mercoledì 29 maggio 2013

TESORI IN RETE


Da diverse settimane non aggiornavo il blog. Per farmi perdonare, vi segnalo una serie di link interessanti che ho scovato in Rete ultimamente. A testimonianza del fatto che non sono stato del tutto inattivo. 

La rivista letteraria “Cadillac” ha cambiato faccia. A partire dal numero 5, rilasciato da qualche settimana, si presenta con una nuova veste grafica, nuove rubriche e nuove importanti collaborazioni, come quelle con la rivista inglese “Five dials” e le americane “McSweeney’s” e “n+1”. In pratica, accanto ai racconti di autori italiani esordienti, pubblicherà traduzioni esclusive di testi tratti dalle prestigiose colleghe straniere. Un gran bel risultato per una pubblicazione così giovane. Fra i racconti di questo numero vi suggerisco in particolare “Arboricoltore” dell’irlandese Eimear Ryan, un piccolo gioiello, a mio avviso. Scaricate il nuovo numero qui.

Da un paio d’anni Peter Cameron tiene un blog, ma in segreto. In questi giorni ha deciso finalmente di renderlo pubblico e così siamo venuti a scoprire l’esistenza di questo “Extreme legibility”, blog dal taglio curioso e del tutto personale, nel quale fa l’elenco di tutti i libri che legge “prima di dimenticarsene” (come recita il sottotitolo). Brevi recensioni d’autore, accompagnate talvolta anche da informazioni tecniche (dove ha trovato il volume, in quale edizione, se conosce l’autore...). E’ come sbirciare nel mondo di uno scrittore attraverso le sue letture. Un’idea che sarebbe bello se altri scrittori decidessero di seguire. 

A chi non è mai capitato di acquistare un libro usato e trovarci dentro un ricordo involontario del proprietario precedente? Fotografie, cartoline, foglietti di appunti, biglietti di treni, aerei e tram, quasi sempre utilizzati come segnalibro e dimenticati a fine lettura. Il sito letterario italiano Archivio Caltari dedica da tempo una rubrica intitolata “Libri usati con qualcosa dentro”. È bellissima, andateci a curiosare. [Anch’io ho fatto un ritrovamento simile una volta, ne ho parlato qui]

La migliore risorsa in rete per chi è interessato alla letteratura omosessuale americana (o per meglio dire, GLBT) è il blog “Band of Thebes”. Aggiornato quasi quotidianamente, il blog offre recensioni di qualunque romanzo pubblicato sul tema, annuncia premi e riconoscimenti legati al settore, celebra anniversari di scrittori, offre anticipazioni sui libri in uscita. Si sta via, via costituendo come una preziosa enciclopedia on line, accuratissima e in costante ampliamento. Imprescindibile per chi si occupa di queste tematiche. 

Nutro da tempo una specie di feticismo per la corrispondenza postale e non potevo non apprezzare i contenuti di “Letters of note”, altro blog americano, che riporta riproduzioni autografe di missive di personaggi celebri, ma anche scambi di lettere fra una bibliotecaria e una casa di produzione cinematografica, una dedica privata di Norman Mailer a Ernest Hemingway, la trascrizione delle lamentele che il pittore H.R. Giger scrisse alla 2oth Century Fox in merito al film “Alien 4”, una lettera dell’attore Sidney Poitier al presidente Roosvelt... Insomma: lettere notevoli, come giustamente il titolo promette. 

Lo scrittore e giornalista Alberto Forni, già fondatore dello spettacolare blog “Fascetta nera”, ha da poco dato vita a un sito interamente centrato sull’autopubblicazione digitale, che include interviste, saggi, traduzioni di articoli stranieri e numerose indicazioni pratiche per chi ha un libro nel cassetto e intende esordire sulla rete. Si chiama semplicemente “Il tuo ebook” ed è davvero molto utile. 

In cosa si differenzia una casa editrice dedicata ai libri d’arte rispetto a una classica di narrativa? Lo spiega bene l’intervista che il blog della rivista “The believer” ha fatto all’editrice indipendente Lisa Pearson di Siglio Press, che fornisce anche consigli a chi vuole cimentarsi nello stesso campo.



3 commenti:

Andrea Montagnoli ha detto...

Cameron per fare l'm-dash digita due n-dash, è proprio vero che non si può mitizzare nessuno.

Matteo B. Bianchi ha detto...

Ehmmm... Me la spieghi? Forse non conosco così bene l'inglese per capire l'osservazione.

Andrea Montagnoli ha detto...

Scusami, è una deformazione professionale. L'n-dash (o meglio en-dash) è il trattino breve e si usa ad esempio per scrivere n-dash, oppure per separare numeri o lettere. L'm-dash (o meglio em-dash) è il trattino lungo che in italiano non si usa quasi mai—equivale più o meno alle nostre parentesi o ai due punti. Molti anglofoni digitano due en-dash di seguito al posto di un em-dash che è più complicato da digitare su una normale tastiera. Un po' come scrivere "xche'" al posto di "perché". I due en-dash e i doppi spazi sono gli errori più frequenti che mi capita di notare. Ad esempio Cameron scrive nel suo blog: "In an effort to remember more -- anything -- about the..."