lunedì 9 giugno 2014

QUELLI CHE CI PROVANO

Una categoria, forse tipicamente italiana, che non ho mai ben capito è quella di chi ci prova. Non mi riferisco a chi si getta con entusiasmo e anche la necessaria incoscienza verso nuove imprese, mettendosi a rischio pur di cambiare la propria situazione. Questa è gente che ammiro e talvolta invidio (respect!). 
No, parlo di chi si intrufola in situazioni nelle quali è del tutto estraneo, chi gareggia in competizioni senza averne alcuna preparazione, chi si presenta a concorsi senza nessuna competenza. La falange di chi ci spera, nonostante tutto.  
Mi è capitato più volte, e in contesti del tutto differenti, di avere a che fare con simili individui. Tipo, essere giurato in un concorso per un romanzo e ricevere una raccolta di poesie. O un concorso per un racconto giallo e ricevere un racconto porno. O un concorso per un romanzo d’avventura e ricevere le meditazioni di una suora in convento (giuro) (e no, non c’era l’intento post-post-postmoderno di fare passare la clausura per una forma filosofica ed extreme di avventura: semplicemente non c’entrava nulla). 
Ogni volta mi chiedo: ma chi compie questi tentativi cosa pensa che possa accadere? Che l’intera giura, colta da alterazione psichica collettiva, premi un’opera del tutto fuori contesto? Che si dimentichino il tema del concorso? Che non si accorgano che è fuori tema?
Altro caso, ancora diverso: i casting televisivi. 
Due anni fa dovevo selezionare i tifosi delle varie squadre da inviare negli stadi come inviati di “Quelli che il calcio”. In quel caso la richiesta era semplice: cerchiamo veri appassionati. Eppure anche lì c’erano gli intrufolati improponibili. Quelli che approssimavano (“...Oddio non è che proprio segua tutte le partite della squadra...”, “...Adesso come adesso non mi viene in mente come si chiama il capitano...”), quelli che confondevano i ruoli (chi quasi non parlava l’italiano e pensava di saper fare telecronache, le solite ragazze discinte convinte che la velina funzioni sempre e comunque), quelli che fingevano di ignorare le richieste (i tifosi di squadre di un altro campionato), quelli che rasentavano il genio del qualunquismo (la mia preferita di tutte, una ragazza che ha dichiarato: “Non è che io sia proprio tifosa di una squadra in particolare: comunque, forza Serie A!”).   
Io capisco che ci siano casi nei quali va bene provarci: alla selezione del Grande Fratello ci può andare chiunque ed è pacifico. Ma se io sto cercando un tifoso che commenti le partite, come pensi che possa scegliere te che ignori persino i titolari della squadra? Quale assenza di connessioni neurologiche potrebbe portarmi a considerarti idoneo quando non sai neppure  in che categoria gioca la tua (presunta) squadra? Ma soprattutto, ammettendo che ciò avvenga, perché vorresti andare al massacro (inviato in una circostanza nella quale non saprai cosa dire)?
A certi non ho potuto fare a meno di chiederlo: scusa, ma se non sei tifoso, se non ne sai niente di calcio, perché hai fatto questo provino?
E la risposta, un’ammissione di colpa serena accompagnata da un sincero sorriso, è sempre, inesorabilmente la stessa: “Ma sai, uno ci prova sempre, no?”.

Ecco: no, non so. Evidentemente, perdonatemi, non ci arrivo proprio. 

2 commenti:

aerdna ha detto...

Caro Matteo,

non è forse lo stesso atteggiamento del "provare a dare un esame" di tanti studenti universitari? Tre, quattro, cinque, dieci "tentativi", senza avere seguito il corso, senza magari avere aperto un solo libro, con la speranza di "capitare" con un professore annoiato o un assistente stremato che dà un 18 a tutti? (E tanto degli uni quanto degli altri ce ne sono, sì che ce ne sono) L'Italia è un paese che, oltre ad affidarsi a raccomandazioni e corruzione, "crede" fermamente nella fortuna, nella botta di culo, nelle scorciatoie di qualsiasi tipo, mentre la preparazione, il sacrificio, la cultura sono sostanzialmente da sfigati... È un sistema di "valori" trasversale, da nord a sud, dai giovani ai vecchi, dai poveri ai ricchi, con sempre meno eccezioni.

Piero Balzoni ha detto...

Già, ma ti assicuro che nel caso degli esami universitari esistono studenti che "ci provano" e ottengono anche voti prestigiosi. La laurea fa brodo...