giovedì 7 luglio 2011

Non si può insegnare a scrivere

Sono sempre stato per natura un tipo molto tollerante. Tendo a rispettare le opinioni degli altri anche quando non le condivido. Magari mi fanno imbestialire, ma giudico comunque sacrosanta la libertà di pensiero.

Detto questo, se c'è una cosa che proprio fatico a comprendere è la palese ostilità che molti dimostrano nei confronti delle scuole di scrittura. Si tratta di un movimento di opposizione strenua, che vanta pubbliche dichiarazioni indignate, la pubblicazione di articoli e libri che ne contestano rabbiosi l'esistenza.

La cosa a me fa sorridere, perché la stragrande maggioranza di questi contestatori parte da un assunto erroneo: che non si possa insegnare a scrivere. Il che è un controsenso. Se non si può insegnare a scrivere, allora non si può neanche insegnare a disegnare, a dipingere, a scolpire, a comporre musica. Eppure non mi sembra che questi stessi oppositori si battano per la chiusura di licei artistici e conservatori.

La scuola, per sua natura, trasmette dei saperi. Trasmette regole, tecniche, indicazioni. Aiuta l'allievo a comprendere una materia e a maneggiarla. Ed è questo che fa anche qualunque (buona) scuola di scrittura. Alunni con scarse capacità narrative possono arrivare al termine di un corso con segnali di miglioramento assai visibili, e questi sono risultati concreti, tangibili.

Quello che i contestatori idioti vogliono dire invece è: non si può insegnare il talento. E se fossero in grado di formulare la frase in questi termini allora avrebbero tutto il mio appoggio: è vero, non si può insegnare il talento. O uno ce l'ha o non ce l'ha. Chiaro e semplice. Ma questo non concerne la scrittura. Concerne l'arte in generale.

Del resto, molti di questi feroci oppositori poi dichiarano di essere ammiratori di Raymond Carver, o di Bret Easton Ellis, o di Jonathan Franzen. Tutta gente uscita dalle scuole di scrittura americane, sia chiaro.

E' un castello di carte così debole che vien fino tristezza a soffiarci sopra. Eppure ogni tanto va fatto, almeno per un'esigenza di chiarezza.

Quando ero uno scrittore alle prime armi non c'erano scuole di scrittura a Milano. Nel senso di nessuna in assoluto. Anelavo così tanto a frequentarne una che quando il Comune ha dato avvio a un primo corso sperimentale di scrittura creativa sono stato fra i primi a iscrivermi. La cosa era talmente approssimativa che la docente era una professoressa che aveva pubblicato un libro sulla stesura delle tesi di laurea ed era stata arbitrariamente precettata per fornire rudimenti di scrittura narrativa (immagino che il fine ragionamento alla base della sua scelta fosse stato: "Se sa insegnare a scrivere tesi di laurea saprà insegnare anche come si scrive un racconto, no?"). La tecnica principale di questa insegnante consisteva nel farci leggere brani di Virginia Woolf, di Hemingway, di Salinger e farci riscrivere dei pezzi "alla maniera di". Un corso di mimetismo linguistico, in pratica. Ma per me era già qualcosa. Mi ha fatto conoscere altre persone che come me condividevano la passione per la parola scritta, mi ha fornito alcuni stimoli letterari e mi ha fatto anche capire che probabilmente quello non era il miglior modo per condurre un corso di scrittura.

Tuttavia stiamo parlando di un tentativo pionieristico risalente a un paio di decenni fa e da allora le cose sono cambiate notevolmente. Oggi ci sono tante valide scuole, che forniscono una preparazione adeguata e a volte fanno fiorire veri talenti.

A me stesso è capitato, nei vari corsi in cui ho tenuto delle lezioni, di incontrare allievi che in seguito hanno pubblicato romanzi addirittura per Rizzoli o Einaudi. Sarebbero arrivati a questi risultati senza quei corsi? Probabilmente sì. Forse però avrebbero impiegato più tempo. Oppure, chissà, non avrebbero avuto l'incoraggiamento sufficiente per portare a termine il loro lavoro. Non potremo mai saperlo. E' chiaro che non esiste una regola, che ogni percorso artistico è fatto di abilità individuale, tenacia, occasioni fortuite, sintonie.

Ma a mio avviso qui il punto è un altro, e va al di là del talento: quando uno è bravo a scrivere arriverà prima o poi a dei risultati, con o senza scuole.

