martedì 31 luglio 2018
E DI NUOVO CAMBIO CASA
Contrario a ogni regola di logica e fidelizzazione, questo blog cambia indirizzo per la TERZA volta. Ma stavolta dovrebbe essere quella definitiva.
Ho aperto un nuovo sito www.matteobb.com che finalmente raccoglie in un unico indirizzo tutti i vari contenuti che mi riguardano: blog, 'tina, podcast, libri e social.
Una casa unica per tutto. Era ora.
Ci vediamo di là (spero).
lunedì 4 giugno 2018
QUANDO LE STORIE SONO LIBERE
Sta per partire un nuovo progetto che mi entusiasma in modo particolare. Si chiama “StorieLibere.fm” ed è un portale che raccoglie una serie di podcast originali.
A differenza di altri paesi, dove il formato del podcast ha da tempo raggiunto una sua identità specifica e una diffusione notevole, in Italia il formato è ancora molto poco valorizzato. La quasi totalità dei podcast presenti nel nostro paese non è altro che la replica di trasmissioni radio, ossia di contenuti non ideati per questo formato specifico. Qualcosa però comincia a cambiare anche da noi. Il punto di svolta in questo senso l’ha probabilmente fornito alcuni mesi fa “Veleno”, un’inchiesta giornalistica di Pablo Trincia e Alessia Rafanelli per Repubblica, che ha dimostrato forse per la prima volta a un pubblico molto vasto (è stato al primo posto nella classifica dei download per settimane) come si possa utilizzare il mezzo del podcast per produrre un contenuto seriale di alta qualità, con caratteristiche proprie e che non ha niente da invidiare a radio e tv. Forse sull’onda di un simile risultato, o forse più semplicemente perché i tempi sono maturi, negli ultimi tempi sono nate diverse nuove produzioni (cito per esempio Postcast de Il post e PodLast, i podcast della Stampa).
In questo scenario in ebollizione, si colloca anche la nascita di StorieLibere.
Per citare le parole con le quali loro stessi si presentano sul sito: “StorieLibere.fmè un progetto di narrazione e intrattenimento che si propone di ridare centralità alla parola. Una piattaforma di podcast audio affidati a narratori militanti.”
Fra i militanti ho il piacere di esserci anch’io.
I podcast presenti sul sito saranno tutti scaricabili gratuitamente e sono dedicati alle tematiche più diverse: per esempio, “Morgana”, il podcast di Michela Murgia (scritto con Chiara Tagliaferri) è sulle donne controcorrenti (“esagerate e stronze, difficili da collocare”); “Mexico ‘68” dello scrittore Riccardo Gazzaniga, già Premio Calvino, è dedicato alle Olimpiadi che hanno cambiato il mondo; “F***ing genius” del divulgatore scientifico Massimo Temporelli racconta le grandi figure che hanno reso possibile la nostra evoluzione; “The Owl podcast” del cestista Jacopo Pozzi presenta le storie dei maggiori campioni del nostro sport; “Il gorilla ce l’ha piccolo” del biologo e conduttore Vincenzo Venuto ci illustra i comportamenti sessuali degli animali…
Il mio programma si chiamerà “Esordienti. Un podcast per chi scrive” ed è una sorta di tutorial vocale per tutti gli scrittori in erba che aspirano alla pubblicazione, con istruzioni pratiche, consigli e interviste ai maggiori esponenti del mondo editoriale. Debutterà il 10 giugno con la prima puntata, alla quale seguiranno altre cinque.
Un’anteprima dei contenuti del sito è stata offerta ai visitatori dell’ultimo Salone del libro di Torino, con un interesse e un gradimento di pubblico davvero inaspettati.
Ora però il portale è finalmente on line e su storielibere.fm potete già ascoltare i trailer di tutti i podcast presenti e farvene un’idea.
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venerdì 1 giugno 2018
RITORNO AL FUTURA
La newsletter "Futura" del "Corriere della sera" questa settimana ospita un mio breve racconto basato su un ricordo scolastico. Una storia di alunni disagiati e insegnanti capaci.
La potete leggere qui.
La potete leggere qui.
BADATE ALLA BADANTE
Se in Italia avessimo avuto un gruppo come i Fangoria avrebbe avuto una carriera brevissima. Nacho Canut, un musicista capace di produrre un pop elettronico esuberante al confine con la dance e Alaska, una cantante dall’aspetto eccessivo, con un look da battona, un trucco sempre acceso e un abbigliamento che travalica consapevolmente nel travestitismo. Testi arguti mischiati a musica da ballo e visual che fanno del camp il solo stile di riferimento. La serietà di Canut si scontra con l’esuberanza di Alaska, ex attrice almodovariana (aveva esordito appena diciassettenne in versione punk nell’inarrivabile “Pepi, Lucy, Bom y otras chicas del monton”) e protagonista in anni recenti di un reality show sull’MTV spagnola insieme al marito Mario.
I Fangoria potrebbero essere descritti come un incrocio ideale fra il Rocky Horror Picture Showe i Pet Shop Boys. Ripeto, da noi un disastro annunciato.
