giovedì 15 gennaio 2015

“COME LEGGONO GLI SCRITTORI” (24) - MARCO ROSSARI


L’ultimo libro di Marco Rossari è “L’unico scrittore buono è quello morto” (edizioni e/o).

1 - Tutti soffrono del “blocco dello scrittore” prima o poi, ma ti è mai capitato il “blocco del lettore”? Se accade come ti comporti? Ti “abbassi” a leggere qualcosa di più “leggero” o non leggi affatto?
Mi capita di continuo. Anche se in generale leggo sempre qualcosa. Un racconto, una poesia, una raccolta di qualcosa. È difficile che non apra un libro per più di qualche ora. Comunque a volte mollo il libro senza problemi, altre volte ne comincio un altro pensando di tornare più tardi al primo (che è poi a sua volta è stato l’altro di un altro, come in un’immensa orgia letteraria che è la mia libreria), altre ancora insisto. Quando facevo il lettore di professione per dare un parere editoriale (cosa che in realtà non smetti del tutto di fare e che è un modo coatto, strano, di leggere), mi capitava di avere davvero la nausea da storie, da stile, da tutto. Allora mi abbandonavo a qualche altro mezzo: un film, una cena con gli amici, un bicchiere, Pac Man, l’ottovolante. In generale quel tipo di lettura rischia di rovinarti, perché devi imparare a farti un’idea precisa in fretta, mentre i libri hanno movimenti inaspettati, sacche vuote, scarti. Insomma, è vero che il colpo d’occhio è decisivo, ma è importante anche immergersi. Allo stesso tempo questa idea della lettura lineare è strana. Un tempo si studiava o si pregava. Poi è arrivata la lettura come intrattenimento, come visione o comprensione del mondo, come posa intellettuale. Ora sembra un martirio, un obbligo, un inferno. Zuckerberg e i due libri al mese. Il cugino che al pranzo di Natale ti guarda affranto: “Dovrei leggere di più”. Ma fai quel cazzo che ti pare. Per me poi una bella pagina, se sai leggerla, è più importante di cento stronzate, che siano prodotti di basso livello o alti ma pretenziosi, quindi bassi. Di Holly Golightly in ospedale Capote dice che ha “gli occhi chiari come acqua piovana”, non basta questo per chiudere la giornata? No, bisogna leggere cento romanzi. Poi, come diceva qualcuno: “Si possono leggere dieci libri una volta o un libro dieci volte”. Per scrivere, ad esempio, ne basta uno che colga nel segno.

2 - Che genere leggi di più (narrativa, saggistica, poesia)? Di solito leggi libri del genere che tu stesso scrivi? In cosa è differente la tua esperienza di lettura quando leggi qualcosa al di fuori del genere che scrivi?
Leggo soprattutto narrativa e poesia. Vorrei leggere più saggistica e spesso esperienze di grande godimento mi sono venute da lì (penso ad esempio a un fantastico libro biografico sul giovane Stalin). Quando non leggo per lavoro cerco di muovermi verso esperienze diverse, dove a volte trovi nuove fonti a cui dissetarti. Oppure mi lascio convincere da altri. Ogni tanto torno agli autori che amo di più, ma a volte deraglio. L’ultima grande scoperta è stata una decina d’anni fa Curzio Malaparte. Comunque sono abbastanza aperto. Anzi, forse la curiosità mi frega molto. Leggere (e amare) troppe cose diverse non sempre aiuta ad ampliare la tavolozza, a volte ti mette fuori fuoco. 

3 - Dove leggi di solito? A letto? In treno?
Sdraiato, se posso. In treno, molto. Al cesso leggo solo poesia: è l’ideale. In generale amo essere comodo perché leggo lentamente, se il libro mi piace. Se non mi piace, comincio a soffrire. Se è scritto male, mi irrito parecchio. E non salto paragrafi ecc. Quindi se vedi su un treno uno che rincorre un controllore per fargli sentire ad alta voce quant’è scritta male una pagina, sono io.

4 - Leggi mai per “piacere proibito”?
Solo Umberto Eco. È questo il problema.

5 - Leggi narrativa per ragazzi (Young Adult)? Leggi narrativa di genere?
Poco Young Adult. Per giovanissimi, poesie e qualcosina di narrativo, sì. Di genere, dipende. Se intendi gialloni alla Patricia Cornwell, pochi. Se intendi hard-boiled, sì (ho sempre avuto un amore viscerale per Chandler, ad esempio). Se intendi fantascienza, non quanto vorrei. Se intendi western, che western intendi? Se intendi commedia, che commedia intendi? Se intendi horror, che horror intendi? Se intendi thriller, che thriller intendi? Non credo molto ai generi. Credo nella pagina.

6 - Tendi a leggere libri più brevi o lunghi?
Non faccio differenza. Ma in generale ho un problema di accumulo, compulsione, delusione, fastidio, appetito, confusione, distrazione, attenzione, mania. Quindi un libro di 800 pagine mi crea qualche problema, se non sono in viaggio o non è per lavoro. Però ci provo lo stesso.