Invece mi chiedo: la signora senza ansie da pubblicazione che vuole però scrivere la storia della sua vita da lasciare in ricordo ai suoi nipoti, l'impiegato che ama scrivere racconti su viaggi immaginari che non ha mai fatto, il ragazzo che vuole provare a raccontare il mondo dei suoi compagni di classe ma che ha paura a cimentarsi nell'impresa di un romanzo, perché non dovrebbero avere qualcuno che li aiuti a farlo?

Devo ancora trovare qualcuno che dia una risposta sensata a questa domanda.

13 commenti:

Riccardo Fasti ha detto...

Gli estremismi non fanno mai bene. E nella maggior parte dei casi sono sempre immotivati, oltre al fatto di portare a continue contraddizioni. Perchè io penso che anche queste persone abbiano, per forza, imparato a scrivere così come credo che siano le stesse che hanno da ridire sulla "qualità di scrittura odierna" e quindi dovrebbero essere tutt'altro che contrari all'idea di qualcuno che si impegni nell'insegnare lo scrivere.

Gloutchov ha detto...

Vedi... il tuo articolo non fa una piega, ma c'è una sottigliezza che non citi.
Tu ti riferisci alle "scuole di scrittura". Niente di male a una scuola che insegni a scrivere.

Il problema è che molte, moltissime, preferiscono definirsi "scuole di scrittura creativa".

E qui casca l'asino. Quella parolina magica, la creatività, è la fonte di tutti i problemi.
Ci sono persone che pensano che in questo tipo di scuole si insegni a essere creativi, ad avere quel quid che invece è un fattore innato, e non si può insegnare.
Si può insegnare la grammatica, la sintassi di una frase, spiegare i metodi narrativi classici, quelli più all'avanguardia, i pro e i contro di ogni strumento narrativo... ma la creatività, quella non la si può insegnare.

La su può "addestrare", come mi disse tempo fa uno che teneva corsi di scrittura creativa. E' giustissimo. Io posso fornirti i mezzi per stimolare la creatività. Ma se non c'è... che cosa stimoli?

E basta navigare in rete, tra blog e quant'altro, e scoprire quanta gente ha fatto questi corsi credendo di diventare uno scrittore... piuttosto che di 'imparare a scrivere'. Blog e siti dove si trovano i lavori di queste persone. Lavori magari scritti in maniera magistrale, ma che non contengono idee, che parlano di cose già trite e ritrite, proprio perché a loro manca il quid.

Lo stesso tipo mi rispose che è meglio avere 100 romanzi scritti bene ma con trama banale che 10 romanzi frutto della creatività ma scritti malissimo.
Io non ne sono molto sicuro.

E comunque, ciò che contesto è l'uso inappropriato di quel termine... che secondo me fa da specchietto per le allodole, e attira persone che vogliono diventare scrittori perché pensano che la scrittura porti alla fama, e che scrivere sia più facile che suonare etc etc.

Tutti possiamo imparare a suonare il piano. Ma quanto potrebbero essere in grado di scrivere una sinfonia? Tra compositore e musicista c'è una differenza sottile... e la stessa differenza esiste tra uno che sa scrivere, e uno che ha qualcosa da scrivere.

Un bravo muratore è forse anche un bravo scultore? Per quanto non si possa escludere l'eventualità, dubito che su 100 muratori troverò altrettanti abili scultori.

Bisogna distinguere l'arte dalla tecnica. E' questo il problema, un sottilissimo problema...

Le scuole di scrittura dovrebbero definirsi "scuole di tecnica narrativa" o cose simili... insomma, dovrebbero mettere in evidenza che il talento, o la creatività, dovranno essere portate in aula dagli studenti (perché sono innate), mentre i professori insegneranno loro il modo di mettere in pratica queste capacità.

Ma non sempre viene fatto. E da qui scaturisce l'odio... che molto spesso è alimentato da studenti che le hanno frequentate, e quando ne sono usciti hanno scoperto di non riuscire comunque a diventare veri scrittori.

Anonimo ha detto...