In Spagna invece e per fortuna sono da anni un duo di grandioso successo. Ma, sino a ora, inesportabile.
Esce in questi giorni “L’amore è un algoritmo borghese”, il primo album de La Badante. Si tratta di un misterioso progetto dietro il quale si nasconde un cantante (o una band) che ha scelto di proporre otto brani dal repertorio di Fangoria tradotti in italiano. Il nome ironico del progetto porta a pensare che non sui tratti di un gruppo di ragazzini, ma maturi professionisti lanciati nell’impresa eroica di portare un’eco di quell’universo camp iberico anche da noi. E basterebbe il titolo dell’album per capire che non ci troviamo in territori concettuali da Alessandra Amoroso o Giorgia.
La scelta dell’anonimato è confermata dai tre videoclip dai primi singoli tratti dal disco.
Il primo “Parole d’amore” (adattamento italiano del grande singolo “Retorciendo palabras”) vede nientemeno che lo scrittore Aldo Busi in veste di “ragazzo” immagine che presta il proprio volto all’operazione musicale (esibendosi in un perfetto lipsync, gli va riconosciuto).
Il secondo clip, “Praticamente incosciente” (dal singolo spagnolo “Eternamente innocente”), è un’opera del videoartista Genny Ferlopez, che ha condensato in tre frenetici minuti “Grey Gardens”, lo storico documentario HBO sulla zia e la cugina pazze di Jackie Kennedy, un cult assoluto in ambito camp.
L’ultimo in ordine di uscita è “Geometria polisentimentale” (dall’omonimo singolo spagnolo), accompagnato da immagini omoerotiche tratte da video ginnici americani degli ‘40/’50, i cosiddetti “Beefcake”, perfetto esempio di sublimazione artistica, riviste e filmati rivolti a un pubblico omosessuale che mostravano culturisti in slip che si esibivano in scene di lotta: quanto di più vicino possibile a un amplesso fra uomini senza cadere nell’illegalità.
La Bandante dunque si diletta ad aggiungere una ridda di riferimenti culturali ed estetici a una base già di per sé ridondante di significati e provocazioni.
Se dovessi ipotizzare le reazioni del pubblico italiano di fronte a un simile progetto direi che si dividerà in due: quelli che ameranno La Badante e quelli che, semplicemente, non la capiranno.
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venerdì 25 maggio 2018
ORFANI DI SHEELA
Ogni tanto succede che un libro, un film o una serie tv suscitino un dibattito che ha l’aria di essere onnipresente e collettivo (all’improvviso ti sembra che ne parlino tutti e ovunque). In questi ultimi mesi è il caso senza dubbio di “Wild wild country”, documentario in sei puntate di Netflix legato alla fondazione di Rajneeshpram, la gigantesca comune che i discepoli di Bhagwan Shree Rajneesh, meglio noto come Osho, avevano aperto nel 1981 in Oregon. La serie tv, più appassionante e imprevedibile di una fiction, benché basata unicamente su materiali di repertorio e interviste, metteva in luce soprattutto il ruolo centrale giocato da Ma Anad Sheela, la segretaria personale di Osho e vero motore primo dell’intera vicenda Rajneeshapuram, dalla sua nascita alla sua distruzione. Sfrontata, magnetica, arguta, inattaccabile, al contempo diabolica e angelica, Sheela è un personaggio degno di Dostoevskji, che esce dallo schermo per imprimersi a fuoco nella memoria dello spettatore
Il documentario racconta in maniera egregia una storia che però è talmente surreale e sbalorditiva da lasciare nel pubblico una scia di curiosità e domande. Al termine della visione quelle sei ore appaiono persino poche, ne vorremmo altre due, quattro, dieci. Vorremmo saperne di più sulle tante questioni che solleva, sulla fine che hanno fatto i vari protagonisti e, soprattutto, inutile dirlo, sulla figura enigmatica e meravigliosa di Sheela.
Quasi rispondendo in maniera subliminale a questo desiderio collettivo, la giornalista Roberta Lippi ha fatto ciò che quasi tutti noi orfani della serie speravamo che qualcuno facesse: ha letto articoli, libri, interviste, ha visto video e documenti presenti on line, alla ricerca di queste risposte. L’ha fatto per quella che considerava un’ossessione personale, ma che in seguito ha scoperto essere ampiamente condivisa. Così ha deciso di trasformare la sua indagine privata in un documento pubblico, realizzando un e-book che è la manna dal cielo per tutti coloro che vogliono saperne ancora. Intitolato “Wild Wild Sheela” il libro raccoglie in 100 punti gran parte delle domande che sono rimaste inevase nel documentario.
Una lettura compulsiva che ha tutto il sapore del perfetto guilty pleasure e che permette di chiudere il capitolo su Rajneeshpuram con qualche certezza in più. Lo trovate su IBS.
