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martedì 27 febbraio 2018

DIVENTARE LETTORI DEL MONDO



Fra Stati Uniti e Regno Unito circolano decine di splendide riviste letterarie (“McSweeney’s”, “GRANTA”, “The New Yorker”, “The Paris Review”,…), che la quasi totalità del pubblico italiano ignora perché già è poco avvezzo al mondo delle riviste di narrativa, figuriamoci poi se sono in lingua. Per sopperire in parte a questa lacuna ogni tanto vengono pubblicate da noi delle raccolte che ne offrono il “best of”, ma ovviamente un’antologia compilativa non offre la stessa esperienza dei numeri originali.
Per questo sono rimasto sbalordito quando ho saputo che una piccola casa editrice italiana ha scelto di tradurre per intero un numero della rivista letteraria “Freeman’s”. Il merito va alla toscana Black Coffee (il cui giovane catalogo già comprende romanzi davvero interessanti), che non solo l’ha pubblicato ma lo distribuisce in libreria al prezzo contenuto di soli 12 euro col titolo di “Freeman’s – Scrittori dal futuro”.
Come il nome dichiara esplicitamente, si tratta della creatura dell’editor John Freeman, che dopo essere stato per anni a capo di un’altra rivista inglese (la storica “GRANTA”), ha deciso di aprire la propria testata personale. In genere le riviste hanno un focus locale, presentando i nomi più interessanti del proprio paese. Lo sguardo di Freeman invece è aperto verso l’intero pianeta, grazie anche alla collaborazione e alla segnalazione di operatori dell’editoria incontrati in giro per fiere e manifestazioni a ogni latitudine. Il risultato è una raccolta davvero variegata, con racconti provenienti tanto dall’Inghilterra o dagli Usa, quanto dalla Turchia, dalla Norvegia, dalla Cina o dall’India.
L’intento del curatore è proprio quello di spingere il lettore a diventare cosmopolita. E per spiegare cosa intenda nell’introduzione al libro cita una conferenza della scrittrice Aminatta Forma tenutasi a Georgetown, durante la quale l’autrice ha detto: “Cosmopolita è chi possiede, o si è creato, più di un modo di vedere le cose, qualcuno la cui prospettiva non sia circoscritta ai confini dati dai valori di un’unica cultura nazionale. Cosmopoliti si può nascere, diventare o essere costretti a essere”. E Freeman aggiunge: “Pensateci: il migrante è cosmopolita, il rifugiato è cosmopolita, chiunque viva fra due o più luoghi, e quindi comprenda la complessa situazione in cui costoro si trovano, è cosmopolita. Che splendido concetto, specialmente in un’epoca in cui i governi basano la propria politica sulla crudeltà costituzionale e sull’assunto per cui alcuni individui in sostanza valgono più degli altri”. Poi, poche righe più sotto: “È possibile combattere attraverso le nostre scelte di lettura? A mio parere sì, e possiamo farlo senza perdere il gusto di leggere. È sufficiente tornare a considerarla come un’esperienza più ampia, quella da cui in così tanti siamo partiti: la lettura come viatico per la sorpresa, per la gioia, la complessità e la meraviglia, non come mappa immaginaria di ciò che sappiamo già”.
Riscoprire la lettura come atto politico, di presa di consapevolezza e di maturazione personale, mi pare già un motivo più che esaltante per avvicinarsi a questa rivista (l’entusiasmo e la chiarezza di visione che emergono da questa introduzione la rendono una delle più incisive che abbia trovato in un’antologia). 
Nelle raccolte è normale trovare pezzi più convincenti (o più vicini al nostro gusto) di altri, ma una cosa appare evidente leggendo la trentina di testi raccolti in “Freeman’s – Scrittori dal futuro”: che il livello letterario è mediamente notevole.
Da parte mia non posso fare a meno di segnalare almeno due fenomenali racconti.
“Un uomo sfortunato” dell’argentina Samanta Schweblin, una storia che si muove nel delicatissimo confine fra attenzione verso i bambini e pedofilia, dove è difficile stabilire se la morbosità risieda negli occhi del lettore o nell’ambiguo personaggio del titolo. Un equilibrio narrativo magistrale. (Il racconto è valso all’autrice un prestigioso premio letterario in patria ed è facile capirne perché).
“Il liberatore” dell’americana Tania James è forse il racconto migliore che abbia letto negli ultimi cinque anni: un testo nel quale il punto di vista muta di continuo, facendo dipanare la vicenda secondo prospettive sempre diverse, mostrando al lettore come ognuno dei personaggi coinvolti nella storia l’abbia vissuta in modo differente. Una vicenda che inizia banale, diventa tragica, poi compassionevole, attraversando lo spettro delle emozioni umane di chi viene toccato. 
Un racconto assolutamente perfetto.  


N.B. Il magazine on line “Il tascabile” proprio questa settimana ha pubblicato l’introduzione integrale di John Freeman. Se volete leggerla la trovate qui








sabato 14 ottobre 2017

THE BIG ’tina WEEKEND


Nella prima settimana di ottobre è apparso sul sito de Il libraio un articolo sulle riviste letterarie indipendenti italiane. Tra le varie pubblicazioni analizzate c’era anche ’tina, che è stata presentata con parole più che lusinghiere. 

Una menzione speciale, poi, va necessariamente a ’tina, la “rivistina” che lo scrittore Matteo B Bianchi produce con tempistiche e grafiche totalmente anarchiche dal lontano 1996’tina è la mecca delle riviste letterarie indipendenti, il luogo d’elezione a cui tutti i giovani scrittori che si muovono nell’underground aspirano più o meno segretamente.

