martedì 13 novembre 2012

CONFESSIONI DI UN IDIOTA


Quest’estate ho sfiorato un incidente terribile. Ero su un treno che da New York portava a Boston. Il vagone era affollatissimo e io viaggiavo con una di quelle ingombranti valigie da viaggio intercontinentale. Giunto al mio posto ho visto che lo spazio sopra i sedili era già occupato da altri bagagli. Mi sono spostato più indietro. Mentre provavo a infilare la valigia in un alloggiamento libero il treno si è rimesso in moto e ho perso l’equilibrio. La mia valigia pesante è caduta sul passeggero di sotto e solo in quel momento, con un terrore assoluto, mi sono reso conto che si trattava di una madre con un’infante al collo. La donna ha gridato, tutti i passeggeri negli immediati dintorni hanno emesso un - Oh! - di spavento, io avevo gli occhi sbarrati e il sangue gelato nelle vene. Tutto è durato pochi secondi. In realtà, la valigia ha toccato il sedile e/o la testa della ragazza, scivolando a terra, non gli è precipitata in grembo. In pratica non è successo quasi nulla, ma al momento era difficile da stabile cosa esattamente fosse accaduto e che conseguenze potesse aver avuto. 
Quando mi sono chinato per controllare il danno, lei era protesa a verificare che non fosse successo niente al piccolo. Accanto alla giovane madre c’era una signora matura (forse sua madre, la nonna dell’infante), che mi inceneriva con lo sguardo. La comprendevo perfettamente. Io ero al di là della mortificazione, non sapevo bene che cosa dire (cosa si dice in queste circostanze?), ripetevo un mantra di inutili Sorry, sorry, sorry mormorati. Ero lì col fiato sospeso, in attesa di capire se ci fossero dei danni, cercando di ricostruire mentalmente la meccanica dell’accaduto. Solo quando ha capito che il bambino non era stato sfiorato, la ragazza si è voltata verso di me. Io ho detto, testualmente: - Forgive me, I’m a fool -, mi perdoni, sono un idiota. Lei ha risposto che era solo un incidente, che non era colpa mia e che l’importante era che il bambino fosse illeso. Era di una gentilezza sbalorditiva. L’altra donna non condivideva affatto il suo tono, mi fissava con odio ancora più manifesto.
Sotto il biasimo generale dello sguardo dei passeggeri ho portato la valigia all’estremità del vagone e l’ho abbandonata lì (l’arma del delitto, avevo vergogna persino a maneggiarla). Sono tornato al mio posto in uno stato di shock, non tanto per l’incidente in sé, che si era risolto nel migliore dei modi, quando per l’ipotesi agghiacciante di quanto avrebbe potuto andare peggio. (Un bagaglio di venti chili che piove addosso a un neonato: non riuscivo a pensare a niente di più tremendo). Dopo una decina di minuti mi sono fatto forza e sono andato di nuovo a controllare la situazione. Il piccolo dormiva, la ragazza era sorridente, la nonna continuava a odiarmi, ma con meno intensità. Ho chiesto scusa un altro centinaio di volte. 
Per il resto del viaggio ho cercato di leggere, di ascoltare musica, di rilassarmi. Sono riuscito vagamente solo mezz’ora più tardi a capire le parole del romanzo che avevo spalancato di fronte. Il mio cervello non era in grado di registrare informazioni al di fuori dei sensi di colpa.
Durante una fermata intermedia le vittime della mia incuria sono scese e, con mia sorpresa, la ragazza è venuta a salutarmi e a rassicurarmi di nuovo. (Sconosciuta che sei scesa dalle parti di New Haven, che non sai leggere l’italiano e che mai capiterai su questo blog, sappi che questo tuo gesto non lo dimenticherò mai).   

Ecco, sentivo di dover fare pubblica ammenda. Ci ho messo qualche mese, però ora lo confesso, perché ogni tanto di notte ci ripenso ancora e non prendo sonno. Perché lo so bene che gli incidenti capitano a tutti, ma solo un cretino come me può sollevare un peso del genere senza accorgersi che lo sta facendo sopra la testa della creatura più fragile di un intero convoglio. 


4 commenti:

Stefano vr ha detto...

che dire.....mi hai fatto rivivere la scena e sono stato male con te. quante volte anche la mia forte distrazione mi ha portato sull'orlo della tragedia e quante volte mi ripeto che da perfetto idiota devo stare più attento.....ma non c'è nulla da fare, i miei e nostri errori ci accompagneranno per sempre. quel piccolo americano crescerà bello e più forte....molto più forte.

Giorgio LLG ha detto...

che carina la madre che ha capito il tuo stato d'animo e ha pensato di rassicurarti! io le avrei chiesto di adottarmi

Maria Rita ha detto...

Mamma mia Matteo, il tuo racconto è così vivido! Anch'io sarei rimasta tramortita per tutto il tempo, il 'bello' è che queste cose succedono spesso e volentieri proprio a chi non le vorrebbe minimamente, ai tranquilli... quella giovane donna l'ha capito, anche se per la nonna sei passato come un 'terrorista'!!!
Dai, menomale che è stata 'solo' paura... senza danno. CIAO.

Vite Complicate ha detto...

Tiro un sospiro di sollievo insieme a te!!! Non ti colpevolizzare, io rimango convinta che ci sia un volume fisso di ca22ate che ogni essere umano deve fare nella vita... a noi che siamo personcine perbene ci capitano queste sviste epocali :-D