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sabato 14 aprile 2018
SOLO A NOLO
Il quartiere dove vivo a Milano da un paio d'anni è stato ribattezzato NoLo (North of Loreto), una sorta di scherzo linguistico che però ha coinciso con la rinascita sociale del quartiere stesso: l'apertura di nuovi locali, la nascita di gruppi e associazioni, il lancio di una web-radio e così via. Vivere oggi in queste strade non assomiglia affatto a com'era solo tre o quattro anni fa. Tra le varie iniziative c'è anche quella di un festival musicale "semi-serio" chiamato San Nolo, che si è svolto in questi giorni. Nella serata finale del festival sono salito sul palco a leggere un ritratto altrettanto "semi-serio" del quartiere. Lo ripropongo qui.
Solo A Nolo cinque anni fa le case te le tiravano dietro e oggi costano come a San Babila.
Solo a Nolo abbiamo l’arroganza di avere il capolinea di un tram e ovviamente è l’1!
Solo a Nolo possiamo considerare biciclette e piante un accostamento commerciale sensato nello stesso negozio.
Solo a Nolo possiamo pensare che una macelleria sia il luogo adatto per un aperitivo.
Solo a Nolo possiamo pensare che “Ghe pensi mi” sia un nome adatto a un bar hipster.
Solo a Nolo possiamo pensare che “Noloso” sia un nome adatto a un bar gay.
Solo a Nolo possiamo pensare che “Salumeria del design” sia un nome adatto a… qualunque cosa facciano alla Salumeria del design, che io non l’ho mai capito.
Solo a Nolo se accendi Grinder ti segnala 5 persone a zero metri (cioè nel tuo palazzo).
Solo a Nolo trovi la “Chiesa cristiana dello spirito santo” nella vetrina adiacente al sexy shop. Peccato e assoluzione in un’unica soluzione.
Solo a Nolo può aprire una pizzeria che sia chiama Randez-vouzscritto Randevu.
E Solo a Nolo hanno il buon cuore di farglielo notare, coì sei mesi dopo c’è la scritta giusta.
Solo a Nolo i barbieri scrivono in vetrina “Orario continuato dalle 9 alle 12.30 e dalle 15 alle 19.30”.
Solo a Nolo ritengono sensato dedicare una piazzetta al “governo provvisorio”. (Mi chiedo perché non una, che ne so, al crollo in borsa o allo sciopero dei mezzi).
Solo a Nolo sono convinti che ogni iniziativa debba necessariamente avere il nome del quartiere nel titolo: il coro Cornolo, le visite guidate Giranolo, il gruppo lavoro a maglia Lanolo, il gruppo di fotografia Photonolo e (che Dante abbia pietà di noi) il giorNolo radio.
Solo a Nolo non hanno capito che ci sarà un motivo se negli altri quartieri non utilizzano nomi tipo il Giracorvetto, il GiornIsola Radio, il Bicocca di mamma (gruppo di babysitter), il Non Mi Niguarda (gruppo di isolazionisti) o il Gratosoglio pontificio (gruppo di preghiera).
Scommetto che Solo a Nolo c’è pure gente convinta che uno sciroppo per la tosse sia dedicato al quartiere. Invece vi assicuro che esisteva da molto prima il Bronchenolo.
In questo delirio linguistico Solo a Nolo non esiste l’unica attività che lo giustificherebbe nel titolo: tipo un noleggio di biciclette, “Bici a Nolo”. Quello no, non ci piace. Troppo ovvio.
Solo a Nolo non puoi organizzare un gay pride, per il rischio che tutti siano nel corteo e non ci sia nessuno ai lati della strada ad applaudire.
Solo a Nolo possiamo avere un cinema di quartiere che alle tre di pomeriggio proietta film ucraini in lingua originale e noi andiamo a vederli.
Solo a Nolo si può essere convinti che quella di Morbegno sia una piazza (è una rotatoria amici, riconoscetelo).
Solo a Nolo puoi incontrare la ristoratrice cinese Kiji che va in giro per via Venini con una maschera in faccia (perché lei è un artista).
Solo a Nolo ogni venerdì e sabato notte, quando chiude la discoteca latina Bahia, via Popoli Uniti si trasforma nello stadio Maracanà quando il Brasile ha vinto i mondiali..
Solo a Nolo puoi lanciare dal palco l’iniziativa di un bando senza specificare a cosa sia dedicato e al pubblico sembra sensato.
Però ammettiamolo: Solo a Nolo abbiamo saputo inventarci un nome per il quartiere e poi farlo esistere realmente. Siamo stati bravi.
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martedì 27 febbraio 2018
DIVENTARE LETTORI DEL MONDO
Fra Stati Uniti e Regno Unito circolano decine di splendide riviste letterarie (“McSweeney’s”, “GRANTA”, “The New Yorker”, “The Paris Review”,…), che la quasi totalità del pubblico italiano ignora perché già è poco avvezzo al mondo delle riviste di narrativa, figuriamoci poi se sono in lingua. Per sopperire in parte a questa lacuna ogni tanto vengono pubblicate da noi delle raccolte che ne offrono il “best of”, ma ovviamente un’antologia compilativa non offre la stessa esperienza dei numeri originali.
