viaggiare col mattone.


JOE BRAINARD - Mi ricordo (Lindau)
Traduzione di Thais Siciliano

Su Joe Brainard e sul suo seminale “Mi ricordo” ho già parlato innumerevoli volte. Se torno a farlo qui è solo perché questo libro è stato finalmente tradotto nel nostro paese ben quarant’anni dopo la sua pubblicazione originale negli Stati Uniti. A questa uscita ho dedicato una dettagliata recensione apparsa qualche settimana fa su Linkiesta e vi rimando a quella per i dettagli. In questa sede mi limito a dire che “Mi ricordo” di Brainard è un capolavoro assoluto e non dovrebbe mancare nella libreria di nessuno. Punto. 

DULCIS IN FUNDO

E dopo i consigli italiani e stranieri, se volete anche una cosina del sottoscritto da leggervi, perfettamente a tema con il periodo estivo, vi ricordo l’ebook che ho pubblicato alcuni mesi fa edito dal Corriere della sera. Si intitola “Sfondi scrivania” ed è la storia di una programmatrice informatica che per sfuggire al successo che l’ha travolta si rifugia in un paradiso tropicale. Lo trovate qui




Buone vacanze!

martedì 5 agosto 2014

COSA LEGGO QUEST'ESTATE? ITALIANI!

Ecco un po’ di suggerimenti di letture estive. Non ho scelto delle novità ma alcune delle cose più interessanti uscite negli ultimi mesi. E tutte rigorosamente italiane. 
Buone letture.



Giorgio Fontana - MORTE DI UN UOMO FELICE (Sellerio)

Sul terrorismo e gli anni di piombo si è detto e scritto tanto, ma a mio avviso pochi sono riusciti a rendere lo spirito plumbeo e la complessità di quegli anni come Giorgio Fontana in questo suo ultimo romanzo. 
Il protagonista, Giorgio Colnaghi, è un magistrato quarantenne che indaga su un gruppo armato responsabile di un attentato nel quale è rimasto vittima un deputato democristiano. Siamo a Milano, nel 1981. Colnaghi crede fermamente nella giustizia e nel suo operato, e tuttavia non può fare a meno di interrogarsi: perché questi ragazzi, che hanno origini proletarie come lui e professano di combattere contro il sistema, scelgono la violenza? Cosa pensano di ottenere uccidendo? Perché non può esistere un dialogo? Mentre l’inchiesta avanza il magistrato cerca di trovare risposte a questi dubbi, confidandosi con gli amici, confrontandosi coi colleghi, interrogando gli stessi terroristi. 
Il padre di Colnaghi era un operaio morto in un’azione partigiana quando lui era bambino. La sua ricerca di giustizia è anche un modo per ripercorrere le orme paterne, per cercare di ritrovare nella concretezza delle proprie azioni e nella forza delle proprie convinzioni il rapporto con quel padre che ha così tanto amato senza quasi mai conoscerlo.  
Sin dai suoi esordi Fontana si era rivelato un autore di talento. In questo libro, bellissimo,  raggiunge la sua piena maturità. 



Massimiliano Virgilio - ARREDO CASA E POI M’IMPICCO (Rizzoli)

Dotato di una delle copertine più originali che un romanzo recente possa vantare (la sovracoperta sembra una pagina di un catalogo Ikea), questo libro divertente e a tratti quasi cinico del napoletano Virgilio racconta un’ossessione tutta italiana: quella di “mettere su casa”, il mattone inteso come rifugio e traguardo, come tappa fondamentale nel percorso di maturazione individuale. Ma quello che valeva per per le generazioni precedenti non vale più per quelle attuali, vittime del precariato e dell’incertezza sociale più assoluta: anzi, aprire un mutuo può trasformarsi in un’angosciosa condanna. Michele, il protagonista trentenne di questo romanzo, è uno scrittore di scarso successo, sempre in attesa di versamenti mai effettuati da case editrici, riviste e siti con cui collabora, che trova un’imprevista fonte di reddito in un regista porno tardivamente ritornato alla fede cattolica che lo ingaggia come sceneggiatore. L’ansia di Michele è quella di stare al passo con le rate del mutuo e tutta la sua esistenza (relazioni sentimentali, amicizie, lavoro, rapporto coi genitori) ruota su questo. 
Un libro tragicamente divertente.



