mercoledì 20 aprile 2011

BRUCIARE MILANO


Ho letto in questi giorni un romanzo catastrofista su Milano. Si intitola "Muori Milano muori!", è pubblicato dalla casa editrice Elliot ed è opera di Gianni Miraglia, scrittore atipico e antagonista, che già aveva dato prova di originalità col precedente "Six pack", romanzo di critica sociale ambientato in palestra e divenuto un piccolo culto, che l'autore presentava in performance dove alternava reading a flessioni sul palco. Per dire il tipo.

Questo secondo romanzo si svolge nel nostro prossimo futuro, un mese esatto prima dell'inizio dell'Expo. A Milano fremono gli ultimi preparativi. Le zone dove avverrano inaugurazioni ed eventi cominciano a essere recintate. Un nugolo di giovani di bella presenza e dall'inglese fluente è stato assunto per aggirarsi fra le vie del centro per rinforzare l'immagine di capitale della moda e della comunicazione italiana. Fa caldo e per un guasto alla rete fognaria l'intera città è immersa in un costante, quanto spiacevole, odore di escrementi. In questo scenario pre-apocalittico si colloca la vicenda del protagonista, Andrea, un grafico quarantenne licenziato dall'agenzia dove lavorava da anni. Coi risparmi ridotti al minimo, una moglie divorziata a cui passare gli alimenti, un padrone di casa che minaccia di sfrattarlo e con la stritolante consapevolezza che il suo curriculum lavorativo e la sua età matura sono armi spuntate per trovare una nuova occupazione, l'uomo si aggira tra colloqui di lavoro e tentativi di conservare un decoro apparente, che finga di collocarlo a un livello economico a cui, di fatto, non appartiene più: scarpe di marca, iPad, cellulari sfoderati come credenziali per dimostrarsi ancora perfettamente integrato al sistema. Una farsa destinata inesorabilmente a fallire, al punto che Andrea si troverà ad affrontare una caduta libera sulla scala sociale, fino a dormire nei parchi fra gli extracomunitari e a elemosinare avanzi nei bar, trasportando nello zaino sulle spalle gli status-symbol della sua carriera, e dunque della sua vita, precedente.

Miraglia è molto bravo a giocare con la metafora di una città che continua a vendere un glamour che ha perso da tempo e che si ostina a spacciare per scintillante realtà. L'approcciarsi dell'Expo scandito con un count-down, quasi un avvento religioso, sembra stringere le maglie intorno a un traguardo sempre più irraggiungibile: per Andrea un nuovo impiego che lo riporti alla rispettabilità sociale, per Milano a una manifestazione che la dimostri al passo con l'eccellenza europea e mondiale. La discesa agli inferi del protagonista è anche un'esplorazione geografica di zone che, da cittadino modello, non aveva mai visitato: i sotterranei della stazione centrale, i parchi pubblici di notte, le periferie dove barboni ed extracomunitari si accampano, i mercatini dove si vendono o barattano le proprie cose. Milano svela un'altra Milano, mostra un volto diverso, crudele, spietato, sporco, a chi l'ha vissuta solo da professionista affermato. E non sfugge l'ironia dell'autore, quando al protagonista sembra che proprio in queste zone l'afrore nauseabondo che impesta la città si senta un po' meno.

Miraglia, che nella vita è un pubblicitario e quindi ha uno sguardo privilgiato verso la dinamiche che regolano i rapporti sociali ed economici della realtà milanese, è bravo anche a testimoniare l'ostinazione di Andrea a conservare la propria dignità mentre tutto intorno a lui precipita, una rinuncia progressiva a privilegi vissuta con molta sobrietà e grande consapevolezza. La stessa idea di ribellarsi al sistema, di fare attentati che rovinino la festa, è ai suoi occhi destinata al fallimento, quando parte da gruppi di disperati senza coesione e senza altro collante che la comune miseria. La prospettiva di dare alle fiamme Milano dunque non è altro che un'utopia e persino a questa Andrea arriverà a rinunciare.

"Muori Milano muori" è un romanzo-denuncia che finge di proiettare nel futuro una crisi che è una cocente realtà, che trascina nelle sue spirali verso l'inesorabile e che non può fare a meno che indurci a riflettere.

L'altro giorno in metrò un'affissione elettorale del sindaco Letizia Moratti prometteva "Libri di testo gratis per le scuole elementari e medie". Qualcuno sotto a pennarello, pragmaticamente, aveva aggiunto: "Sì, brava, e intanto dobbiamo portare noi a scuola la carta igienica perché non hanno neache quella".

Forse Milano, qua e là, sta già andando a fuoco.


11 commenti:

Anonimo ha detto...

muori Milano, muori.....

fasti5 ha detto...

No vabbè per un grafico questo libro è l'apoteosi. Devo assolutamente leggerlo!

il critico della vita ha detto...

spero sia scorretto come il suo esordio..

gian ha detto...

mi ha incuriosito molto questo post. lo leggero' al piu' presto

Anonimo ha detto...

Non conosco l'autore...ma la curiosità inizia a scalpitare. eheheh...carlo deffenu

Anonimo ha detto...

Non so se comparlo. Six pack era proprio brutto!!!

Escort Torino ha detto...

bella metafora!

summ3rw1nd ha detto...

I cartelloni della Moratti... sto reagendo peggio a quelli che alle graminacee!
Da quel che leggo sembra abbia un approccio molto interessante!

Francesca*Luta ha detto...

Ne avevo sentito parlare per radio. Mi aveva incuriosito perché lui aveva parlato del fatto che la vicenda fosse ambientata proprio in un futuro prossimo, dopo la morte del nostro amatissiiimo Silvio. E descriveva un'Italia un po' disorientata dalla mancanza di un premier da odiare.
Visto che ne parli bene anche tu, mi sa che cedo e lo compro...

dIncontri ha detto...

bella article.




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Holaaaaaaa bella