martedì 9 aprile 2013

TELEVASIONE


Da diversi anni ormai mi capita occasionalmente di assistere a un fastidioso fenomeno sociale. 
Sono a una festa, o a una cena o a un incontro alla presenza di sconosciuti. Quando il discorso cade sulle reciproche professioni e rispondo “Faccio l’autore televisivo” capita che qualche interlocutore si affretti a dichiarare “Scusa, non ho la televisione”. 
La reazione mi sorprende sempre. In primo luogo perché non capisco il bisogno di giustificarsi: se qualcuno dice che fa il meccanico nessuno risponde “Scusa, la mia macchina funziona benissimo”, se si presenta una maestra d’asilo nessuno si premura di replicare “Scusa, non ho figli al di sotto dei sei anni”. Il fatto che io lavori in tv non implica che tu debba possedere l’apparecchio o usufruirne. Anzi, sinceramente, chissenefrega. Per quanto mi riguarda puoi anche non avere caloriferi o fare il bagno solo nel latte di capra. Però è chiaro che il sottotesto qui sia un altro: dichiarare di non possedere il televisore significa tracciare un confine, sottolineare una diversità di vedute. Chiedono scusa, ma il tono è quello di chi si vanta. Il significato reale della frase sembra essere: “Io con quella roba non voglio averci niente a che fare”. E la prova di questo talibanesimo è che la giustificazione precede sempre la specifica riguardante i programmi per cui lavoro. Potrei essere autore di “Report” o “La prova del cuoco”, per loro sarebbe uguale. Vogliono sottolineare che rifiutano lo strumento in toto, al di là dei suoi contenuti. Ci tengono a farlo. 
Talvolta la faccenda finisce misericordiosamente lì (sono a una festa per svagarmi, l’ultima cosa di cui vorrei parlare è il lavoro, come tutti immagino). Spesso però avviene il contrario: basta che la sillaba “tv” venga evocata perché lo sconosciuto si senta in dovere di aggiungere, a riprova del proprio disprezzo, anche un commento sulla scena penosa avvenuta l’altro giorno in quel talk show pomeridiano o nel tale programma del sabato sera, che certamente lui non ha visto, ma ne ha letto sul giornale e ne ha trovato spezzoni su internet. (Non so cosa si aspetti da me, in questo caso: che difenda la categoria dei lavoratori dello spettacolo in generale? Che giustifichi comportamenti di personaggi che magari io stesso detesto, avvenuti in programmi che non guardo? Che mostri di avere notizie specifiche e di prima mano sullo svolgimento dell’episodio in questione? Boh). 
Altrettanto di frequente avviene che la mia professione venga presa come metro di giudizio nei miei confronti per qualunque cosa: se non sono a conoscenza di un fatto di cronaca (“Mi meraviglia che proprio tu che lavori in televisione...”), se non rido a una battuta (“Certo che per essere un autore tv non sei così ironico...”), se ignoro l’identità di certi personaggi (“Ma come? Tu che frequenti questo ambiente...”). Lavorare in tv ai loro occhi significa evidentemente essere al centro del mondo e della conoscenza, mi rende onnisciente e mondano. Mio malgrado. 
Ormai temo la situazione. Un paio di volte, in occasioni sociali, mi sono trovato a mentire: “Faccio ricerche marketing per prodotti industriali”. La noia negli sguardi degli astanti come salvezza per la mia serata.


13 commenti:

Gianmarco Celia ha detto...

Grazie.
Come quando dico: "lavoro in uno studio di doppiaggio" e la risposta è "ah, ma io preferisco vedere in originale".
Echissenefrega.
Non sono solo.
Grazie.

賈尼 ha detto...

Io lavoro in televisione e di solito mi succede la stessa cosa: “Scusa, non ho la televisione”; rispondo “Neanch'io” [bugia] e poi nessuno mi rompe più i santissimi.

poison ha detto...

io non lavoro in televisione, ma quelli che ti dicono "io non ce l'ho la televisione" e nel frattempo ti guardano con malcelato disprezzo, come se la televisione fosse il male li prenderei a testate.

Simone ha detto...