Per questo sono rimasto sbalordito quando ho saputo
che una piccola casa editrice italiana ha scelto di tradurre per intero un numero
della rivista letteraria “Freeman’s”. Il merito va alla toscana Black Coffee (il
cui giovane catalogo già comprende romanzi davvero interessanti), che non solo
l’ha pubblicato ma lo distribuisce in libreria al prezzo contenuto di soli 12
euro col titolo di “Freeman’s – Scrittori dal futuro”.
Come il nome dichiara esplicitamente, si tratta
della creatura dell’editor John Freeman, che dopo essere stato per anni a capo
di un’altra rivista inglese (la storica “GRANTA”), ha deciso di aprire la
propria testata personale. In genere le riviste hanno un focus locale,
presentando i nomi più interessanti del proprio paese. Lo sguardo di Freeman
invece è aperto verso l’intero pianeta, grazie anche alla collaborazione e alla
segnalazione di operatori dell’editoria incontrati in giro per fiere e
manifestazioni a ogni latitudine. Il risultato è una raccolta davvero
variegata, con racconti provenienti tanto dall’Inghilterra o dagli Usa, quanto dalla
Turchia, dalla Norvegia, dalla Cina o dall’India.
L’intento del curatore è proprio quello di spingere
il lettore a diventare cosmopolita. E per spiegare cosa intenda nell’introduzione
al libro cita una conferenza della scrittrice Aminatta Forma tenutasi a Georgetown,
durante la quale l’autrice ha detto: “Cosmopolita
è chi possiede, o si è creato, più di un modo di vedere le cose, qualcuno la
cui prospettiva non sia circoscritta ai confini dati dai valori di un’unica
cultura nazionale. Cosmopoliti si può nascere, diventare o essere costretti a
essere”. E Freeman aggiunge: “Pensateci:
il migrante è cosmopolita, il rifugiato è cosmopolita, chiunque viva fra due o
più luoghi, e quindi comprenda la complessa situazione in cui costoro si
trovano, è cosmopolita. Che splendido concetto, specialmente in un’epoca in cui
i governi basano la propria politica sulla crudeltà costituzionale e
sull’assunto per cui alcuni individui in sostanza valgono più degli altri”.
Poi, poche righe più sotto: “È possibile
combattere attraverso le nostre scelte di lettura? A mio parere sì, e possiamo
farlo senza perdere il gusto di leggere. È sufficiente tornare a considerarla
come un’esperienza più ampia, quella da cui in così tanti siamo partiti: la
lettura come viatico per la sorpresa, per la gioia, la complessità e la
meraviglia, non come mappa immaginaria di ciò che sappiamo già”.
Riscoprire la lettura come atto politico, di presa
di consapevolezza e di maturazione personale, mi pare già un motivo più che
esaltante per avvicinarsi a questa rivista (l’entusiasmo e la chiarezza di
visione che emergono da questa introduzione la rendono una delle più incisive
che abbia trovato in un’antologia).
Nelle raccolte è normale trovare pezzi più
convincenti (o più vicini al nostro gusto) di altri, ma una cosa appare
evidente leggendo la trentina di testi raccolti in “Freeman’s – Scrittori dal
futuro”: che il livello letterario è mediamente notevole.
Da parte mia non posso fare a meno di segnalare
almeno due fenomenali racconti.
“Un uomo sfortunato” dell’argentina Samanta
Schweblin, una storia che si muove nel delicatissimo confine fra attenzione
verso i bambini e pedofilia, dove è difficile stabilire se la morbosità risieda
negli occhi del lettore o nell’ambiguo personaggio del titolo. Un equilibrio
narrativo magistrale. (Il racconto è valso all’autrice un prestigioso premio
letterario in patria ed è facile capirne perché).
“Il liberatore” dell’americana Tania James è forse
il racconto migliore che abbia letto negli ultimi cinque anni: un testo nel
quale il punto di vista muta di continuo, facendo dipanare la vicenda secondo
prospettive sempre diverse, mostrando al lettore come ognuno dei personaggi
coinvolti nella storia l’abbia vissuta in modo differente. Una vicenda che
inizia banale, diventa tragica, poi compassionevole, attraversando lo spettro
delle emozioni umane di chi viene toccato.
Un racconto assolutamente perfetto.
N.B. Il magazine on line “Il tascabile” proprio
questa settimana ha pubblicato l’introduzione integrale di John Freeman. Se
volete leggerla la trovate qui.
giovedì 21 dicembre 2017
COSA LEGGO IN QUESTE VACANZE?
Durante tutto l’anno ho consigliato i libri che ho trovato più interessanti fra quelli che ho letto. Lo faccio anche in occasione delle imminenti vacanze natalizie, anche se i testi che consiglio di natalizio hanno ben poco. In coda a questi suggerimenti trovate anche il link a quelli che ho già consigliato in precedenza. Auguri e buone letture!
James St. James - Party monster
(Trad. di Sara Sedehi)
Baldini & Castoldi, euro 19
Ormai avevo perso le speranze, invece dopo quasi vent’anni dalla sua pubblicazione originale (negli USA è uscito nel 1999), arriva finalmente anche da noi questo libro incredibile, che si legge come un romanzo di humor nero ma che è una storia del tutto reale.