Quit The Doner - “QUITIALY” (Indiana editore)

Se bazzicate riviste e quotidiani on line avrete già sentito nominare Quit The Doner, pseudonimo dietro il quale si cela uno dei giornalisti indipendenti più arguti del panorama italiano. I suoi reportage per “Vice” o “Linkiesta” gli sono valsi elogi e bufere in egual misura: ha ottenuto sia il premio per il migliore articolo dell’anno sia la vibrante scomunica di Beppe Grillo in persona per un articolo che faceva a pezzi l’intero impianto del Movimento 5 stelle. Se non sapete chi sia, è venuto il momento di porre rimedio. 
Questo volume raccoglie i pezzi più significativi che Quit ha scritto negli ultimi anni e rappresentano una fotografia nitida e comunque allucinata del paese in cui viviamo. L’autore si è infiltrato nelle manifestazioni più disparate: dai convegni dei venditori di Herbalife ai raduni nazionali degli alpini, dal Lucca Comics al FuoriSalone di Milano, dagli aperitivi in spiaggia nel Salento ai mercatini di Natale di Bolzano, dai raduni dei complottisti ai festival musicali  dei fricchettoni. Ha intervistato sia il pubblico partecipante che gli organizzatori. Ha registrato reazioni, esaltazioni e contestazioni. E poi ne ha scritto. 
I meriti principali di Quit The Doner a mio avviso sono due: la capacità di fornire sempre un inquadramento storico o quantomeno sociale serio del fenomeno che sta analizzando e una lingua vivacissima, ricca di analogie spiazzanti e di battute irresistibili (provate a leggere l’articolo sugli alpini e non scoppiare a ridere di continuo, se ci riuscite).
Se anche siete il tipo di persona che non legge saggistica, fate un’eccezione per questo libro. Lo merita.



Michele Masneri - ADDIO, MONTI (minimum fax)

Trama: un amico e un’amica al supermercato una domenica pomeriggio di ritorno dal mare chiacchierano fra di loro mentre fanno la spesa. Fine.
Tutto qui? Sì, giuro, tutto qui. Eppure l’esiguità del plot non vi tragga in inganno: si tratta di un romanzo ultradenso di storie e soprattutto di cattiveria. Nel dialogo fra gli amici è contenuto il ritratto spietato di una Roma iperborghese e cafonissima, che si muove fra aperitivi su terrazze e vernissage esclusivissimi (a cui vanno tutti), cene in palazzi di principesse e fughe nelle case di Capocotta, weekend a Cortina e marchette ai festival letterari. Il gotha del cafonal, tenuto insieme da una rete di pettegolezzi e convenienze incontrollabili. 
Il titolo (occhio alla virgola) non è una citazione manzoniana ma il riferimento all’omonimo quartiere romano, simbolo della gentrificazione e della speculazione edilizia più sfrenata.
Quanto allo stile, l’autore ha praticamente compiuto un’operazione di mimesi linguistica, immergendosi fino all’osso nell’arbasinismo più puro e riprendendone ritmo, andamento e struttura per adattarli ai giorni nostri (operazione ancora più curiosa da compiersi con autore vivente e attivissimo).
Un romanzo fastidioso (per il mondo che tratteggia) ma che è difficile smettere.



Giorgio Scianna - QUALCOSA C’INVENTEREMO (Einaudi)

Ci sono autori che in Italia meriterebbero più considerazione e Giorgio Scianna è certamente uno di loro. Dotato di uno stile limpidissimo, che rende la lettura accessibile a chiunque senza tuttavia essere mai banale, Scianna dimostra in questo terzo romanzo di essere anche un ottimo conoscitore della psicologia adolescenziale. Il libro racconta di due fratelli rimasti orfani e affidati alla tutela di uno zio che vive a Pavia, ma che per il momento continuano a vivere (soli) nell’appartamento di famiglia a Milano per completare l’anno scolastico. Due ragazzini che cercano con coraggio e dignità di superare la tragedia e che devono comunque fare i conti anche con le piccole sfide che la loro età comporta. E basta poco per mettersi nei guai quando si è così fragili e confusi.