Capisco benissimo il fastidio, perchè proprio di fastidio si tratta, che si prova in queste situazioni. Sinceramente penso che per molti lavori catalogati un pò "fuori dal comune" si possa ottenere la stessa reazione. Io faccio l'assistente di volo e non ti dico cosa me ne sento...a volte arrossisco per le "cavolate" (metto le virgolette per non usare un'altra parola)che mi dicono. Ora rispondo sempre con un ah?che bello! voli spesso?(che per loro sarebbe prendere un volo una volta al mese) bene... e poi sorrido cercando con lo sguardo un nuovo interlocutore...quante ne avrei da raccontare a riguardo...comunque Matteo: tanta solidarietà! ;-)

Anonimo ha detto...

Fare paragoni, confrontarsi e giudicare in Italia è il secondo sport nazionale dopo il calcio. Secondo me, una persona si sente legittimata a sminuire quello che fa l'altro, solamente per dimostrare a se stessa che la sua vita non fa poi così schifo. E invece effettivamente la sua vita fa schifo. Altrimenti non avrebbe bisogno di questi meccanismi psicologici di autodifesa. Esopo è ancora attuale.

vinz ha detto...

Io ho cominciato a dire "ah, io la televisione l'adoro".
Che e' un po' vero, visto che continuo a guardarla, per cui mi deve piacere, senno' non lo farei.
Le reazioni sono molto interessanti.

E comunque, le casual conversation (e quindi, di rimando, le occasioni sociali in toto) sono un male da estirpare. Io ne sono quasi totalmente guarito.Molto meglio la tv. :-)

Macsi ha detto...

bè io la televisione l'adoro davvero. Specie i tuoi programmi.

Anonimo ha detto...

a stupirmi di più, in generale, è il fatto che nel momento in cui si risponda alla domanda "che lavoro fa?" si finisca automaticamente in un cassetto bello o brutto che sia: ma io non SONO il mio lavoro, no? Infatti ho sempre detto "FACCIO questo", non "SONO questo", anche se di solito non serve a nulla e noto apprezzamento o delusione a seconda degli ambienti

Anonimo ha detto...

secondo me non è questione di lavoro. si cerca consenso approvazione riconoscimento.
sembra più narcisismo mascherato, un pò vittimismo l'altra faccia dell'egoismo

SAra ha detto...

io ce l'ho la televisione e riesco a guardarla tutta senza farmi lobotomizzare.
sono l'eroina del nuovo millennio.
lo so.
sara.

behemot/ m.c.comparato ha detto...

Paola&Chiara television che diavoleria è?
Non guardare la televisione, ma seguirne tutti i programmi su internet credo sia la nuova tendenza, come se la scatoletta in sé fosse nociva; su Youtube si trovano molte più assurdità, come i prediciottesimi (scoperti ieri, volevo citarli), per non parlare di Facebook con le sue immagini di fiori e frasi d'amore, o citazioni errate; però su Youtube ci sono un sacco di brani e filmati che diversamente andrebbero persi, e su Facebook c'è anche Micromega, Anonymous, l'Anpi, il Premio Italo Calvino, etc. Quelli che ancora oggi si scagliano contro la televisione fra un po' si sposteranno definitivamente contro Facebook, dal loro account Twitter o da Wordpress, oppure Anobii certamente. Contenti loro.

Anonimo ha detto...

E' solo un risvolto della medaglia, diciamola tutta. C'è chi, invece, a "lavoro in tivù", va in brodo di giuggiole e inietta acido ialuronico nell'ego dell'autore. O sbaglio? Molte volte mi è capitato che l'autore diventasse, così, il centro dell'attenzione e fosse invitato a snocciolare aneddoti che nemmeno un vangelo apocrifo ritrovato per sbaglio negli studi di "Voyager". Se per alcuni la televisione è solo il pretesto per sfoderare un pernicioso snobismo, per molti altri rappresenta un vero e proprio feticcio.
Per lo meno io amo ascoltare anticipazioni e retroscena, vivere per un attimo l'atmosfera del "dentro la scatola".
A proposito, quando ci vediamo?

Un abbraccio.
Valerio

Anonimo ha detto...

io ogni volta che dico che non ho la tv vengo tacciato di snobismo, anche se lo dico per rispondere a chi mi dice "lavoro per il programma xyz" e io mi sto giustificando per il fatto di non conoscere il programma.
chi ha la tv non capisce che chi non la ha certe cose non sa proprio che esistono.
per loro lo facciamo apposta per dargli fastidio :D
Giorgio