Per una felice coincidenza il nuovo numero della rivista è arrivato dallo stampatore poche ore dopo la comparsa di questo articolo. 
Il numero 31 è stato lanciato venerdì 13 con un aperitivo molto affollato al Secco di Milano, ma il weekend di ’tina non finisce qui. La rassegna letteraria Milano Dentro/Fuori ospita periodicamente scrittori che leggono testi ambientati nella città di Milano e ogni volta ha una rivista letteraria come nome tutelare dell’appuntamento. La serata del 15 ottobre sarà tutta al femminile e avrà come ospiti autrici quali Antonella Lattanzi, Daria Bignardi, Ilaria Bernardini, Susanna Bissoli e Cristiana Pettinari. La rivista ospite sarà proprio ’tina (sulla quale hanno già pubblicato ben tre di queste scrittrici su cinque!).
L’appuntamento è alla libreria Gogol & Company, in via Savona 101, alle 19.

Ci vediamo lì. 





martedì 10 ottobre 2017

‘tina n.31!

Finalmente è arrivato il nuovo numero di ’tina.
Anche se gli intervalli di uscita sono molto irregolari questa è la prima volta che trascorrono più di due anni tra il numero e il precedente. Diverse circostanze hanno contribuito a questo clamoroso ritardo (non ultima il fatto che io abbia pubblicato due libri nel frattempo, con tutto il carico di lavoro e l’impegno di presentazioni che comporta), ma eccoci di nuovo qui.
Dopo un numero formato micro e uno formato macro, ’tina n.31 si presenta sotto forma di libro standard. Un piccolo tascabile di 52 pagine. 
L’altra grande novità è che l’intero numero (e anche questa è una prima volta) è graficato, impaginato e illustrato da un unico autore, cioè Andrea Bozzo, che ha creato sia l’immagine di copertina sia quelle a tutta pagina che accompagnano ciascuno dei racconti. Anche questo lavoro ha richiesto parecchio tempo, ma il risultato finale è un gioiellino.
I racconti contenuti (come da tradizione) sono cinque: un inedito di Ginevra Lamberti (autrice del delizioso romanzo “La questione più che altro”), due esordienti di grande talento (Roberto Camurri e Federico Gironi) e un autore già noto a chi frequenta le riviste italiane (Michele Crescenzo, col suo racconto più bello) e infine, altro primato nella storia di ’tina, una raccolta di frammenti tratti da un romanzo (l’inedito “Cadere” di Andrea Meli). Un menu assai variegato. 

’tina n.31 è stampato in soli 150 esemplari, firmati e numerati. L’edizione è unica e non ci saranno ristampe. 
Il numero verrà lanciato questo venerdì 13 ottobre alle ore 19 presso, Il Secco, via Angelo Fumagalli 2, sui Navigli, a Milano. 

Non potete non venire. 


Per info e richieste potete scrivermi a tina@matteobb.com 

giovedì 14 settembre 2017

UN RACCONTO IN A4

Una delle mie riviste letterarie italiane preferite è senza dubbio “A4”, creata dallo scrittore siciliano Stefano Amato (già inventore del geniale blog “L’apprendista libraio”). La rivista si basa su un concetto tanto semplice quanto innovativo: pubblicare un solo racconto a numero, in un foglio fronte e retro che il lettore può stamparsi da casa e collezionare. 
Sin dal suo esordio avevo promesso a Stefano che avrei contribuito anche io con un mio testo e il momento è finalmente arrivato. Il racconto si intitola “Cose che succedono quando uno sta diventando grande” e il caso vuole che coincida con la decima uscita di “A4”. Per festeggiare questo primo traguardo, la rivista ha messo on line sia il mio racconto che uno speciale raccoglitore, anche questo da stampare in maniera autonoma, per custodire tutti i numeri usciti finora. 

Trovate tutte queste belle cose qui


martedì 11 luglio 2017

McSWEENEY’S BIG MISTERY

Chi segue questo blog sa bene quanto sia appassionato (ok, usiamo pure l’espressione fanatico) di riviste letterarie. Ne parlo di continuo, tanto on line quanto negli incontri in libreria o nelle lezioni nelle scuole di scrittura creativa che mi capita di tenere. Le illustro, promuovo, le esalto. Fra le innumerevoli riviste letterarie presenti sul mercato mondiale non ho mai fatto mistero di quanto la mia preferita sia “McSweeney’s”, fondata a San Francisco nel 1998 dallo scrittore Dave Eggers. È l’unica rivista della quale possieda l’intera collezione, dal numero 1 all’ultimo, orgogliosamente esposti nella mia libreria, come testimonia questa foto. 



Il nome per esteso della rivista in origine era “Timothy McSweeney’s Quarterly Concern”, ossia “Le preoccupazioni quadrimestrali di Timothy McSweeney”. Un titolo assurdo, che si rifaceva alla figura di un presunto corteggiatore della madre di Eggers che per anni ha scritto lettere affettuose alla donna prima di scomparire, rimanendo però una sorta di nome mitologico per i membri della famiglia. 
Come il suo ispiratore col tempo anche i riferimenti a Timothy McSweeney scomparvero dalla rivista, universalmente conosciuta ormai col semplice nome di “McSweeney’s”. 
Le caratteristiche principali del periodico sono due: da un lato la qualità altissima dei contenuti (le firme più illustri della narrativa americana hanno pubblicato inediti sulle sue pagine, dove hanno esordito anche alcuni degli autori emergenti più interessanti), dall’altro la creatività massima dei suoi formati. Alternando in genere un’uscita in versione libro tradizionale con un’altra dall’aspetto imprevedibile, nel corso del tempo McSweeney’s ha prodotto (fra gli altri) numeri in forma di quotidiano, di contenitore di quaderni, di finto beauty-case, di quadro da appendere alla parete, di cubo tridimensionale e di pacco di posta (con racconti inseriti in finti cataloghi o dentro buste da lettera).
Motivi per adorarlo dunque da parte dei lettori ce ne sono parecchi. 
Malgrado si definisca quadrimestrale, McSweeney’s col tempo ha abituato i suoi lettori a subire diversi ritardi. Chiunque si occupi di riviste indipendenti sa bene come sia difficile rispettare i tempi prefissati, soprattutto per una pubblicazione composta interamente di racconti e che quindi deve sottostare alle promesse di consegna (raramente mantenute) degli scrittori coinvolti. Lo slittamento di un paio di mesi o più presto diventa la norma. Eppure tre anni fa è successo qualcosa di più grave e misterioso. Dopo la pubblicazione del numero 48 (nell’agosto del 2014), la redazione ha cominciato ad anticipare che erano in già corso i lavori per il numero che avrebbe segnato una tappa storica per la rivista, il numero 50. Il comunicato non forniva molti elementi ma lasciava intuire che stavano pensando in grande. Per i lettori più fedeli, abituati a ogni forma di follia cartotecnica, era logico attendersi un’edizione spettacolare. Contestualmente la redazione annunciava anche i contenuti dell’imminente nuovo numero, il 49. Sarebbe stato un volume interamente dedicato al concetto di “cover”: gli scrittori coinvolti avrebbero riscritto a modo loro alcuni racconti celebri e a il numero avrebbe avuto l’aspetto di un vinile a 33 giri. Veniva addirittura anticipata la copertina del disco, nel tipico formato quadrato degli LP. 