James St. James insieme a Michael Alig formava il nucleo dei “Club Kidz”, gruppo di ragazzi che tra la fine degli anni ’80 e l’inizio dei ’90 erano i protagonisti (e in seguito anche gli organizzatori) dei party più folli e leggendari delle discoteche di Manhattan. Vere e proprie star della scena dance newyorchese, i due vivevano una vita di eccessi e sregolatezze culminate in un tragico evento quando Alig, completamente strafatto, ha ucciso l’amico e pusher “Angel” Melendez, gettandone poi il cadavere nel fiume Hudson.
Uscito originariamente col titolo “Disco bloodbath” (mattanza in discoteca), il libro (che ha avuto un grande successo e svariate ristampe in America) è stato poi intitolato “Party moster” come il film che ne è stato tratto con Marilyn Manson, Cloë Savigny e un emaciatissimo e spiritato Macauley Culkin nel ruolo di Alig.
Un libro furibondo, di una cattiveria spesso esilarante, un sulfureo mix di camp e noir, scatenato e fuori dai binari esattamente come le feste che racconta.
Strepitoso.
Colson Whitehead - “La ferrovia sotterranea”
(Trad. di Martina Testa)
Edizioni SUR, 20 euro
È il romanzo che quest’anno si è aggiudicato sia il premio Pulitzer che il National Book Award, ossia i due principali premi letterari statunitensi, e la traduzione di Martina Testa è stata recentemente citata dal Corriere della sera come la migliore dell’anno in Italia. Direi che sono già elementi sufficienti per consigliarne la lettura.
Il libro ripercorre il periodo più cupo e violento della schiavitù in America. Ambientato nella Georgia dei primi ‘800, racconta le vicende di Cora, una giovane schiava che nel corso della sua vita subisce ogni forma di angheria e assiste a scene di una ferocia inaudita nei confronti di familiari e conoscenti. Sebbene le condizioni nelle quali erano costretti a vivere gli schiavi sono raccontate con dovizia di particolari spesso agghiaccianti, il libro si fonda su un’invenzione letteraria fantastica: l’esistenza di una rete ferroviaria segreta e sotterranea attraverso la quale i neri venivano trasportati in stati dove la schiavitù era stata abolita e resi di nuovo liberi. Nella realtà, la “ferrovia sotterranea” era la rete segreta di abolizionisti che aiutavano gli schiavi a fuggire e che solo in alcuni tratti utilizzava i binari ferroviari. Mischiando la verità storica più cruda e la finzione letteraria più poetica Whitethead ha scritto un libro appassionante e carico di umanità.
Nadja Spiegelman - “Dovrei proteggerti da tutto questo”
(Trad. di Tiziana Lo Porto)
Edizioni Clichy, 17 euro
Anche chi frequenta poco il mondo dei fumetti avrà comunque sfogliato o sentito parlare di “Maus” di Art Spiegelman, ormai un classico della letteratura contemporanea, una storia ambientata in un lager nazista nella quale i protagonisti hanno sembianze animali (gli ebrei sono rappresentati in forma di topi, da qui il titolo del graphic novel).
Nadja è la figlia di Art, ma in questo suo romanzo autobiografico il padre è quasi assente: il libro è totalmente incentrato sul rapporto della ragazza con la madre e la nonna. E si tratta di una relazione assai complessa e stratificata.
La madre, Francoise Mouly, è una donna elegante, anticonformista, volitiva e capace tanto di clamorosi gesti d’affetto quanto di dimostrazioni di freddezza assoluta. Direttrice di una casa editrice di libri per bambini e storica curatrice delle copertine del New Yorker, è per Nadja sia un modello da ammirare che una sfinge con la quale scontrarsi di continuo.
Il progetto di Nadja di scrivere un libro su di lei e su Josée, sua madre, è un modo per avvicinarla e arrivare a scoprirla nei suoi lati più intimi.
L’autrice ripercorre sia la propria adolescenza che quella di Francoise e Josée, alternandole nella narrazione e costruendo un affresco intergenerazionale di grande efficacia.
Uno dei memoir più interessanti apparso negli ultimi anni.
Chris Offutt - “Nelle terre di nessuno”
(Trad. di Roberto Serrai)
minimm fax, 17 euro
Questa è una interpretazione del tutto personale e non ho trovato riferimenti simili in nessuna recensione, però leggendo questo bel libro di racconti di Chris Offutt ho avuto la netta sensazione che fosse un perfetto contraltare alle storie di Kent Haruff. Mi spiego: se Haruff racconta la vita della provincia rurale americana in una chiave pacata e lirica, nella quale i rapporti e i sentimenti si rivelano nelle sfumature, Offutt parla di una provincia ancora più remota e selvaggia (il Kentuky del nord), dove l’isolamento geografico e il predominio della natura rendono le figure e le azioni assai più aspre e violente. In questi nove racconti, che rappresentano il debutto dell’autore (di cui minimum fax si appresta a pubblicare anche il resto della produzione letteraria), i protagonisti devono affrontare varie forme di brutalità: da quella psicologica (la pressione sociale che deve subire un giovane solo perché ha il desiderio di studiare) a quella fisica (la caccia e lo scontro con un orso selvaggio che ha assalito una madre, uccidendone l’infante che portava in spalla). Offutt mette in scena istantanee di vita che (come nel caso di Haruff appunto) finiscono per disegnare l’affresco di un’intera comunità, ruvida e remota, raccontata con una partecipazione e una comprensione ammirevoli.