Anche io ho insegnato scrittura creativa sporadicamente alla Holden di Torino e poi per la Miorelli a Milano, poi a Torino in una libreria e perfino al Liceo Scientifico di Asti. Generalmente trovavo persone già abbastanza consapevoli, perfino al Liceo. Era gente che che sapeva già più o meno cosa significa "racconto" e come si distingue dagli altri generi. Qualche ottusangolo l'ho trovato, ovviamente. Tipo uno che non accettava che non si scrivesse alla maniera di Edward Bunker. Se non scrivevi come lui, non valevi niente. Quindi se gli allievi sono già abbastanza educati e coltivati, l'insegnamento serve senz'altro. Serve tutto, per migliorare nella scrittura. Chiaro che se prendo un tronista dalla periferia di Milano e pretendo di farlo appassionare alla narratologia sto fresco. MBB conosce GORDIANO LUPI? Lui è il nemico numero uno del concetto di scuole di scrittura. MarDra.

Anonimo ha detto...

Uscendo dal seminato, anelo a farti da correttore di bozze!
Tramette, Allunni, aribtrariamente, lingustico, auiti.
Pubblicato da Matteo B. Bianchi a 01:35. L'ora spiega i piccoli errori.
Un beso, Rob

Ivano Porpora ha detto...

Non sono affatto convinto che non si possa insegnare a essere creativi. Anche perché l'idea non è propriamente quella di insegnare a esserlo, quanto di insegnare a esprimerlo.
Detto questo, sono completamente contrario alle scuole di scrittura. In realtà i veri scrittori hanno bisogno solo di un litro di whisky, una donna che li disprezzi, non aver dormito la notte e avere la barba lunga.
E chi, dico, chi ti può insegnare che whisky acquistare?

eva ha detto...

Lo dico sempre io, è il Romanticismo che c'ha rovinato a tutti...

E m'ha detto una volta una mia "vecchia" prof: "badi solo a non diventare sregolatezza senza genio".

Riccardo Fasti ha detto...

Secondo me c'è una confusione sul termine creatività, e quindi sull'idea di una scuola di scrittura creativa.

Si associa l'idea di creatività all'idea di "ispirazione", "immaginazione" "fantasia" "genio" "ingegno" e quindi, per questo, si pensa che sia impossibile insegnarla.

Ma il pensiero creativo segue degli stadi precisi, e conoscerli e affrontarli in modo corretto significa dare le basi per poter giungere alla creazione di un'idea nuova. Ovviamente non c'è la certezza del risultato di questa idea perchè gli stadi prevedono un lavoro di tipo razionale ma anche una maniera analogica, libera, fantastica che entra in gioco. E quella non te la insegna nessuno. Ma come si fa ad essere creativi, quindi a poter "creare" un'idea, quello si può insegnare.Se non fosse così non avrebbe senso il modello Poincarè-Wallas, ma anche lo stesso brainstorming o mind-mapping

Matteo B. Bianchi ha detto...

Concordo con Riccardo. Mi sembra che la disquisizione sul concetto di creativo non si discosti poi molto da quella sul talento. Esistono aspetti tecnici che si possono insegnare e trasmettere così come esistono abilità individuali che uno possiede o meno (e che non possono essere trasmesse).
Quello che io trovo ridicolo è l'opposizione verso UN tipo di scuola (scrittura) e nessuna forma di contestazione verso le altre (musica, pittura, scultura, ecc).
Seguendo il ragionamento che contesta una scuola di scrittura "creativa" allora contesto anche la definizione di liceo "artistico": perché insegna tecniche e non a diventare artisti.
Quanto ai miei CONTINUI errori di battitura, grazie a chi me li segnala. La verità è che uso un programma Word inglese e non ho la correzione automatica, quindi anche i più macroscopici refusi non vengono segnalati. Povero me.

summ3rw1nd ha detto...

Io posso dirti che, a parte il mio blog, non mi sono mai cimentato nella scrittura con l'intenzione di essere letto.
Nonostante non abbia mai avuto il desiderio di diventare uno scrittore, sinceramente un corso di scrittura lo farei. Come dici tu a volte si tratta semplicemente del desiderio di fare qualcosa MEGLIO.
Nel corso dell'ultimo anno spesso mi sono trovato in difficoltà perchè valutavo quello che scrivevo poco scorrevole/piacevole da leggere/chiaro.
Da profano non credo che l'eccellenza di uno scrittore si limiti al saper scrivere: quello che racconta e quello che vuole trasmettere devono essere tutta farina del suo sacco. Il resto è comunicazione, il resto si può migliorare.

jfmastinu ha detto...