Poi, il nulla.

Di mesi ne passano quattro, sei, otto, intanto, per la prima volta nella storia della rivista, appare una raccolta fondi attraverso il portale Kickstarter per finanziarne la stampa. I  lettori più affezionati partecipano felici, ma col passare dei mesi cominciano a lasciare commenti di protesta: l’attesa non è più di mesi, stanno passando anni. Nessuno si premura di dare risposte o spiegazioni. 
Il numero, di solito acquistabile on line anche sui abituali canali di vendita libri tipo Amazon, passa da “prenotabile” a “non prenotabile al momento”. 
Sul sito di McSweeney’s non compare una riga a riguardo. Facendo ricerche su Google non si trova praticamente niente. Un caso di omertà digitale senza precedenti. 
Trascorrono quasi tre anni. 

Ad aprile l’amico libraio dal quale solitamente acquisto il numero d’importazione mi chiama per avvisarmi che all’improvviso il volume risulta in consegna. Siamo entrambi perplessi, invece un paio di giorni dopo arriva per davvero. 
Si tratta del tanto atteso numero 49, però ci sono dei però. 
La copertina è rimasta invariata, il formato è quadrato, ma non ha le dimensioni di un LP quanto piuttosto quelle di un 45 giri. Nell’introduzione (firmata in forma generica da “I redattori”) si presentano con toni di grande entusiasmo i contenuti letterari del numero. Non un accenno al clamoroso ritardo nella pubblicazione, non un riferimento al cambio di formato e, soprattutto, nessuna anticipazione o promessa riguardo all’ormai prossimo numero 50. 
Rimane dunque un mistero insondabile.
Perché tanto ritardo? Che è successo? Che sta succedendo? Ci sarà un numero 50? Ci stanno ancora lavorando? Se si, quando uscirà? 
Domande che al momento restano prive di risposta. (Se qualcuno fra voi ha notizie al riguardo me le riferisca, grazie). 



Detto tutto ciò, il numero 49, da un punto di vista strettamente letterario, è splendido. Il concetto di cover applicato alla narrativa produce esperimenti di alto livello e di grandissimo piacere. Lo scrittore Jess Walter trasforma il celebre racconto “I morti” di James Joyce nella caduta in disgrazia di uno sceneggiatore di serie televisive a Los Angeles, la scrittrice Lauren Groff racconta da un’altra prospettiva le protagoniste del racconto “Desideri” di Grace Paley e la celebre autrice Meg Wolizter riscrive il capolavoro “Un giorno ideale per i pescibanana” di J.D. Salinger dal punto di vista di una baby-sitter. E questi sono solo alcuni esempi. 
Un numero memorabile, che se amate la letteratura e ve la cavate con l’inglese non dovreste proprio perdervi. 

Anche perché chi ci assicura che ci sarà mai un prossimo numero?

domenica 27 novembre 2016

GENTE IN CADILLAC

Da qualche giorno è disponibile on line il nuovo numero della rivista letteraria “Cadillac”. 
Giunta al tredicesimo numero, questa nuova uscita è curata da Michele Crescenzo e contiene otto racconti, fra i quali un inedito dello scrittore americano Robert Ward, tradotto in esclusiva per l’Italia. 
Apre il numero un mio racconto intitolato “Visita guidata alla casa-museo”. 
Potete leggere (e scaricare in pdf) la rivista qui.


domenica 21 febbraio 2016

I FANTASTICI A4

L’idea è così semplice da essere geniale: una rivista letteraria monografica, che pubblica un solo racconto a numero, stampabile a domicilio. Il lettore può scaricare il .pdf, stampare il testo su un singolo foglio fronte e retro, piegarlo in otto e, voilà!, si è creato a casa propria il nuovo numero. 
A ideare questo sistema, elementare ma efficace, è stato lo scrittore siracusano Stefano Amato, autore tra l’altro dei romanzi “Il 49esimo Stato” (Feltrinelli) e del recente “Bastaddi” (Marcos Y Marcos), nonché curatore del pluripremiato blog letterario “L’apprendista libraio”. 
La rivista si intitola (poteva essere altrimenti?) “A4” e per chi lo desidera esiste anche in versione elettronica epub e mobi, ma è il formato .pdf stampabile che ne rappresenta meglio la natura. Dotata di una grafica  sobria ma impeccabile, ha esordito a dicembre 2015 con la prima uscita, ospitando un racconto di un altro autore siracusano, Angelo Orlando Meloni. Il secondo numero esce oggi ed è firmato dalla scrittrice palermitana Mari Accardi.
Se volete sapere qualcosa di più sulla rivista, cliccate qui.
Se volete scaricarne i numeri andate sul sito aquattro.eu
“A4” è senza dubio l’aggiunta più originale al panorama delle riviste letterarie italiane. 