Amy Fusselman - “Il medico della nave / 8”
(Trad. di Leonardo Taiuti)
Black Coffee edizioni, euro 13
Da alcuni anni chi segue le mie recensioni lo sa, ho sviluppato una vera e propria passione per i libri composti da frammenti. Non poteva quindi sfuggirmi l’uscita in Italia di questa curiosa e personalissima opera di Amy Fusselman, autrice americana nota per i suoi testi apparsi su McSweeney’s e altre celebri riviste.
Si tratta di due testi brevi riuniti in un unico volume. Difficile però definirne il genere: memoir? saggio? racconto autobiografico? Per rendervi l’idea dirò che sono libere riflessioni dell’autrice su due temi forti e di natura intima.
Il primo si intitola “Il medico della nave” e riguarda un momento particolare della vita della Fusselman, ossia la scomparsa del padre avvenuta in concomitanza alla sua scoperta di essere incinta. Morte e nascita arrivano dunque a coincidere e sovrapporsi, spingendo la scrittrice ad analizzare i propri sentimenti verso il genitore perduto e verso il bambino che tiene in grembo. Alternate alle sue riflessioni ci sono stralci del diario del padre, un medico che durante la seconda guerra mondiale prestava servizio su una nave militare. Passato, presente e futuro arrivano a sfiorarsi e confondersi in un unico, rigoglioso flusso.
Il secondo testo, “8”, riguarda una tematica ancora più intima e delicata, gli abusi che l’autrice ha subito da bambina da parte di un vicino di casa, amico dei genitori, del tutto inconsapevoli dei suoi comportamenti in loro assenza. Fusselman cerco di capire quanto questo trauma abbia segnato la sua vita adulta, mettendolo in relazione con gli aspetti quotidiani della sua esistenza: incontrare una celebre popstar per strada, educare il suo bambino a dormire da solo, prendere lezioni per imparare a guidare una moto, collaborare alla messa in scena di un testo teatrale e cosi via.
Fusselman ha una scrittura limpida e lieve, molto affettuosa (nei confronti del padre, del marito, del figlio e, quando serve, anche verso se stessa), non di rado umoristica. Uno stile misurato e assai contemporaneo, verrebbe da dire, malgrado la gravita dei temi trattati.
Il libro è pubblicato dalla giovane casa editrice Black Coffee, interamente gestita da una coppia di giovani appassionati fiorentini, un altro validissimo motivo per consigliare questo testo.
Di altri libri usciti nel 2017 ho parlato qui:
http://matteobblog.blogspot.it/2017/10/3-libri-italiani.html
http://matteobblog.blogspot.it/2017/07/cosa-leggo-questestate.html
http://matteobblog.blogspot.it/2017/04/la-rockstar-paziente.html
http://matteobblog.blogspot.it/2017/03/libri-da-leggere-2-khemiri.html
http://matteobblog.blogspot.it/2017/03/libri-da-leggere-1-ciabatti.html
http://matteobblog.blogspot.it/2017/01/una-lettura-non-come-tante.html
mercoledì 15 novembre 2017
DOMENICA SUPERSONICA
Questa domenica, 19 novembre, come un supereroe parteciperò a tre incontri letterari in due città diverse.
Si comincia domenica mattina alla Colazione con l'autore al festival Scrittorincittà di Cuneo, dove presenterò "Maria accanto". Nel pomeriggio, a Milano, per la rassegna Bookcity, alle 16.30 intervisterò l'amico Peter Cameron sulle sue passioni (letterarie e non) e alle 20, insieme a Jacopo Cirillo, Marco Rossari e Gianmario Pilo, anticiperò qualcosa sul libro di Yoko Ono che sto scrivendo in un appuntamento dedicato alla collana "Incendi" dell'editore ADD.
Ci vediamo (tre volte) lì.
Ecco i dettagli:
Ore 9
Presentazione di "Maria accanto"
Con Raffaele Riba
"Book & Breakfast"
Open Baladin
piazza Foro Boario
Ore 16.30
"Un giorno queste passioni ti saranno utili"
Dialogo con Peter Cameron
Auditorium
Mudec - Museo delle culture
via Tortona, 56
Ore 20
"Incendi. La passione per la musica"
Con Jacopo Cirilli, Marco Rossari e Gianmario Pilo
Teatro Dal Verme
via Giovanni sul muro, 2
lunedì 30 ottobre 2017
3 LIBRI ITALIANI
ENRICO REMMERT
“La guerra dei Murazzi”
Marsilio, euro 16,50
Se c’è una cosa che da anni non riesco a spiegarmi è come mai Enrico Remmert non sia un autore di grande successo in Italia. A mio avviso ha tutte le caratteristiche per esserlo: una scrittura molto dinamica, brillante, immediata senza essere mai banale, in grado di tirarti dentro nelle storie da subito e a mantenere un ritmo costante di andatura, racconta di vicende e personaggi contemporanei e originali e ha già dato prova altrove di essere materia da best-seller (il suo primo libro è stato un grande successo in Francia, per dire). Mi risulta incomprensibile, per esempio, perché il suo ultimo romanzo “Strade bianche” non si entrato in classifica, né sia diventato un film, avendo tutte le potenzialità per fare entrambe le cose. Misteri dell’editoria.