Ho letto con grande interesse il tuo articolo su un tema che è certamente dibattuto ma che nel contempo forse non ottiene il giusto risalto. Premetto, non sono un esperto in materia, non ho mai nemmeno interagito con una scuola o un corso di scrittura, quindi non ne conosco le dinamiche o le modalità di accesso. Forse la discriminante, ma è verosimile che mi sbagli, sta nel fatto che questo tipo di scuole/corsi siano magari pochi, ma che soprattutto non siano gratuiti. Nel senso che comunque presentino magari dei costi onerosi e non accessibili a chi non si vuole limitare a scrivere le proprie memorie per i posteri ma pretende qualcosa di più dal suo "estro artistico" e ha ovviamente alle spalle delle solide basi finanziarie per accedere a questo tipo di scelta o di corso. Poi il talento, o predisposizione, a mio avviso è certamente un misto tra predisposizione naturale e impegnato esercizio costante, che una scuola, se seria, può incanalare, ma ripeto, dalle poche informazioni di cui dispongo, non è un'opportunità accessibile a tutti.
Un po' come il mondo dell'editoria, tu puoi avere talento, essere bravo, leggere tantissimo ma comunque se sei fuori dalle dinamiche di marketing o non ti trovi nel giusto luogo al giusto momento, beh, la tua passione rimarrà sempre archiviata sul pc, o sul cassetto del comodino (a meno che non ci si rivolga all'EAP, ma questa scelta purtroppo di tutto può fare tranne che farti sentire uno scrittore, se non in via puramente illusoria). Ok, sono andato in OT, scusatemi!
Comunque, se mai Vorrai decidere di aprire una scuola di scrittura, io mi ci iscrivo al volo! ;))
Buona giornata

ilaria ha detto...

Io ho seguito un corso di scrittura con Bruna Miorelli e spero di replicare il prossimo settembre. Quando mi chiedevano se volevo scrivere un libro rispondevo di no, che volevo imparare a leggere (vi tralascio le reazioni). Infatti la cosa che mi ha stimolato di più è stata proprio la lettura, ma una lettura diversa, più attenta a certi particolari: ai dialoghi, all'io narrante,al non detto,alle descrizioni delle situazioni. Quindi per me è stato fondamentale; durante il corso non ho mai scritto, perchè proprio non mi veniva, finito il corso ho cominciato a scrivere di una mia nuova esperienza. Non ho nessuna intenzione di scrivere un libro, ma mi piace poter incontrare scrittori, scoprirne di nuovi,la scoperta di questo blog deriva proprio dal corso. Insomma gli stimoli sono veramente tanti.Inizialamente dicevo che frequentavo un corso di scrittura (anche a me il termine creativa non va a genio), molti mi replicavano : "Ah bella calligrafia?" Allora specificavo sempre "creativa". Al prossimo corso!

Deisy Montiel Rincon ha detto...

Vorrei ringraziare a Matteo, per tutte l·spiegazione che ha datto, veramente interesante, anche se per una Straniera come me, che come avete visto non riesco ad scrivere bene il Italiano, ma non essendo un Essere Umano, con delle mediocrita e paure d·sbagliare ho creduto oportuno lasciare il mio punto de vista, o sia cio che io penso, e vero le Scuole sono necesarie, perche te fanno capire cio che tu magari da sola, non poui farlo, io sono anni che trato di fare , meglio scrivere un libro, ho fatto dei raconti, della mia vita, della mia Profesione, decio che acade on torno a me, scrivo delle poesie, le persone che le hanno letto, dicono che sono belle, epure non sono riuscita ancora a publicare niente, io sono di Venezuela, avrei voluto avere vicino la Scuola d·imparare a scrivere o pure avere la forza della creativita che ha avuto Matteo, Increibile, veramente sei Grande, ho visto un Programa di RAI 1 Internazionale, dove hai spiegato il tuo inizio, veramente admirevole, magari tu me puoi dare dei consigli, grazie, Avanti....

Maria Antonietta Pinna ha detto...

vi linko questo dialogo su corsi di punteggiatura e scrittura creativa:

http://controcomunebuonsenso.blogspot.it/2013/04/humor-tumor-i-dialoghi-di-psico-pinna.html

la creatività non si insegna, la punteggiatura si impara alle elementari.