mercoledì 29 aprile 2015

'tina 29: DAL CARTACEO AL WEB

A quasi un anno di distanza dall'edizione in cartaceo, il numero 29 di 'tina è ora disponibile on line (e con un sito rinnovato). Potete scaricare il .pdf e leggervi i racconti del cantautore Dente, di Giorgio Specioso (che all'epoca dell'uscita era un esordiente in cerca di editore e che oggi è in libreria col romanzo "Dinosauri" pubblicato da Baldini & Castoldi), di Elena Ghiretti, Mauro Maraschi e dell'esordiente (in romanesco!) Maria Cristina Comparato. 
Intanto i lavori per il numero 30, sempre in cartaceo, ma con un nuovo e imprevedibile formato, procedono spediti in previsione della sua uscita estiva. 
Stay tuned e bella lì.


lunedì 14 luglio 2014

SPLENDORI E MISERIE DI MADAME ‘tina

Nell’introduzione dell’ultimo numero di ‘tina spiegavo che tornare al cartaceo è anche un modo per creare un oggetto che sia collezionabile. Concludevo l’intro chiedendomi: “Esiste davvero qualcuno a cui interessi collezionarli?”.
La risposta è giunta la prima serata di presentazione, che è stata un successo oltre le mie previsioni. Non è una frase fatta, è da intendersi alla lettera: non avevo previsto un afflusso così grande di persone. In una sola serata ho esaurito più di 100 delle 150 copie stampate. Come se non bastasse lo stampatore per errore ne ha prodotte 146 invece che le 150 pattuite, quindi ero rimasto con una quantità limitatissima di copie, assolutamente non sufficiente per sostenere un’altra presentazione o rispondere alle varie richieste che mi stavano arrivando da amici assenti alla serata e lettori via mail. Sul blog e nella comunicazione sui social avevo dichiarato che questa sarebbe stata l’unica stampa e non ce ne sarebbero state altre, ma in questo modo rischiavo di scontentare molta gente e (peggio ancora) limitare ‘tina cartacea a una sola distribuzione milanese. Che fare dunque? Dopo un paio di giorni di riflessione (e un’illuminante scambio di opinioni con l’autore della copertina, Alessandro Baronciani, grazie Ale!) ho ammesso il mio errore di valutazione e sono giunto a una soluzione salomonica. 
Ci sarà una ristampa. Altre 150 copie. Per differenziarle dalla precedente, avranno una copertina diversa (lo sfondo della Santa sarà arancione) e saranno firmate ma non numerate. In questo modo entrambe le edizioni presentano caratteristiche peculiari e hanno una loro ragione d’essere.

Come fare ad averle?

Ci sarà una nuova presentazione a Roma, giovedì 17 dalle ore 19, presso la libreria Giufà (a San Lorenzo, in via degli Aurunci 38). Anche qui, vino e chiacchiere, niente reading. La formula milanese si è rivelata vincente e andava replicata. Amici romani vi aspetto!

Porterò delle copie con me anche venerdì 18, quando sarò a Reggio Emilia ospite di “Questa è l’acqua - Festival sonoro di letteratura”. Farò una lettura di “Mi ricordo” alle 22.

Altre copie le porterò con me al festival dell’Argentiera (Sassari) dal 25 al 27 luglio.

Alcune copie della rivista da oggi sono anche disponibili presso la libreria Igor di Bologna in via San Petronio, 3.


Coloro che non possono raggiungere queste località e sono interessati a riceverne una o più copie mi scrivano all’indirizzo matteo@matteobb.com  Troveremo il modo, prometto. 


martedì 21 gennaio 2014

#SELF CONTROL

Debutta questa settimana on line “#self”, una nuova rivista di narrativa, creata e diretta dallo scrittore e giornalista Alberto Forni, un nome certamente già noto a chi legge questo blog. Alberto, oltre a essere stato insieme a me uno degli autori della trasmissione “Dispenser” di RadioDue RAI, alcuni mesi fa ha fondato il sito iltuoebook.it, divenuto in breve uno dei punti di riferimento per gli autori che si rivolgono al mondo del digitale. 
Per capire meglio di che rivista si tratta gli ho alcune domande:  



Cos’è #self?
#self è una rivista digitale di racconti, provenienti perlopiù dall’universo del self-publishing, di cui è appena uscito il primo numero.


Perché hai deciso di fare questa rivista? In cosa si differenzia dalle altre?
L’idea mi è  venuta di ritorno dal primo Self-Publishing Festival che si è tenuto a ottobre a Senigallia. In quel contesto ho percepito un così grande entusiasmo e voglia di fare che mi sono lasciato trascinare. Anche perché la differenza con il mondo editoriale, diciamo così, “ufficiale” – che negli ultimi tempi non brillla certo per entusiasmo – era davvero tangibile.
Devo poi dire che sono da sempre un appassionato dell’autoproduzione, tanto che già nei primi anni Novanta mi ero fatto catturare dall’idea che con un computer, uno scanner e una stampante laser ci si potesse fare un piccolo prodotto editoriale in casa. Adesso il cerchio si chiude, visto che anche la distribuzione e la vendita possono avvenire “in proprio”. Quella del digitale è una grande rivoluzione, ma rimane un mezzo, poi ci vogliono le idee. 
Da un certo punto di vista #self non è diversa dalle altre riviste di narrativa, la discriminante è forse il fatto di tenere conto del fenomeno del self-publishing – rivolgendosi proprio a quel serbatoio – che da una parte concede grande libertà e duttilità, dall’altra crea scompiglio in un mondo in cui le strade per arrivare alla pubblicazione, fino a pochi anni fa, erano ben definite.


Con che criterio hai scelto i racconti del primo numero?
Devo dire che si sono scelti da soli. Nel senso che a un certo punto è stato chiaro quali racconti emergevano sugli altri, a prescindere dai gusti personali. Metà dei testi arrivati era abbastanza improponibile, si trattava di racconti molto letterari, o scolastici, con tutti i difetti che chi frequenta i manoscritti conosce bene. Poi c’erano alcuni testi che non erano convincenti ma la cui scrittura mostrava comunque delle qualità: a queste persone ho scritto dicendo di mandarmi altro in futuro. Alla fine sono stati scelti otto racconti. Anche qui non tutto è dello stesso livello, ma risulta evidente che l’approccio di questi autori è scaltro, consapevole, per nulla dilettantistico.