Ora che esce il suo nuovo libro però non fate l’errore di farvi sfuggire anche questo.
Credo che “La guerra dei Murazzi” sia definibile con una formula contraddittoria: un libro di racconti che può leggere chi di solito non ama i racconti.
Perché dico questo? Perché più che la tradizionale raccolta di testi brevi a me sembra un campionario di ciò che si può fare con la narrativa in termini di lunghezze diverse: i quattro racconti che compongono il libro sono del tutto differenti per ambientazione, tipo di personaggi e lunghezza. Uno dura 60 pagine, uno 8, uno 100 e uno 30. Una specie di schizofrenia narrativa che può essere sintetizzata con una motivazione sacrosanta: ciascuno ha lo spazio che gli serve.
Il racconto che da il titolo alla raccolta rievoca (con grandissima efficacia) i retroscena complicati e violenti che hanno portato alla chiusura dei locali della movida torinese tra la fine degli anni ’90 e i primi 2000, visti attraverso lo sguardo di una giovane cameriera che in uno di questi bar ci lavorava. Il secondo racconto è incentrato su un maestro giapponese di acconciature invitato in Italia come star di un convegno del settore. Il terzo è il picaresco viaggio a Cuba di tre italiani allo scopo di esplorare la possibilità di investire nel settore industriale locale. L’ultimo la storia di un ragazzo che cerca un isolamento momentaneo dalla società e si trova a dover accudire un cane dall’indole assassina.
Tutte e quattro le storie hanno la potenza di un romanzo ma Remmert ha scelto di dargli la dimensione che lui riteneva adatta a ciascuna di loro.
Lo ripeto: anche chi non ama i racconti stavolta si ricrederà. Fidatevi.
PEPPE FIORE
“Dimenticare”
Einaudi, euro 18,50
Peppe Fiore è uno di quegli autori in grado di reinventarsi da un libro all’altro. Se il suo romanzo di debutto (“La futura classe dirigente”) era il ritratto sarcastico del mondo televisivo romano e il secondo (“Nessuno è indispensabile”) una grottesca analisi delle nevrosi del lavoro d’ufficio, con questo terzo libro compie una nuova e inaspettata svolta.
“Dimenticare” è la storia di un uomo che si rifugia in una stazione sciistica abbandonata per allontanarsi dalla sua vita precedente e ricominciare da capo. Da cosa sta sfuggendo? E cosa spera di trovare in un paesino di poche anime?
Il romanzo si svolge in questa ambientazione montana tranquilla (boschi, silenzi, giornate di lavoro solitario) eppure serpeggia sempre qualche forma di inquietudine: leggende locali di aggressioni da parte di animali selvaggi e misteriosi individui che appaiono per fare altrettanto misteriose consegne.
“Dimenticare” è un romanzo che si legge come un thriller senza avere le caratteristiche tipiche del thriller. La tensione costante che aleggia nel testo è frutto anche delle doti di sceneggiatore che Peppe Fiore ha sviluppato in questi anni (è fra gli autori della serie tv noir “Non uccidere” e story-editor di una produzione internazionale quale “The young Pope” di Sorrentino). Un libro che alberga molti misteri, ai quali però riesce a dare una soluzione e una spiegazione sempre. E con una mossa davvero magistrale, arriva a svelare uno di questi enigmi addirittura nell’ultima riga, anzi, con l’ultima parola.
Se siete i tipi che si leggono l’inizio e la fine di un testo in libreria prima di decidere se comprarlo (so che esistono individui folli che lo fanno), ecco, stavolta fatevi un favore, evitatelo. Vi togliereste il piacere di un finale perfetto.
ALESSANDRO CANALE
“Il controsgobbo”
Marsilio, euro 17
Se il titolo di questo romanzo vi appare incomprensibile è perché si tratta di un termine preso dallo slang della criminalità romana. Il “controsgobbo” è una rapina di facciata, compiuta per nascondere un colpo molto più grosso: in pratica il modo per crearsi un alibi perfetto, facendosi arrestare per un crimine molto minore e allontanare da sé tutti i sospetti di coinvolgimento nell’altro, più clamoroso, furto avvenuto quasi nelle stesse ore.
È la tecnica messa in pratica da un piccolo criminale detto Mortaretto quando gli capita l’occasione di compiere una rapina leggendaria, assai maggiore delle sue operazioni standard, e che va a infastidire organizzazioni molto più feroci e potenti di lui. Il carcere è la sua salvezza e il lasciapassare per una vita tranquilla, in attesa di rimettere le mani su quel tesoro sepolto.