7 - Quando finisci un libro quanto aspetti prima di cominciarne un altro?
Mi sembra di non finire e cominciare niente. Mi sembra di leggere una serie di libri tutti insieme fin dall’età della sragione.

8 - Leggi più libri contemporaneamente?
Sempre. Solo quando viaggio mi dedico a un solo libro per volta. E mi piace. E se il libro è quello giusto, è bello. Se non è quello giusto, sto molto male. 

9 - Leggi con una matita in mano (cioè, prendi appunti a margine delle pagine o da qualche parte)? È importante se lo stai leggendo per recensirlo?
Detesto farlo, ma leggo spesso con una matita in mano. Sull’iPad sottolineo con l’evidenziatore, cioè appunto evidenzio, ed è più comodo, ma leggere è più scomodo. Sì, se devo recensire è importante. Tanto che se ho già letto il libro, lo recensisco di malumore perché preferirei avere le sottolineature.

10 - Se scrivi recensioni/sei un critico leggi il volume più volte prima di sottoporre la recensione? Cominci a scriverla prima di aver finito il libro?
No. Di base, una sola volta. Comincio a scrivere la recensione più o meno quando sono a tre quarti del libro, ma già prima comincio a segnarmi brani, parole, appunti. È come se il libro si travasasse nel pezzo lentamente, in formato mignon, fino a comporre un commentario, che non per forza è positivo.

11 - Come decidi cosa leggere dopo? Tieni conto del fattore diversità quando scegli che libro leggere? (es. cerchi di non leggere solo libri scritti da maschi bianchi?)
Non decido. Non so dirti. I libri entrano in casa in mille modi. Ne acquisto molti. A volte non resisto alla bancarella, altre volte un caritatevole ufficio stampa mi manda qualcosa. Oppure ricevo un regalo. Prendo libri in prestito dalla biblioteca. Li rubo a casa di qualcuno. Poi dipende molto dalla prima pagina. Da come mi trovo dentro il libro. In generale mi piacerebbe leggere anche le ricette della Parodi, per vedere come vende quel tipo di racconto. Quindi in libreria sono perduto: andrei dai resoconti di viaggio alle fiabe lapponi agli studi di sociologia. Poi ci sono libri che proprio ti chiamano, anche a distanza di anni. A volte penso che sarebbe bello, invece, leggere senza sapere niente dell’autore, senza interferenze date dal paratesto o dalla critica o dal passaparola. Anche lì, è la pagina a parlare in modo più interessante e sarebbe bene mantenere sempre quello sguardo virgineo. Come ho detto prima, quando lavori in editoria e fai il lettore (che è di per sé una definizione interessante: fare il lettore) ti arriva un manoscritto senza manco il titolo, una cosa informe appena scodellata, ancora sanguinante, da chissà quale autore americano, e devi collocarlo e capirlo ed è davvero bello esplorare a tentoni una stanza buia, perché ridefinisci gli oggetti al tatto. Mentre di norma c’è la lucina della casa editrice, del recensore, dei social a cercare di farteli guardare in questo modo o quell’altro. 

12 - Quanto è importante per te leggere i libri che sembra che tutti stiano leggendo (il primo in classifica, il vincitore dell’ultimo premio, ecc.)? Leggi libri recenti o più spesso libri vecchi?
Non mi importa molto. Se uno scrittore “alto” è molto pompato, ho una spinta ambivalente, di attrazione e repulsione insieme. Mi infastidiscono le mode, perché spesso nascondono un certo conformismo. E poi a volte uno scrittore affermato viene trascurato per anni, pensa a Bolaño o a Carrère (e, per esempio, Limonov non mi ha convinto). A volte, se parli invece di superbestseller, mi viene curiosità, per capire come sono. Sono felice di fare i pugilati letterari, quel giochino in cui ci si confronta su un libro (specie di successo), perché mi ha costretto a leggere 50 sfumature, Acciaio e Dan Brown. Mi pagano per leggere stronzate, è una figata! Se no, forse non avrei trovato il tempo. O la voglia. O avrebbe prevalso lo snobismo. Per il resto, vado soprattutto a naso. Magari provo a leggere qualcosa di completamente diverso, tipo un libro egiziano, o una raccolta di poesie turche, anche per uscire da questo canale monotematico della letteratura anglosassone, che spesso è figlia di un certo standard dato dalle scuole di scrittura creativa e che in parte è il mio lavoro.

13 - Cosa stai leggendo in questo momento? Qual è il tuo libro preferito fra quelli che hai letto ultimamente?

Sto leggendo un libro di Enrico Regazzoni, Una parete sottile, Neri Pozza. Poi A Girl Is a Half-Formed Thing, di Eimear McBride, per lavoro, che è anche un po’ piacere. Una biografia di Dickens, per piacere, che è anche un po’ lavoro. Le poesie di Frederick Seidel, per tradurle (forse), che è anche un po’ piacere. Poi ho lì la biografia a più voci di Truman Capote scritta da George Plimpton, Londra di Peter Ackroyd e HHhH di Laurent Binet che ho mollato mesi fa per non ricordo più quale motivo, forse per rispondere a un questionario sulla lettura. Di recente ho amato tanto, ma proprio tanto, Geologia di un padre di Valerio Magrelli.


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