Quanto conta l’esperienza del sito iltuoebook.it nella realizzazione del progetto #self?

Conta perché mi ha permesso di esplorare questo strano universo, di venire a contatto con diversi scrittori indipendenti e con i loro testi, di farmi un’idea generale del materiale che circola, di osservare quali sono i diversi approcci dei self-publisher. Ormai, quando vedo una copertina o leggo una sinossi so già cosa aspettarmi e difficilmente sbaglio. È chiaro che nel magma del self-publishing si riversa tutta una serie di testi di scarsa qualità ma è anche chiaro che non si può ridurre tutto alla trafila editoriale tradizionale con i progetti sempre a lunghissimo termine, il problema della visibilità e della promozione e poi questa modalità ormai preistorica di spostare qua e là migliaia di libri per poi mandarne la maggior parte al macero. Chiaramente il digitale e il self-publishing non sono la risposta a tutto e buttare un libro autopubblicato in mezzo ad altre migliaia significa comunque condannarlo all’anonimato. Però cominciano a esserci anche alcune esperienze interessanti di autopubblicazione, cioè testi validi che sono riusciti a trovare un loro pubblico. Non è tutto oro, ma neanche tutta fuffa.


Che consigli daresti a chi vuole proporre testi per il prossimo numero?
Di mandarli, ovviamente. E magari di leggere i post sul primo numero della rivista e sul progetto in generale per farsi comunque un’idea.


Dove si può trovare #self?

Si può trovare online (scaricabile anche in formato pdf) su Issuu. Poi su Amazon e sui principali store digitali come ad esempio Ultima Books o Bookrepublic. Sempre gratuitamente.


lunedì 13 gennaio 2014

PROVE DI VITA

Da qualche settimana è on line un interessante progetto lanciato dalla scrittrice Violetta Bellocchio. Si intitola “Abbiamo le prove” e le ho fatto una breve intervista per presentarlo ai lettori di questo blog.

Cos’è “Abbiamo le prove”? Come lo racconteresti a chi non lo conosce?
È una piccola rivista online che pubblica solo storie vere, scritte dalle donne a cui sono successe: il genere si può chiamare "nonfiction personale". 
A me oggi (gennaio 2014) piace pensarlo come un disco degli One Direction dove metà delle canzoni sono ambientate in una corsia di pronto soccorso alle tre di mattina. 

Perché questo titolo?
Alla fine a me faceva meno schifo di altri possibili candidati ("Storia Vera", "Quella volta che..."): tieni conto che il nostro primo template "di servizio"  - quello che usavo per verificare  come si vedevano i pezzi, le foto eccetera - per due settimane era una sequela ininterrotta di GIF animate (ce n'era una di James Franco in Spring Breakers che infesta ancora i miei sogni), per cui il mio concetto di "fare meno schifo rispetto a..." è piuttosto personale.  

Perché hai deciso di avere solo collaboratrici donne?
Volevo vedere se era impossibile mettere su una cosa di donne che non gravitasse intorno ai BAMBINI, alle unghie e ai consumi considerati "tipicamente femminili". No, non è impossibile. 
È fattibile e divertente. 
Aggiungo questo: cercare SOLO autrici donne mi ha portato (e mi porta) a leggere più persone, a mettermi in contatto con persone che non conoscevo direttamente (come Nadia Terranova, che oltre a scrivere legge con me); forse potrebbe aver convinto alcune persone a farsi avanti, proprio perché da noi non scrivevano i soliti dieci opinionisti maschi, ma questo ce lo dovrebbero confermare le autrici. È solo una mia impressione non provata da nulla, insomma. 

Cosa significa oggi aprire una rivista on line?
Scoprire che di persone di talento in giro ce ne sono, e scoprire che parecchie di loro sono in grado di mantenere sempre una soglia minima di civiltà. È molto piacevole. Per me lo è, almeno. 

“Abbiamo le prove” pubblica una nuova testimonianza ogni giorno. Mi sembra una periodicità molto impegnativa. Riuscite a tenere fede a questa scadenza quotidiana o è difficile? 

Due cose: uno, io non ho figli, quindi il tempo lo trovo, due, sono una fortissima sostenitrice del "cassetto profondo", per cui la cosa migliore è sempre avere una scorta di storie nuove (e preparare un calendario di massima con qualche settimana di anticipo). 


martedì 17 settembre 2013

RIVISTE INTERVISTE: INUTILE


Continua la serie di interviste ai redattori delle riviste di narrativa italiana. Oggi è la volta di “Rivista Inutile”. 

CHE COS’È “INUTILE”? COME È NATA E PERCHÉ?

inutile è la rivista che noi per primi vorremmo leggere.
Siamo nati nel 2005, online dal 2007: da allora aggiorniamo un sito, tutte le settimane, più volte a settimana, e una rivista cartacea, tutti i trimestri (anche se per i primi 46 numeri l'abbiamo fatto tutti i mesi) (e siamo sopravvissuti per raccontarlo!). Dal 2008 abbiamo anche un'associazione che ci protegge e coccola.

PERCHÉ AVETE SCELTO DI CHIAMARLA PROPRIO “INUTILE”?

Be’, perché era un bel nome.

CHI FA “INUTILE”?

La fanno Ale e Matteo, dal 2005, e sono gli unici che si ricordano il numero zero, che era virato al sepia e osceno. Negli anni ci sono state tante persone in redazione: adesso ci sono Nicolò, Tamara, Marco, e Leo, che è il migliore grafico del mondo.

COME LA DISTRIBUITE E DOVE SI TROVA?

Si trova online a www.rivistainutile.it, lì ci sono i contenuti che mettiamo a disposizione di tutti. Il trimestrale invece è spedito su abbonamento (cartaceo o digitale), ed è quindi riservato soltanto ai soci, che ci vogliono bene nonostante ogni tanto arriviamo in ritardo.

SAPETE QUANTI LETTORI AVETE?

Un centinaio di abbonati e più di 5mila contatti al mese sul sito, sempre stabilmente in crescita anche se di quello 0,0001% alla volta.