Un romanzo mosso da una costante tensione sotterranea, con un protagonista (il fratello maggiore) profondamente autentico e credibile.    

lunedì 14 luglio 2014

SPLENDORI E MISERIE DI MADAME ‘tina

Nell’introduzione dell’ultimo numero di ‘tina spiegavo che tornare al cartaceo è anche un modo per creare un oggetto che sia collezionabile. Concludevo l’intro chiedendomi: “Esiste davvero qualcuno a cui interessi collezionarli?”.
La risposta è giunta la prima serata di presentazione, che è stata un successo oltre le mie previsioni. Non è una frase fatta, è da intendersi alla lettera: non avevo previsto un afflusso così grande di persone. In una sola serata ho esaurito più di 100 delle 150 copie stampate. Come se non bastasse lo stampatore per errore ne ha prodotte 146 invece che le 150 pattuite, quindi ero rimasto con una quantità limitatissima di copie, assolutamente non sufficiente per sostenere un’altra presentazione o rispondere alle varie richieste che mi stavano arrivando da amici assenti alla serata e lettori via mail. Sul blog e nella comunicazione sui social avevo dichiarato che questa sarebbe stata l’unica stampa e non ce ne sarebbero state altre, ma in questo modo rischiavo di scontentare molta gente e (peggio ancora) limitare ‘tina cartacea a una sola distribuzione milanese. Che fare dunque? Dopo un paio di giorni di riflessione (e un’illuminante scambio di opinioni con l’autore della copertina, Alessandro Baronciani, grazie Ale!) ho ammesso il mio errore di valutazione e sono giunto a una soluzione salomonica. 
Ci sarà una ristampa. Altre 150 copie. Per differenziarle dalla precedente, avranno una copertina diversa (lo sfondo della Santa sarà arancione) e saranno firmate ma non numerate. In questo modo entrambe le edizioni presentano caratteristiche peculiari e hanno una loro ragione d’essere.

Come fare ad averle?

Ci sarà una nuova presentazione a Roma, giovedì 17 dalle ore 19, presso la libreria Giufà (a San Lorenzo, in via degli Aurunci 38). Anche qui, vino e chiacchiere, niente reading. La formula milanese si è rivelata vincente e andava replicata. Amici romani vi aspetto!

Porterò delle copie con me anche venerdì 18, quando sarò a Reggio Emilia ospite di “Questa è l’acqua - Festival sonoro di letteratura”. Farò una lettura di “Mi ricordo” alle 22.

Altre copie le porterò con me al festival dell’Argentiera (Sassari) dal 25 al 27 luglio.

Alcune copie della rivista da oggi sono anche disponibili presso la libreria Igor di Bologna in via San Petronio, 3.


Coloro che non possono raggiungere queste località e sono interessati a riceverne una o più copie mi scrivano all’indirizzo matteo@matteobb.com  Troveremo il modo, prometto. 


mercoledì 2 luglio 2014

SERA'tina

Avevo annunciato qualche giorno fa il ritorno di ‘tina al cartaceo con l’uscita del numero 29, ma non avevo dato ancora indicazioni su come sarà reperibile. Comincio ora col dirvi che ci saranno un paio di presentazioni pubbliche nelle quali la rivista sarà disponibile.
La prima sarà martedì prossimo, 8 luglio, dalle 19 in poi in Santeria, via Paladini 8 a Milano.
Saranno presenti gli autori del numero, incluso il celebre cantautore. Non sono previsti reading o performance o cose serie. Solo drink e chiacchiere.

La nuova 'tina di carta vi aspetta. Venite e spargete la voce.