Ma quanto bisogna aspettare per non destare più sospetti? E una volta uscito di prigione e cercato di riprendere un’esistenza regolare, come si fa a resistere all’opportunità di compiere una nuova rapina, se ci sono tutte le caratteristiche per una cosa facile facile?
“Il controsgobbo” è un romanzo divertente e pieno di idee, con una trama costruita benissimo e un linguaggio che sembra un incrocio perfetto e impossibile tra la commedia italiana degli anni ’70 e lo stile contemporaneo di un Niccolò Ammanniti o di un Antonio Manzini. Un libro scoppiettante, in vari sensi, e finora (è uscito prima dell’estate) ingiustamente ignorato. Andate a ripescarlo.
lunedì 23 ottobre 2017
DOVE TROVO 'tina?
Da oggi il nuovo numero di 'tina è acquistabile anche presso tre librerie a Milano, Bologna e Roma.
Chi non vive in queste città e vuole procurarsi una copia scriva a tina@matteobb.com
Trovi 'tina numero 31 presso:
Gogol & company
via Savona 101
MILANO
Igor libreria
c/o Senape
via Santa Croce 10
BOLOGNA
Giufà
via degli Aurunci 38
ROMA
Chi non vive in queste città e vuole procurarsi una copia scriva a tina@matteobb.com
Trovi 'tina numero 31 presso:
Gogol & company
via Savona 101
MILANO
Igor libreria
c/o Senape
via Santa Croce 10
BOLOGNA
Giufà
via degli Aurunci 38
ROMA
sabato 14 ottobre 2017
THE BIG ’tina WEEKEND
Nella prima settimana di ottobre è apparso sul sito de Il libraio un articolo sulle riviste letterarie indipendenti italiane. Tra le varie pubblicazioni analizzate c’era anche ’tina, che è stata presentata con parole più che lusinghiere.
Una menzione speciale, poi, va necessariamente a ’tina, la “rivistina” che lo scrittore Matteo B Bianchi produce con tempistiche e grafiche totalmente anarchiche dal lontano 1996. ’tina è la mecca delle riviste letterarie indipendenti, il luogo d’elezione a cui tutti i giovani scrittori che si muovono nell’underground aspirano più o meno segretamente.
Per una felice coincidenza il nuovo numero della rivista è arrivato dallo stampatore poche ore dopo la comparsa di questo articolo.
Il numero 31 è stato lanciato venerdì 13 con un aperitivo molto affollato al Secco di Milano, ma il weekend di ’tina non finisce qui. La rassegna letteraria Milano Dentro/Fuori ospita periodicamente scrittori che leggono testi ambientati nella città di Milano e ogni volta ha una rivista letteraria come nome tutelare dell’appuntamento. La serata del 15 ottobre sarà tutta al femminile e avrà come ospiti autrici quali Antonella Lattanzi, Daria Bignardi, Ilaria Bernardini, Susanna Bissoli e Cristiana Pettinari. La rivista ospite sarà proprio ’tina (sulla quale hanno già pubblicato ben tre di queste scrittrici su cinque!).
L’appuntamento è alla libreria Gogol & Company, in via Savona 101, alle 19.
Ci vediamo lì.
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martedì 10 ottobre 2017
‘tina n.31!
Finalmente è arrivato il nuovo numero di ’tina.
Anche se gli intervalli di uscita sono molto irregolari questa è la prima volta che trascorrono più di due anni tra il numero e il precedente. Diverse circostanze hanno contribuito a questo clamoroso ritardo (non ultima il fatto che io abbia pubblicato due libri nel frattempo, con tutto il carico di lavoro e l’impegno di presentazioni che comporta), ma eccoci di nuovo qui.
Dopo un numero formato micro e uno formato macro, ’tina n.31 si presenta sotto forma di libro standard. Un piccolo tascabile di 52 pagine.
L’altra grande novità è che l’intero numero (e anche questa è una prima volta) è graficato, impaginato e illustrato da un unico autore, cioè Andrea Bozzo, che ha creato sia l’immagine di copertina sia quelle a tutta pagina che accompagnano ciascuno dei racconti. Anche questo lavoro ha richiesto parecchio tempo, ma il risultato finale è un gioiellino.
I racconti contenuti (come da tradizione) sono cinque: un inedito di Ginevra Lamberti (autrice del delizioso romanzo “La questione più che altro”), due esordienti di grande talento (Roberto Camurri e Federico Gironi) e un autore già noto a chi frequenta le riviste italiane (Michele Crescenzo, col suo racconto più bello) e infine, altro primato nella storia di ’tina, una raccolta di frammenti tratti da un romanzo (l’inedito “Cadere” di Andrea Meli). Un menu assai variegato.
’tina n.31 è stampato in soli 150 esemplari, firmati e numerati. L’edizione è unica e non ci saranno ristampe.
Il numero verrà lanciato questo venerdì 13 ottobre alle ore 19 presso, Il Secco, via Angelo Fumagalli 2, sui Navigli, a Milano.
Non potete non venire.
Per info e richieste potete scrivermi a tina@matteobb.com
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