TALVOLTA I VOSTRI NUMERI SONO TEMATICI, ALTRE LIBERI. COME STABILITE I CONTENUTI?

Bevendo molta birra: uno di noi ha un’idea qualsiasi, la presenta agli altri e se è valida la si porta avanti.

COME SELEZIONATE IL MATERIALE DA PUBBLICARE?

In base ai nostri gusti. Fondamentalmente c’è un solo criterio: ci deve piacere.

DATE DELLE INDICAZIONI AGLI SCRITTORI ESORDIENTI CHE STANNO LEGGENDO QUESTA INTERVISTA E VOGLIONO SOTTOPORVI DEL MATERIALE. COSA STATE CERCANDO? E COSA ASSOLUTAMENTE NON VI
INTERESSA?

Non siamo dei grandi conoscitori di narrativa di genere, per fare un esempio: non sapremmo valutare la qualità di una scrittura simile. Idem la poesia. Per il resto, cerchiamo dei pezzi onesti, in cui l’autore non si nasconda. Non significa per forza raccontarci di quando veniva torturato da bambino e costretto a guardare Heidi: ma deve mettersi in gioco, e bene.

LA DOMANDA PRINCIPE: PERCHÉ FATE UNA RIVISTA DI LETTERATURA? NON ERA MEGLIO ANDARE IN DISCOTECA E DROGARSI COME TUTTI?

Pensavamo ci fosse più figa.



venerdì 12 luglio 2013

RIVISTE INTERVISTE: "CADILLAC MAGAZINE"



Che cos’è “Cadillac Magazine”? Come è nata e perché?
Cadillac è una rivista letteraria, con due nature: il cartaceo, che accoglie narrativa italiana e straniera, e il web, dove c’è spazio per recensioni, divagazioni e altro. Abbiamo cominciato per sfizio due anni fa, ma nell’arco di sei numeri il gioco si è fatto più serio.

Chi fa “Cadillac”?
Io, Giulio D’Antona, sono il direttore, poi c'è Mauro Maraschi che fa da editor principale e si occupa della grafica dei numeri, Fabio Deotto che è il caporedattore per il web, Andrea Pastore che fa il redattore. Natan e Michele sono i soci fondatori della società editrice. 

 Dopo 4 numeri cartacei pubblicati, avete scelto di modificare formato e impostazione grafica, come mai?
Stampare è sempre complicato per un'autoproduzione, così abbiamo scelto di passare (almeno per un periodo) al digitale e vedere come va. Questo ci ha dato l'opportunità di allargare gli orizzonti grafici e di fare cose che con il vincolo della carta non potevamo, oltre che l'occasione di rinnovarci rispetto a un prodotto che era ancora in una fase amatoriale. Sappiate che se mai stamperemo uno dei nuovi numeri sarà spettacolare.

Come selezionate il materiale da pubblicare?
Principalmente lo chiediamo ad autori che ammiriamo. All’inizio pensavamo di pubblicare molto più materiale spontaneo, ma ci siamo accorti presto che è  difficile mantenere uno standard alto e una frequenza costante con quello che arriva via email. Naturalmente il canale resta aperto e vagliamo tutto quello che ci viene proposto.

 Sulla rivista pubblicate traduzioni di racconti inediti di autori americani celeberrimi come Jonathan Lethem o tratti da riviste straniere di primo piano, come “Five dials”, “McSweeney’s” e “N+1”. Come riuscite a farlo?
Abbiamo cominciato a chiedere, a dialogare con gli editor e con gli autori stessi, qualche volta non hanno risposto, altre volte ci hanno rimandato a infiniti rimpalli attraverso agenti e maestranze, altre volte ancora siamo diventati amici e ci hanno concesso di tradurre e pubblicare i loro lavori. Il primo è stato Lethem, poi è venuto Gutiérrez, Shelley Jackson, Susan Straight, con alcuni di loro siamo ancora in contatto stretto. Con Five Dials poi è davvero un sodalizio, loro ci mandano un pezzo ogni mese e speriamo presto di poterli invitare per una grande serata celebrativa.

 Oltre alla rivista, “Cadillac” è anche un blog ricco di contenuti. In cosa si differenziano blog e rivista?
I contenuti del blog tendono ad essere più “agili”, senza nulla togliere alla qualità. Sono letture veloci, recensioni, strisce a fumetti, racconti brevi, anche qualche poesia. Lo strumento blog è molto versatile, possiamo pubblicare praticamente qualsiasi cosa e ci fa piacere aprirci a proposte e idee che nella rivista non troverebbero spazio. C'è per esempio la serie Mooned, di Lorenzo Palloni, che sembra fatta apposta per la nostra colonna di lettura, oppure la rassegna stampa settimanale di Giorgio Fontana, le poesie di Fabrizio Coppola. Sono cose che si leggono velocemente ma che hanno un grosso spessore autoriale.

Date delle indicazioni agli scrittori esordienti che stanno leggendo questa intervista e vogliono sottoporvi del materiale. Cosa state cercando? E cosa assolutamente non vi interessa?
È piuttosto semplice. Cerchiamo voci forti, che abbiano assimilato bene i propri autori di riferimento, tanto da farli appena trasparire, eludendo l’epigonismo. Siamo fortemente scettici nei confronti della letteratura di genere, ma un’occhiata non si nega mai. E non leggiamo poesia, perché pur amandola nessuno di noi ha gli strumenti per fare scouting in quest’ambito: se ne pubblichiamo è perché sono di autori già ampiamente affermati. Campanelli d’allarme sui racconti: se inizia con un risveglio, se il protagonista italiano si chiama Roger o se appare l’aggettivo “enorme” nelle prime dieci righe.

Sapete quanti lettori avete? Voglio dire, fra copie stampate e accessi on line, siete riusciti a farvi un’idea?
Ecco questa è una domanda trabocchetto. Abbiamo perso il conto delle copie vendute e non abbiamo mai avuto un conto preciso di quelle scaricate (siamo inaffidabili), ma lo avremo preso, con l'inaugurazione di una distribuzione organizzata. 

La domanda principe: perché fate una rivista di letteratura? Non era meglio andare in discoteca e drogarsi come tutti?
La verità è che noi facciamo la rivista e poi andiamo in discoteca a drogarci. Non ci facciamo mancare nulla.

Qui trovate il blog della rivista e qui il nuovo numero da scaricare.



mercoledì 29 maggio 2013

TESORI IN RETE


Da diverse settimane non aggiornavo il blog. Per farmi perdonare, vi segnalo una serie di link interessanti che ho scovato in Rete ultimamente. A testimonianza del fatto che non sono stato del tutto inattivo. 

La rivista letteraria “Cadillac” ha cambiato faccia. A partire dal numero 5, rilasciato da qualche settimana, si presenta con una nuova veste grafica, nuove rubriche e nuove importanti collaborazioni, come quelle con la rivista inglese “Five dials” e le americane “McSweeney’s” e “n+1”. In pratica, accanto ai racconti di autori italiani esordienti, pubblicherà traduzioni esclusive di testi tratti dalle prestigiose colleghe straniere. Un gran bel risultato per una pubblicazione così giovane. Fra i racconti di questo numero vi suggerisco in particolare “Arboricoltore” dell’irlandese Eimear Ryan, un piccolo gioiello, a mio avviso. Scaricate il nuovo numero qui.

Da un paio d’anni Peter Cameron tiene un blog, ma in segreto. In questi giorni ha deciso finalmente di renderlo pubblico e così siamo venuti a scoprire l’esistenza di questo “Extreme legibility”, blog dal taglio curioso e del tutto personale, nel quale fa l’elenco di tutti i libri che legge “prima di dimenticarsene” (come recita il sottotitolo). Brevi recensioni d’autore, accompagnate talvolta anche da informazioni tecniche (dove ha trovato il volume, in quale edizione, se conosce l’autore...). E’ come sbirciare nel mondo di uno scrittore attraverso le sue letture. Un’idea che sarebbe bello se altri scrittori decidessero di seguire. 

A chi non è mai capitato di acquistare un libro usato e trovarci dentro un ricordo involontario del proprietario precedente? Fotografie, cartoline, foglietti di appunti, biglietti di treni, aerei e tram, quasi sempre utilizzati come segnalibro e dimenticati a fine lettura. Il sito letterario italiano Archivio Caltari dedica da tempo una rubrica intitolata “Libri usati con qualcosa dentro”. È bellissima, andateci a curiosare. [Anch’io ho fatto un ritrovamento simile una volta, ne ho parlato qui]

La migliore risorsa in rete per chi è interessato alla letteratura omosessuale americana (o per meglio dire, GLBT) è il blog “Band of Thebes”. Aggiornato quasi quotidianamente, il blog offre recensioni di qualunque romanzo pubblicato sul tema, annuncia premi e riconoscimenti legati al settore, celebra anniversari di scrittori, offre anticipazioni sui libri in uscita. Si sta via, via costituendo come una preziosa enciclopedia on line, accuratissima e in costante ampliamento. Imprescindibile per chi si occupa di queste tematiche. 

Nutro da tempo una specie di feticismo per la corrispondenza postale e non potevo non apprezzare i contenuti di “Letters of note”, altro blog americano, che riporta riproduzioni autografe di missive di personaggi celebri, ma anche scambi di lettere fra una bibliotecaria e una casa di produzione cinematografica, una dedica privata di Norman Mailer a Ernest Hemingway, la trascrizione delle lamentele che il pittore H.R. Giger scrisse alla 2oth Century Fox in merito al film “Alien 4”, una lettera dell’attore Sidney Poitier al presidente Roosvelt... Insomma: lettere notevoli, come giustamente il titolo promette. 

Lo scrittore e giornalista Alberto Forni, già fondatore dello spettacolare blog “Fascetta nera”, ha da poco dato vita a un sito interamente centrato sull’autopubblicazione digitale, che include interviste, saggi, traduzioni di articoli stranieri e numerose indicazioni pratiche per chi ha un libro nel cassetto e intende esordire sulla rete. Si chiama semplicemente “Il tuo ebook” ed è davvero molto utile. 

In cosa si differenzia una casa editrice dedicata ai libri d’arte rispetto a una classica di narrativa? Lo spiega bene l’intervista che il blog della rivista “The believer” ha fatto all’editrice indipendente Lisa Pearson di Siglio Press, che fornisce anche consigli a chi vuole cimentarsi nello stesso campo.



martedì 28 maggio 2013

'tina biricchina


Ci sono stati un po’ di problemi tecnici sull’ultimo numero di ‘tina. Prima un racconto di Roberto Pusiol era misteriosamente sparito dalla versione on line (presto corretta e sostituita), poi un file corrotto ha più volte impedito l’impaginazione esatta del racconto di Eleonora C. Caruso (un inconveniente segnalato da più lettori e che per ben due volte è stato sistemato, ma continuava a presentare problemi). Dopo una completa rimpaginazione (grazie al nostro art-director Riccardo Barbazza per lo sbattimento!) oggi ‘tina 28 è di nuovo on line e in versione definitiva. Finalmente. Riscaricate fiduciosi qui


martedì 23 aprile 2013

‘tina 2013


Rieccoci: ‘tina, la rivistina di narrativa più pigra d’Italia, ma anche una delle più longeve (siamo al... diciottesimo anno, fa impressione!), torna sul web con un numero nuovo e ricco di contenuti spettacolari. Stavolta tiriamo fuori l’artiglieria: un racconto comico da lacrime agli occhi, tre testi brevi di un arzillo settantaduenne, un inedito di un vincitore del premio Calvino, una nuova storia di una esordiente-rivelazione degli ultimi mesi e un capitolo inedito (e altresì erotico) di un candidato al premio Strega di quest’anno. Come sempre, tutto gratis, da scaricare subito qui. Ta-taaam!


venerdì 5 aprile 2013

RIVISTE INTERVISTE - “THE MILAN REVIEW”


Come sapete, sono un grande appassionato di riviste letterarie. Non solo mi piace farle (a proposito, il nuovo ’tina è finalmente pronto, sarà on line a giorni), ma soprattutto leggerle, sfogliarle, collezionarle, diffonderle. Ogni volta che mi confronto con una comunità letteraria, sia che si tratti di una lezione di scrittura creativa, un incontro in libreria o un seminario, mi rendo drammaticamente conto di quanto poco i lettori siano consapevoli dell’esistenza di queste riviste e della loro validità. Per contribuire (anche marginalmente) a una maggiore visibilità ho deciso di fare alcune interviste ai fondatori e ai redattori di queste pubblicazioni. 
Comincio questa serie con The Milan review, rivista distribuita in forma di volumi rilegati dalla grafica curatissima e che ha una curiosa caratteristica: quella di essere realizzata in Italia, a Milano (come ovviamente suggerisce il titolo), ma pensata per il mercato internazionale, quindi in lingua inglese. 
Di questa scelta, e di molto altro, ho parlato con uno dei due fondatori, Tim Small.



- Perché hai fondato una rivista letteraria?

Perché le riviste letterarie sono belle e fighe e mi piace farle! In altre parole: quando ho fondato The Milan Review con il mio socio Riccardo Trotta, che cura la grafica e l'art direction, lavoravo da Vice Italia e volevo fare qualcosa di un po' più legato alla letteratura, dato che tramite l'annuale di narrativa di VICE, che io curavo, mi sono innamorato dell'idea. 

- Ogni numero ha una grafica e un aspetto differente. Come scegliete queste edizioni? In base al tema dei testi? Per il desiderio di sperimentare diversi formati ? O semplicemente per assecondare i vostri gusti di volta in volta?

Guarda, in realtà è un po' di ogni cosa. A volte mi trovo in mano quattro testi tutti legati a un tema e dico, OK, costruiamoci attorno un numero—come fu il caso del primo numero, The Milan Review of Ghosts. A volte, come nel caso di The Milan Review of The Universe,  l'idea nasce a monte e poi comunichiamo il tema agli autori. Non c'è un vero e proprio metodo. Quello che posso anticiparti, però, è che dal prossimo numero le cose saranno un pelo diverse. Abbiamo intenzione di rendere la rivista un po' meno ermetica e un po' più comprensibile in quanto rivista. Come prima cosa, avremo una testata vera e propria. 

- I numeri sono monografici. Dopo quello dell’universo e quello dei fantasmi, l’ultimo (il tre) è sull’adulterio, ma è composto da una singola novella. Ti piace avere la libertà di sperimentare anche in questo senso? 

Assolutamente sì. Ho sempre pensato che i temi aiutassero lo sforzo creativo. Ma è anche bello fare cose senza tema, a volte, come sarà il caso del prossimo numero, che per la prima volta sarà aperto a fotografia, interviste, e articoli. Sarà più una rivista-rivista. Sarà molto, molto diversa...

- Quanto ti ha ispirato l’esperienza di altre riviste internazionali (penso soprattutto a “McSweeney’s”)?

Moltissimo.

- La scelta dell’inglese è interessante perché la rivista, per quanto realizzata interamente in Italia, si rivolge al pubblico internazionale. Come stanno andando le cose? Come è stata accolta?

È stata accolta molto meglio in America che in Italia! Indubbiamente. Ma d'altronde, come fai notare giustamente tu, è in inglese.

- Una volta aperto questo spiraglio dall’Italia verso il pubblico anglofono, non avrebbe senso pensare a un numero di racconti di autori italiani? O non ti interessa perseguire questo tipo di divulgazione?

Mi interessa eccome. Già nel secondo numero ho pubblicato racconti di autori italiani come Chiara Barzini e Francesco Pacifico, ma erano scritti in inglese. Prima o poi vorrei fare un libro o una sezione speciale di soli scrittori italiani tradotti in inglese. Ad esempio, Tondelli e Arbasino sono praticamente introvabili in inglese. 


giovedì 24 maggio 2012

MI MANDA BB


Riprendiamo il discorso con un po' di segnalazioni letterarie:

La (sempre più bella) rivista “Inutile” ha da poco pubblicato il suo 49° numero, uno speciale composto esclusivamente da liste. Numerosi autori hanno scritto la loro speciale lista per la rivista, tra questi: Antonio Pascale, Giusi Marchetta, Violetta Bellocchio, Matteo De Simone, Gianluigi Ricuperati. Ce n’è anche una mia. “Inutile” costa solo 2 euro come ebook e 5 in edizione cartacea a colori con comoda spedizione a casa. Lo trovate qui.

Boring machines”, il blog letterario di Gianluca Didino è proprio bello. Io ci sono capitato per via di una splendida recensione che ha scritto di “Una traccia del mio amore”, ma poi ho scoperto che è pieno di contenuti interessanti. Adesso è una delle mie letture fisse. 

A proposito di “Una traccia del mio amore”, lo sapete che Indiana ha aperto un tumblr dove trovate foto, recensioni e poesie inedite dell’evanescente e misterioso Douglas A. Martin? Eccolo qui.

Per chi legge l’inglese invece questa settimana è nato uno dei più attesi magazine letterari degli ultimi tempi: la rivista americana “Electric Literature” lancia il settimanale digitale intitolato “Reccomanded reading” che, ogni sette giorni, pubblicherà una singola storia inedita di un importante autore. L’idea alla base della rivista è che, in un periodo di tanti e tali stimolazioni, un magazine dedicato a un solo racconto consigliatissimo serve ad aiutare il lettore sovraccarico di distrazioni. Se vi riconoscete nel profilo, abbonatevi gratis qui

Infine, parlando di riviste letterarie in suolo nostrano, chi abita a Bologna o in zona non può moralmente perdersi l’appuntamento con la nuova edizione del B.I.R.R.A. (Bagarre Internazionale delle Riviste Alternative), dove da venerdì a domenica troverete le migliori riviste autoprodotte e i più interessanti birrifici artigianali in esposizione. Bevete e leggetene tutti. Amen. (Questo è il programma, io farò un salto domenica in giornata).